Tk-Ast. Piano industriale “irricevibile”

La multinazionale minaccia pesanti tagli alle attività e al personale

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acciai-speciali-bnA dieci anni di distanza dalla chiusura del reparto Magnetico, con centinaia di posti di lavoro persi, per l’acciaieria di Terni si addensano di nuovi nubi nerissime all’orizzonte. Il tanto atteso piano industriale della multinazionale tedesca ThyssenKrupp per l’Acciai speciali Terni è stata una vera doccia fredda: riduzione dei costi in tutte le aree – operative, strutturali, di vendita e dell’organico – di oltre 100 milioni di euro l’anno, ridimensionamento del personale di circa 550 dipendenti. E ancora, la chiusura del secondo forno fusorio entro il 2015-16.

In sostanza, in due anni, si avrebbe la riduzione della produzione dell’acciaio al di sotto del milione di tonnellate, con decremento notevole della parte fusoria dello stabilimento e contemporaneo incremento dell’acciaio rilavorato nei laminati a freddo, e un quinto in meno di occupati. Tutti concordi nel giudicare “non condivisibile” il piano industriale, come detto dal ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, e “irricevibile” per i sindacati e istituzioni. Il Ministro ha aggiunto: “Si valutino nuove soluzioni per l’acciaieria. Non vogliamo perdere altri asset in questo settore, ma che la siderurgia rimanga in Italia”.

Secondo la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi, il presidente della Provincia di Terni Feliciano Polli e il sindaco della città Leopoldo Di Girolamo, il piano “necessita di sostanziali e profonde modifiche, a cominciare dalla questione dell’occupazione e delle prospettive industriali dell’intero sito di Terni”. Per i rappresentanti delle istituzioni umbre, “si tratta di un piano che di industriale ha davvero poco, perché prevede esclusivamente un taglio drastico sia in termini di dipendenti che di salario, scaricando così tutto il costo sociale soltanto sui lavoratori delle acciaierie”.

Un piano industriale che tende a dimezzare le potenzialità produttive dell’Acciai speciali Terni “senza presentare nessuna prospettiva di consolidamento e sviluppo e di collocazione strategica delle acciaierie di Terni nel mercato globale”. In particolare, la previsione di chiudere il secondo forno e di ridurre complessivamente i volumi dei laminati a caldo del 50% rappresenta un grave ridimensionamento della fabbrica ternana.

La preoccupazione cresce se si considera la ricaduta sull’indotto, che comporterebbe una perdita di posti di lavoro almeno doppia, ossia oltre 1.000 persone senza lavoro. I sindacati dell’Umbria stanno organizzando un’ampia mobilitazione regionale per sostenere i lavoratori dell’Ast e per impedire un impoverimento ulteriore del tessuto industriale regionale, che continuerà “fino a che il Governo nazionale, l’Unione europea, la multinazionale ThyssenKrupp non modificheranno profondamente la loro inaccettabile impostazione”.

AUTORE: Elisabetta Lomoro