Un bene da costruire insieme

Entra nel vivo il ciclo di incontri sul tema del bene comune: principio di cui l'Italia ha un 'drammatico' bisogno. Intervista al prof. Grasselli

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Prospettive concrete di attuazione del bene comune: se ne parla in un ciclo di incontri a Perugia. Sul tema abbiamo sentito il prof. Pierluigi Grasselli dell’Università di Perugia. Cosa vuol dire oggi parlare di bene comune? ‘Noterei anzitutto che negli ultimi tempi c’è stato in generale un ritorno di interesse per il bene comune, anche a causa dell’incapacità drammatica del nostro Paese di risolvere problemi di interesse collettivo. Penso ai rifiuti, all’energia, alla grande viabilità, all’istruzione-formazione, alla previdenza, all’assistenza sociale e quant’altro. Questo però ci deve mettere in guardia anche sul modo corretto di concepire, individuare ed attuare il bene comune. Il ciclo di seminari, che entrerà nel vivo il prossimo 21 aprile, è rivolto proprio a questa comprensione più profonda e articolata. Il bene comune, come è disegnato dalla dottrina sociale della Chiesa, non è il bene totale degli utilitaristi, non è nemmeno semplicemente l’interesse generale o l’interesse collettivo: è un bene relazionale, di tutti e di ciascuno, da costruire e da godere insieme. È anche chiaro che il bene comune, così come viene proposto dalla dottrina cristiana, poggia sul presupposto antropologico della persona ed implica l’esercizio della solidarietà, della sussidiarietà e della fraternità. Nel bene comune trova sintesi tutto il pensiero sociale della Chiesa: ai credenti è chiesto di tradurne i principi nella realtà concreta, esercitando mediazione anche politica ai diversi livelli. Nel corso del ciclo di seminari parleremo infatti di mercato del lavoro, politiche sociali, sussidiarietà’. Ci sono prospettive concrete? ‘È questa un’esigenza primaria e drammatica, imposta dai problemi del nostro tempo e delle nostre società. Per poter individuare e poi attuare una configurazione di bene comune a livello sociale, occorre un’educazione al bene comune: bisogna che noi cittadini ci abituiamo, con la nostra riflessione e le nostre conoscenze, a vederci nel grande quadro della vita sociale, a cogliere non solo i nostri bisogni, ma anche quelli degli altri, e le compatibilità e le sinergie che si devono stabilire per evitare il declino delle nostre società, assicurando la promozione effettiva di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. C’è, come si vede, un grosso lavoro di mediazione, di approfondimento che ci spetta, in vista della realizzazione del bene comune. La Chiesa cattolica, con le sue strutture e i suoi uomini di pensiero e di azione, nel suo continuo colloquio con la società civile e la società politica, può costituire un luogo privilegiato per abituare le persone a considerare questa prospettiva in maniera seria e operativa’. Il prossimo 21 aprile prenderanno il via i seminari: come si svolgerà la riflessione? ‘Abbiamo chiamato a ragionare su questi problemi studiosi provenienti da varie Università italiane. Non si tratterà soltanto di ascoltare le loro riflessioni, ma di instaurare anche un dialogo, uno scambio di idee tra loro e con esponenti della società civile. Un seminario a più voci dove si potrà anche valutare la traducibilità pratica dei concetti illustrati’.

AUTORE: Giulio Lizzi