Vescovo Sigismondi: “Vivere il celibato con maturità e testimonianza”

La diocesi di Todi-Orvieto torna sulla vicenda del parroco di Massa Martana

L’annuncio dell’ormai ex parroco di Massa Martana, don Riccardo Ceccobelli ha avuto grande rilevanza mediatica tanto che la diocesi di Orvieto – Todi ha ritenuto di dover intervenire nuovamente sulla vicenda precisando alcune posizioni.

Riassumendo la vicenda, domenica 11 aprile, il Vescovo Gualtiero Sigismondi, nella chiesa parrocchiale di Massa Martana, ha annunciato la sospensione di don Riccardo Ceccobelli dal servizio sacerdotale, a seguito della sua decisione di domandare al Santo Padre la grazia della dispensa dagli obblighi del celibato, chiedendo quindi di essere dimesso dallo stato
clericale e dispensato dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione. “Monsignor Sigismondi – come riportato nel precedente Comunicato – ha chiesto di non commentare quanto don Riccardo ha deciso e di pregare per lui. Tuttavia, a seguito della rilevanza mediatica che l’annuncio ha suscitato, tale Ufficio interviene con alcune precisazioni”, si legge in un nuovo comunicato.

“La Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero. Una delle affermazioni che, in questa circostanza, va per la maggiore è la seguente: ‘Al cuore non si comanda’. Tale opinione è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento”.

“Si è parlato di eroismo davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza” si legge nella nota della diocesi che, “nel rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa”, punta l’attenzione su un altro tipo di eroismo. “Gli eroi sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia – scrive la diocesi -, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l’amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale. In questo momento di sofferenza, la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi (14 aprile), durante l’Udienza Generale: ‘Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne’”.

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