Un potere a servizio del Paese

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Gli italiani hanno potuto ascoltare in televisione il discorso con cui Berlusconi ha chiesto la fiducia del parlamento uscito dalle elezioni del 13/14 aprile scorso ed avranno assistito, magari a pezzi e bocconi, al dibattito parlamentare. Tutti saranno rimasti piacevolmente sorpresi dei toni moderati e assecondanti degli interventi, tranne quello di Di Pietro. L’ex magistrato passato alla politica ha evocato la ragnatela berlusconiana come un pericolo da evitare e gli è stato risposto che la ‘guerra civile fredda’ è finita. Lo stesso Berlusconi ha usato uno stile diverso da quello che gli è più congeniale del sarcasmo e del disprezzo che è ritornato fuori appena quando scherzosamente ha chiuso il discorso con la frase di Veltroni: ‘pacatamente, serenamente se po’ ffà’. Tutto si è svolto nel segno della vittoria indiscussa che non deve essere fatta pesare più di tanto sulla testa degli avversari. La chiave di tutto sta nella frase di Casini, che stando nel mezzo, ‘a Dio spiacendo ed ai nemici suoi’, ha dovuto riconoscere l suo ex amico, non si sa con quanta intima rabbia, che nessuno prima di lui, neppure De Gasperi, ha avuto tanto potere. Gli ha anche fatto l’augurio, suonato come un monito, che ‘tanto potere lo sappia usare bene’. La frase di Casini è una di quelle che non si dimenticano, perché è evocatrice di grandi speranze: tanto più grande è il potere, tanto più sicura e forte sarà l’azione di governo, tanto maggiori saranno i risultati e tanto più lontana sarà la paura di pericoli e minacce. Il successo della nuova maggioranza è stato consegnato come un lascito dai cittadini mossi da ‘La Paura e la speranza’, le due parole del titolo del libro di Tremonti. Le cose, tuttavia, non sono così semplici ed ovvie come, a prima vista, appare. Il Cardinale Bertone, durante una celebrazione nella chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma, dove ha celebrato insieme a mons. Ravasi per un gruppo di parlamentari, si è espresso in merito affermando ‘il primato della verità sul potere’ e citando l’esempio di san Tommaso Moro. Il pensiero cattolico sulla questione è noto ed è stato ripreso dallo stesso Bertone, e dal rettore dell’Università del Laterano Fisichella, che si sono dichiarati per nulla preoccupati, come in un primo momento sembrava, della poca visibilità dei cattolici nelle file degli eletti e nell’esecutivo. Si osserva infatti che mai come questa volta si è relizzato il massimo di occultamento di uomini targati cattolici. Se si va ad analizzare la storia dei massimi esponenti della scena politica si vedrà che le persone emergenti non vengono dalla storia del movimento cattolico democratico, quello che ha le sue radici nella Rerum novarum, nell’Opera dei Congressi, nell’Azione cattolica, nella Fuci e in don Luigi Sturzo. Ma ciò sembra che non tolga i sonni al card. Bertone che ha dichiarato di non sentirsi deluso, ritienendo che nel mondo politico vi sono molti cattolici, anche se non targati politicamente tali, e che da essi ci si attende coerenza con i principi della fede e della morale cattolica, e ciò basta per il bene dell’Italia. Questa, d’altra parte, non è una posizione personale del segretario di Stato, ma sta scritta nelle linee pastorali della Chiesa italiana almeno dal 1995 quando a Palermo Giovanni Paolo II dichiarò la distanza della Chiesa come istituzione da preferenze e schieramenti politici e la unità dei fedeli laici nella difesa dei principi e dei valori cristiani. È ciò che i cattolici chiedono, anche oggi, agli eletti del popolo che nutrono nel cuore una fede sincera. Berlusconi ha invocato l’aiuto di Dio e poi ha evocato ‘la fortuna che va aiutata con coraggio e virtù’. Noi siamo con lui per la prima parte senza l’aggiunta di Machiavelli. Al Senato ha chiuso il discorso citando Benedetto XVI, concordando con lui sulla necessità di impegnarsi tutti per ‘realizzare il bene comune dell’amata Italia’. Elio Bromuri