TODI. Lo “Stabat Mater” di Gioachino Rossini

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Stabat Mater L’inizio di questa sequenza, attribuita al beato Jacopone da Todi, raffigura in un modo scultoreo la presenza di Maria ai piedi della croce. Dà un senso di saldezza di fronte alle fughe dei discepoli, in quel venerdì che ha cambiato la storia del mondo. È la passione di Maria, musicata e cantata in tante occasioni in cui si fa memoria della passione del Signore. Le note dello Stabat Mater, sprigionate dalla sensibilità del cuore e dall’arte di Gioachino Rossini, sono risuonate nella chiesa di San Fortunato a Todi, a pochi metri dal sepolcro del beato Jacopone, la sera di sabato 4 maggio.

Diretta dal maestro Ezio Bosso, ha eseguito il concerto l’orchestra Europe Philharmonic, con il canto del coro filarmonico “Rossini” di Pesaro e solisti provenienti dal vivaio della Fondazione Pavarotti. Il pubblico ha gremito la grande chiesa del patrono; una presenza non solo composta da estimatori della musica classica provenienti da fuori regione, ma anche da molta gente del Tuderte.

Ed è questo che ha sottolineato il prof. Claudio Peri, ideatore e promotore della rinnovata riscoperta e rilancio del mistico Jacopone. Il professore ha parlato, nel suo breve intervento prima del concerto, dell’importanza della nostra identità, non per metterla in contrapposizione ma per capire chi siamo. Non siamo nati oggi e, pur vivendo in un periodo storico di convulsi cambiamenti, le radici ci aiutano a vivere l’oggi con serenità. Il concerto, sia per il testo, sia per la musica e il contesto in cui si è svolto, lo possiamo definire “una grande bellezza”.

Stabat Mater: riferimenti letterari

Uno dei grandi estimatori della bellezza è stato lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Ciò che lo spingeva era la ricerca della bellezza, e per questo ci ha lasciato la famosa frase: “La bellezza salverà il mondo”, che appare nel libro L’idiota.

Nel romanzo I fratelli Karamazov approfondisce il problema. Un ateo, Ipolit, domanda al principe Mynski “in che modo la bellezza salverebbe il mondo”. Il principe non dice nulla, ma va da un giovane di diciotto anni che sta agonizzando. Lì rimane, pieno di compassione e amore, finché quello muore. Con questo voleva dire: è la bellezza che ci porta all’amore condiviso con il dolore; il mondo sarà salvo oggi e sempre fin quando ci sarà tale gesto.

Questa è la lettura profonda dello Stabat Mater: la condivisone del dolore verso Cristo da parte di Maria ci porta all’amore per il Signore e la sua madre, e in loro vediamo riflessa la sofferenza di tanti nostri fratelli. Questo salverà il mondo.

L’aveva capito bene il beato Jacopone, quando nella lauda numero 39 così si esprime: “O Amor, devino Amore, Amor che non èi amato! Amor, la tua amicizia è plena de letizia; non cade mai en trestizia lo cor che tt’assaiato”.

Una serata da non dimenticare, di vera cultura , nell’autentico significato della parola: coltivare la propria persona nella mente e nel cuore.

Don Marcello Cruciani

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