Calo delle nascite: una crisi di civiltà

di Gualtiero Bassetti

English: “Decreased birth-rate: A crisis of civilization”

Secondo l’ultimo bilancio demografico dell’Istat, nel 2019 si è registrato l’ennesimo calo delle nascite, che ha fatto segnare un “nuovo minimo storico” dall’Unità d’Italia a oggi. Un dato che si assomma a quello già preoccupante mostrato dalla Commissione europea qualche settimana fa, e che mette in luce un Continente sempre più vecchio, in cui nascono sempre meno figli. Il calo delle nascite, oggi, è una vera emergenza italiana. E probabilmente è la più grande emergenza dell’Europa. Non è una questione politica di destra o di sinistra, e non è neanche soltanto una questione di soldi o di sgravi fiscali (seppur necessari): è una questione di civiltà. Questo calo della natalità, infatti, è il segno di una crisi culturale che ha radici profonde nel nostro recente passato.

Giovani e vecchi, tutti avevano un ruolo

Io sono nato durante la Seconda guerra mondiale in un mondo di macerie, poverissimo eppure ancora ricco di umanità. Un mondo che mi ha insegnato che il saper condividere è fonte di sviluppo e che la vita non è soltanto un dono e un mistero – questioni decisive per ogni cristiano – ma è anche una sorgente di ricchezza. Una ricchezza talvolta immateriale, relazionale e morale. E una ricchezza concreta che implica uno scambio solidale tra le generazioni, una necessità di produzione, uno sviluppo dei consumi e un dinamismo economico. I giovani e i vecchi, nell’Italia della ricostruzione, avevano dei compiti e delle funzioni diverse ma erano senza dubbio complementari. Tutti svolgevano un ruolo all’interno della “casa comune”, dell’Oikos, come scrive Francesco nella Laudato Si’.

Giorgio La Pira, nel 1954, quando consegnò le chiavi delle prime abitazioni sulle rive dell’Arno a Firenze, espose tre concetti cruciali nel rapporto tra la “città” e la “casa”: in primo luogo, che ogni casa è una “badia” ovvero un “giardino che ha terren buono e che produce fiori e frutti”; in secondo luogo, che i “bambini” ovvero i “germogli nuovi” devono essere “custoditi come la pupilla dei vostri occhi e come la ricchezza suprema della città intera”; e infine che “gli anziani” all’interno della casa/città devono trovare “conforto sereno, e sereno, amoroso tramonto”.

Parole ancora attuali che non vanno scambiate per un romanticismo di vecchia fattura. Dietro quelle espressioni linguistiche, che possono apparire desuete agli occhi dei contemporanei, si colloca invece una visione del mondo, una filosofia della storia e soprattutto un deposito storico-culturale antichissimo che troppo frettolosamente è stato messo ai margini del vissuto quotidiano dell’Europa.

Oggi in occidente sono un considerati un peso

Oggi esiste indubbiamente un problema di organizzazione politico-economica dell’intera società, ma ancor prima c’è una grande questione esistenziale e culturale. In tutta Europa – ma forse dovremmo dire in tutto il mondo occidentale – la famiglia e i figli sono considerati nient’altro che un peso, un grosso intralcio all’affermazione e all’autodeterminazione del singolo individuo, un ostacolo alla carriera lavorativa e perfino all’arricchimento personale. 

Alla base di quella che ai miei occhi si presenta come una crisi di civiltà, si colloca, quindi, un cambio di mentalità collettiva che ha mutato, fino a rovesciare completamente, la concezione della natalità: non più una ricchezza per la famiglia e la società, ma al contrario una causa di miseria, un impedimento al successo e, in alcuni casi, una fonte di angoscia. Oggi più che mai è necessario cambiare questo paradigma.

… ma la nascita di un bambino è una ricchezza!

Di fronte a una società che si sta polverizzando e a un potere politico sempre più particolaristico e feudale, occorre avere la consapevolezza che la nascita di un bambino è una ricchezza per tutti e non un peso per pochi. Occorre tornare ad annunciare con semplicità, gioia e senza dannose strumentalizzazioni politiche il Vangelo della vita: occorre cioè “riversare sulle anime” quella che La Pira chiamava “l’onda vitale e rigeneratrice della Grazia, della verità e della pace”.

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