Tribunale ecclesiastico: inaugurazione dell’anno accademico

CHIESA UMBRA. Inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale

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Da sinistra: il card. Bassetti, Moneta e padre Pawlik
Da sinistra: il card. Bassetti, Moneta e padre Pawlik

Si è svolta in sala del Dottorato a Perugia, martedì scorso, l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale umbro (Teru) da parte del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale umbra e moderatore del tribunale stesso, alla presenza del vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentino e di quello di Terni – Narni – Amelia padre Giuseppe Pimontese, delle autorità e membri del Teru.

“L’inaugurazione dell’anno giudiziario del nostro tribunale – ha esordito Bassetti – non è e non deve passare solo come una formalità, ma deve servire per capire e comprendere il reale ‘stato di salute’ delle nostre famiglie, le problematiche che vivono, le difficoltà che incontrano, per vivere e testimoniare realmente nell’amore nuziale tra l’uomo e la donna il mistero grande che rende presente nel mondo l’amore di Cristo e della Chiesa”.

Riferendosi alle recenti dichiarazioni di Papa Francesco sulla giustizia nella Chiesa, il Cardinale ha ribadito la questione dei tempi, ossia “la durata ragionevole dei procedimenti: la Chiesa non faccia aspettare anni per sapere se matrimonio è nullo o valido. ‘Quanta gente – ha esclamato il Papa – aspetta anni una sentenza!’. La linea da seguire è quella della giustizia, ma anche della carità, ‘perché c’è tanta gente che ha bisogno di una parola della Chiesa sulla sua situazione matrimoniale, per il sì o per il no, ma che sia giusta’”.

Il vicario giudiziale padre Cristoforo Pawlik ha poi illustrato con i dati l’attività svolta dal Teru. Nell’anno 2014 sono state introdotte 103 cause, sono state definite 104 cause contro le 79 del 2013 (25 di più); le cause pendenti alla fine del 2014 sono 127 (di cui 11 prossime alla sentenza, 9 in fase dibattimentale; 50 giacenti presso i periti; 56 in fase istruttoria; 1 sospesa). Nel corso del 2014 sono state trattate 231 cause di nullità, concluse 104, di cui chiuse con sentenza affermativa 92, chiuse con sentenza negativa 7.

Per quanto attiene ai capi di nullità, si continua a rilevare la tendenza – emersa negli anni precedenti – della forte incidenza dell’incapacità consensuale dei coniugi, ‘termometro’ della realtà sociale dei nostri tempi.

Per quanto riguarda i tempi processuali, la maggior parte delle cause si è conclusa entro un anno e mezzo, e sono pochi i casi che vanno oltre. Mentre, per i costi delle cause per ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio, è stato rilevato che la parte attrice che invoca il ministero del Tribunale è tenuta a versare 525 euro al momento della presentazione del libello, come contributo per i due gradi di giudizio; la parte convenuta non è tenuta ad alcuna contribuzione, ove partecipi all’istruttoria, e solo nel caso in cui si costituisce è tenuta a versare 262,50 euro.

“Ricordo – ha detto padre Pawlik – che nella Chiesa la giustizia è accessibile a tutti senza distinzione, tanto è vero che anche quest’anno diverse persone, trovandosi in difficoltà, hanno chiesto e ottenuto la riduzione o l’esonero totale dal contributo dovuto per le spese processuali, da tempo in linea con l’auspicio di Papa Francesco che le cause siano gratuite. Questo ci è possibile perché siamo finanziato dall’8 per mille”.

Fortemente voluta da Papa Francesco, la riforma del processo matrimoniale canonico è stata al centro della relazione del prof. Paolo Moneta, membro della Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico, creata ad hoc da Papa Bergoglio.

“Il recente Sinodo dei vescovi sulla famiglia – ha detto Moneta – è stato molto attento alla questione della nullità del matrimonio canonico, in particolare per l’aspetto spirituale delle persone e delle loro attese. La necessità messa in evidenza è stata quella di rendere più veloci e snelle le procedure, senza intaccare però serietà e obiettività del giudizio, e su questo si sta lavorando in sede di studio della riforma.

Alcuni aspetti più tecnici volgono a una procedura semplificata che non appesantisca l’opera della giustizia, rivedendo il principio dell’obbligatorietà della ‘copia conforme’ che impone oggi il doppio grado di giudizio con la ratifica del tribunale di appello; o quello della collegialità di tre giudici di cui uno laico, per avviarsi verso un possibile giudice unico; o nel prevedere un procedimento più veloce nei casi più evidenti di nullità, in cui ci siano prove semplici e concordia tra le parti nella percezione della loro vicenda matrimoniale”.

“Gesù accettava la Legge, non i cavilli asfissianti”

L’inaugurazione dell’anno del Tribunale ecclesiastico regionale, il 10 febbrai, è stata accompagnata, come di consueto, dalla celebrazione liturgica, quest’anno presieduta da mons. Giuseppe Piemontese. “La gente – ha detto – considera il Tribunale ecclesiastico come realtà lontana, arbitro inaccessibile di vertenze che riguardano la vita e il benessere umano, psicologico e spirituale di singoli e di famiglie intere… È ancora lungo il percorso per avvicinare il nostro tribunale alla gente, per farlo percepire come realtà ecclesiale, a servizio della Chiesa, dell’uomo, della giustizia e della verità. E oggi siamo qui per ribadire di fronte alla Chiesa e alla società la natura del Tribunale ecclesiastico e per aiutarci a sintonizzarci con Gesù nella valutazione delle leggi e nell’assumere i connotati del volto materno della Chiesa”. Passando quindi al commento delle letture: “La Parola di Dio di questa giornata sembra scelta apposta per noi, tanto è appropriata a una verifica del nostro pensare e ad assumere i ‘sentimenti di Cristo’… Nel Vangelo, Gesù è interpellato da scribi e farisei sul comportamento degli apostoli, non tanto per avere un chiarimento quanto per pronunciare un giudizio di condanna”. In risposta, “Gesù mette in guardia contro l’ipocrisia che fa lodare Dio con le labbra, ma il cuore è altrove. Gesù accetta la forza vincolante della legge di Dio, ma rifiuta le tradizioni asfissianti e cavillose… Dio non vuole essere amato e onorato a spese dell’amore verso il prossimo… Nel nostro ministero, il segreto della riuscita è una buona dose di vera umanità, unita a una grande carità verso ogni uomo o donna feriti, bisognosi di giustizia e di misericordia, per amore di Dio creatore e salvatore”.

AUTORE: Elisabetta Lomoro