Una casa dove poter ricominciare

“Casa san Vincenzo”. In 15 anni 378 donne e 144 bambini vi hanno trovato rifugio e accoglienza

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A Perugia, in via Armonica, c’è una casa che ospita una grande famiglia. Angeli del focolare sono tre suore vincenziane, così le chiamiamo, ma il nome completo della loro congregazione è Figlie della Carità San Vincenzo De’ Paoli. Da qui il nome “Casa San Vincenzo”, di una delle ‘opere segno’ della Caritas, aperta quindici anni fa grazie a fondi dell’Otto per mille che consentirono la ristrutturazione dell’edificio. Suor Rosa, suor Antonietta e suor Maria, che arriva tra pochi giorni, sono il perno di questa casa in cui vive una ‘famiglia’ tutta al femminile, tranne i bambini, e che si rinnova continuamente nel giro di alcuni mesi. In questa casa approdano ragazze che scappano da famiglie violente, ragazze che sono abbandonate dal proprio compagno o cacciate di casa quando aspettano un bambino, donne che non hanno una casa, donne diverse con storie, età, lingue, culture diverse. Qui trovano un sostegno e la possibilità di riprendere in mano la propria vita. In questo periodo ci sono 8 adulte e tre bambine con la loro mamma. In realtà suor Rosa chiama adulte tutte le mamme ma una di loro è ancora minorenne ed ogni mattina affida la piccola di pochi mesi alle loro cure e esce di casa per andare a scuola insieme ad un’altra studentessa delle superiori, due universitarie e una bambina che va alle elementari. Suor Rosa parla di ciascuna di loro come se fosse l’unica lì presente. Anche quando sono pieni tutti i quattordici posti letto lei e le sue consorelle cercano di stabilire un rapporto tutto personale con ciascuna delle ragazze, “con delicatezza e rispetto, ma a volte con decisione, soprattutto quando ci sono in gioco i bambini”. A “Casa San Vincenzo” non ci si ferma per molto, al massimo due anni. “Lavoriamo in stretto contatto con la Caritas diocesana – racconta suor Rosa – e anche se qualche persona si rivolge direttamente a noi la indirizziamo sempre al Centro d’Ascolto diocesano dove Stella Cerasa con la sua esperienza e la sua preparazione di assistente sociale sa valutare meglio le necessità e le eventuali diverse possibilità per ciascuna situazione”. Non si parla di tempo ma di progetto, spiega suor Rosa, perché molti sono i modi ma uno l’obiettivo: far sì che le ospiti possano camminare con le proprie gambe. Possono stare finché non trovano un lavoro, o se hanno un bimbo finché questo non va al nido così che la mamma può lavorare. E poi c’è chi torna a salutare, da sola o magari con il padre del proprio figlio, con cui ha ricostruito la coppia. La casa è piena di foto scattate nei momenti di festa, è ordinata e pulita negli spazi comuni come nelle camere, tutte con il proprio bagno, “tranne quelle delle suore” dice, con il sorriso sulle labbra, suor Rosa. Il piccolo giardino è occupato dai giochi per i bambini, ci si arriva passando per un salottino dove amici, o il fidanzato, possono parlare con le ospiti o aspettarle per uscire. Nei lavori più impegnativi le suore possono contare su alcune persone del volontariato vincenziano e per tutto si affidano alla provvidenza. Quell’investimento iniziale realizzato grazie all’8permille ha dato il via ad una lunga catena di carità che in numeri significa accoglienza per 378 adulti e 144 minori. Vivono delle offerte della gente, del pensionato che si toglie i 20 o 15 euro al mese dalla pensione come di quelle raccolte da parrocchie, che a volte invitano le suore per una testimonianza. Dalla Caritas diocesana ricevono viveri e sanno di poterci contare in caso di emergenza. “Poche volte, in verità, in questi anni” commenta suor Rosa. E poi c’è il loro lavoro, del tutto gratuito oltre che prezioso. Con i loro settanta e anche ottanta anni ben portati sulle spalle, sostengono questo luogo di speranza. “Ci vorrebbe un’altra casa così?” chiedo. Suor Rosa pensa un attimo poi risponde “Non so. L’accoglienza nelle famiglie sarebbe l’ideale perchè sarebbero dei modelli per queste ragazze … noi siamo suore…!”.

AUTORE: Maria Rita Valli