Tamat: la Ong perugina che “aiuta i migranti a casa loro” e non solo

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A Perugia, in un anonimo palazzo di via Dalmazio Birago, c’è la sede di Tamat, una piccola Ong nata nel 1995 nel capoluogo umbro grazie alla passione di quattro giovani professionisti (due agronomi, un economista e un sociologo) che hanno deciso di mettere insieme le loro competenze per coniugare aspirazioni professionali e personali con il desiderio di impegnarsi per un mondo con meno disuguaglianze e più rispettoso dell’ambiente.

Cosa fa la Ong Tamat

Oggi Tamat collabora con organizzazioni e enti nazionali e internazionali in progetti per la sicurezza alimentare, agricoltura, turismo responsabile, imprenditorialità sociale, e sui temi della migrazioni in tutto il mondo. In Africa, America Latina e Balcani affianca le organizzazioni e le popolazioni locali nella realizzazione di programmi di sviluppo sostenibile in ambito sociale, culturale, ambientale e economico.

In Italia e in Europa lavora con la società civile, istituzioni e università sui temi legati al perseguimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’ Agenda 2030, approvata nel 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell’Onu.

Gli inizi in Bosnia

La presidente di Tamat è Patrizia Spada, agronoma, che con il direttore generale, Piero Sunzini, è uno dei quattro fondatori. “Eravamo appena usciti dall’università – racconta la presidente – con alle spalle solo qualche esperienza lavorativa. C’era un bando pubblico per progetti di cooperazione in Bosnia. Abbiamo guidato una delegazione di amministratori a Mostar”.

La guerra era finita da poco. Mancava anche l’energia elettrica ed erano ancora ben visibili le rovine dei bombardamenti. Da quel viaggio sono nate micro-imprese nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e del turismo comunitario che hanno coinvolto, fianco a fianco, donne di tre diverse religioni. “Abbiamo capito e contribuito a far capire – afferma – che la ricostruzione anche economica cominciava con lo sviluppo della dignità delle persone ritrovata con il lavoro. Oggi siamo in 12 a fare di Tamat, anche se piccola, una Ong con forti aspirazioni per vedere raggiunti i cambiamenti in cui crede. Lavoriamo facendo in modo che ogni persona, in ogni luogo, possa vivere di risorse e competenze proprie”.

Le possibilità di lavoro

Ed è grazie a Tamat che anche tanti giovani hanno avuto la possibilità di fare esperienze formative, in Italia e all’estero, con le quali hanno appreso un mestiere e ottenuto uno stipendio. C’è poi la rete di operatori locali che in tutto il mondo affiancano gli esperti Tamat per la realizzazione dei vari progetti. “Certo – dice Patrizia Spada – oggi in Italia, e non solo, sui temi della migrazione il clima non è favorevole.

Ci sono modi diversi per ‘aiutare i migranti a casa loro’. Noi cerchiamo di farlo con progetti di autosviluppo nei Paesi dai quali fuggono. E anche favorendo il rientro volontario di chi invece è fuggito. Per consentirgli di tornare in patria a testa alta, con dignità, con progetti di lavoro per i quali li abbiamo formati, accompagnati e sostenuti”.

Enzo Ferrini

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