Povertà: un disagio complesso

SOCIETÀ. Esce il quinto Rapporto sulle povertà in Umbria. Il punto di vista della Chiesa nelle parole del Presidente della Ceu

Tempo di lettura: 223 secondi

Il quinto Rapporto sulle povertà in Umbria, realizzato dall’Agenzia Umbria ricerche (Aur), viene presentato il 14 dicembre, dalle ore 9.30, nel salone d’onore di palazzo Donini a Perugia. Introduzione a cura del presidente dell’Aur, Claudio Carnieri, e dell’assessore regionale al Welfare Carla Casciari. A presentare il Rapporto sono l’economista Paolo Montesperelli ed Elisabetta Tondini dell’Aur. A seguire, gli approfondimenti su singole tematiche: crisi internazionale (Gioia Contech, Alessandro Vestrelli), povertà relativa e deprivazione (Luca Calzola), Caritas (Marcello Rinaldi), scuola e mobilità sociale (Andrea Orlandi), detenzione (Martina Barro, Settimio Monetini), politiche di contrasto alla povertà (Pierluigi Grasselli, Enza Galluzzo). Le conclusioni sono affidate all’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti e alla governatrice Catiuscia Marini.

Pubblichiamo alcuni passaggi dell’introduzione  al Rapporto firmata dall’arcivescovo di Perugia – Città della Pieve (clicca qui per scaricare il testo integrale)

_____

Nel dicembre del 1977, un mese dopo la scomparsa di Giorgio La Pira, padre Mario Castelli, direttore di Aggiornamenti sociali tra il 1957 e il 1967, tracciò un profilo biografico del grande sindaco di Firenze che iniziava con queste parole: “Giorgio La Pira è stato un uomo povero. Non è cosa da poco essere uomini poveri in una società avida”. (…)

Ricordare un personaggio come La Pira, nelle pagine che introducono il quinto Rapporto sulle povertà, assume un significato preciso: l’oggetto di analisi dello studio non è solo un argomento di indagine ma è un fatto che ci riguarda tutti. Nella sua complessità e nella sua drammaticità. (…)

Le analisi contenute nel Rapporto si prestano ad una riflessione che va ben oltre un commento meramente statistico-quantitativo. In particolar modo, se interpretato con gli occhi del Pastore, lo studio pone degli interrogativi impegnativi sulle cause profonde della povertà e sulle modalità, concrete e pastorali, con cui rapportarsi con essa. E sono almeno tre gli aspetti che meritano di essere sottolineati.

Innanzitutto, come viene ribadito un po’ da tutti i contributi raccolti nel volume, la povertà va interpretata come un fenomeno “complesso e multidimensionale” (…). Mi riferisco al disagio, alla marginalità, alla precarietà, all’instabilità e alla vulnerabilità. Insomma, utilizzando questo paradigma interpretativo, la povertà va intesa non soltanto come una mancanza di beni materiali ma, piuttosto, come la “privazione di una vita dignitosa”. Una privazione che rimanda direttamente ad un altro concetto estremamente importante, quello di “esclusione sociale”.

In secondo luogo, la povertà, in crescente aumento tra la popolazione, colpisce specificatamente due particolari categorie di soggetti sociali: i giovani e le donne, con particolare riferimento alle coppie di giovani. In una parola, colpisce il futuro. Il futuro della nostra società e dei nostri territori. Un futuro che va assolutamente salvaguardato e difeso proprio a partire dalle comunità locali. (…)

E infine, un terzo aspetto che vorrei sottolineare si riferisce a quella difficoltà, evidenziata da molti, nel definire analiticamente le cosiddette “nuove povertà”. Questa difficoltà non si pone soltanto come un problema di carattere descrittivo ma rimanda direttamente alla complessità della società attuale. Una complessità che produce, secondo l’intervento di Montesperelli, una “povertà mimetizzata” o “sommersa”: ovvero, una povertà che non viene riscontrata dalle statistiche ufficiali ma che riesce ad emergere – e quindi ad essere quantificata e valutata – soltanto grazie alla meritoria attività dei Centri di ascolto della Caritas. (…)

All’incremento generale delle povertà cercano di venire in soccorso, oltre alle istituzioni pubbliche, anche i servizi socio-assistenziali forniti dagli organismi ecclesiali. E fra le moltissime iniziative che animano il mondo cattolico della nostra regione è doveroso ricordare il Fondo di solidarietà delle Chiese umbre per le famiglie in difficoltà, il cui obiettivo non si limita alla semplice erogazione di contributi economici, ma vuole essere un richiamo alle coscienze e, soprattutto, un segnale per invitare tutti alla necessità di cambiare gli stili di vita, oggi volti troppo spesso allo spreco, al lusso sfrenato e all’accumulo. Il significato profondo di questa grande colletta popolare è, dunque, un richiamo forte alla necessità di tornare a modalità di vita più rispettose della sobrietà, della capacità di accorgersi dei bisogni altrui e di instaurare uno stile di vita che possa fare spazio alla solidarietà nei cuori degli uomini.

D’altra parte la dottrina sociale della Chiesa cattolica invita, da sempre, alla costruzione di un mondo più giusto e più equo, che possa dare un sostegno concreto a coloro che sono nel bisogno. (…) Per porre rimedio a tutto ciò, la dottrina sociale della Chiesa Cattolica richiede una comune assunzione di responsabilità, ispirata da un umanesimo integrale e solidale, che riesca ad elaborare, con fattiva operosità, una nuova proposta di impegno culturale e sociale.

 

 

AUTORE: † Gualtiero Bassetti Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, presidente della Conferenza episcopale umbra