Una nuova stagione per la città

L’intervento dell’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti alla tavola rotonda sul tema della sicurezza a Perugia
La tavola rotonda alla Sala dei Notari

Una città più sicura. Istituzioni e privati: ognuno faccia la propria parte per migliorare la situazione

La rinascita di Perugia è nelle mani dei suoi abitanti. Lo hanno detto in modi diversi e con diverse sottolineature, ma tutti convergenti, i relatori intervenuti martedì 18 settembre alla tavola rotonda “Perugia Si-Cura: riflessioni e azioni per una città serena” promossa dal Soroptimist International Club di Perugia. Nella Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, dopo i saluti della presidente del Club Liliana Versiglioni sono intervenuti il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, il prefetto Vincenzo Cardellicchio, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, il Procuratore della Repubblica di Perugia Giacomo Fumu, moderati dalla giornalista di Rai3 Antonella Marietti. “Noi tutti siamo lo Stato, con le nostre scelte quotidiane” ha detto Fumu ricordando la responsabilità della famiglia nei confronti dei figli ma anche l’incoerenza di chi protesta per una rissa tra extracomunitari e poi, magari, li sfrutta sul lavoro!”. “Sono qui perchè il Ministero dell’interno ha ascoltato la richiesta di intervento” ha detto Cardellicchio, ricordando quanto fatto nei suoi 100 giorni a Perugia, non ultimo la creazione del Reparto di prevenzione crimine Umbria – Marche, “lo strumento più avanzato di contrasto al crimine”. Il sindaco Bocc

ali ha ammesso l’esistenza del problema sicurezza e anche una “disattenzione che dura da almeno 15 anni”, ma ha respinto l’idea che la criminalità sia legata allo spaccio della droga. “È legata al consumo, ad un disagio che non abbiamo saputo cogliere e non è vero che è appannaggio del mondo giovanile e universitario”. Sul caro affitti in centro (ad un esercizio commerciale si chiedono migliaia di euro al mese) “il Comune sta facendo la sua parte, ma anche i privati devono fare la loro”, ha detto. Il problema giovani, ha aggiunto, “non si risolve con le forze dell’ordine” e la famiglia deve riprendersi le sue responsabilità. “Una madre mi ha scritto chiedendomi di chiudere una discoteca perchè il figlio ci va, poi beve e se fa un incidente, diceva, la colpa è mia. Ci ho pensato, ma poi mi sono chiesto: se i genitori danno la macchina al figlio e i soldi e lo lasciano stare fuori fino alle 4 del mattino perchè la responsabilità è mia se gli succede qualcosa?”. Chiudere un locale non è così facile, se l’ordinanza non è più che motivata “rischiamo di dover pagare i danni, con i soldi dei perugini” ha concluso il sindaco lamentando il fatto che la legge non consente al sindaco di decidere liberamente dove e con quali orari può aprire un locale.

Pubblichiamo l’intervento dell’arcivescovo di mons. Gualtiero Bassetti alla tavola rotonda.

Ripensare la città di Perugia

Riflettere oggi sullo stato di salute della città di Perugia con l’obiettivo di elaborare una serie di “azioni per una città serena” – come è scritto nel bello e incoraggiante sottotitolo dell’incontro – significa compiere una riflessione non solo importante ma soprattutto doverosa e necessaria. Doverosa perché chiama in causa tutti i soggetti che abitano la città, non solo le istituzioni politiche, dunque, ma anche i cittadini e tutti coloro che svolgono una qualche funzione pubblica, tra cui anche il sottoscritto, il Vescovo, il Pastore, che cerca di guidare il suo gregge verso il raggiungimento del bene comune e la Gerusalemme celeste. Necessaria perché nonostante gli indubbi successi ottenuti nell’ultimo periodo, è ancora opportuno fare un ulteriore sforzo per consolidare e riavviare un processo di coesione sociale decisivo per le sorti di questa città.

Come ho già ricordato durante la festa del nostro Santo patrono, San Lorenzo, oggi si ha “l’impressione di vivere in un clima un po’ più sereno” dopo i tragici episodi di violenza che avevano “caratterizzato la vita di Perugia nella scorsa primavera”. E questo, come avevo pubblicamente riconosciuto in quell’occasione, è sicuramente merito dell’impegno “delle istituzioni civili” e della “presenza capillare e costante delle forze dell’ordine sul territorio”.

Tuttavia, questo stato di cose non può che essere l’inizio e non certo la conclusione di una nuova fase. Una nuova stagione che, dopo aver gettato le basi per un ordine pubblico più tranquillo, deve caratterizzarsi dall’impegno, da parte di tutti, per l’elaborazione una nuova socialità. Una socialità integrante, accogliente e sicura, fatta di diritti e di doveri, di scelte e opportunità. Una socialità che, dunque, deve pensare ad una rinnovata convivenza tra i cittadini e i luoghi pubblici e che forse necessita anche di una rinnovata declinazione identitaria della città. Probabilmente, è doveroso rimettere Perugia e il suo centro storico al centro di ogni discussione. Perché il centro storico, l’acropoli come spesso viene definita, è il cuore pulsante di questa città, ne delinea i contorni simbolici e ne tratteggia, per grandi linee, l’immaginario condiviso e il suo stare-nel-mondo.

Soltanto partendo da qui, da questi fattori immateriali oggi così paradossalmente importanti – perché in opposizione all’estremo materialismo del mondo in cui viviamo – si può capire la sfida che abbiamo davanti e la necessità di vincere questa sfida. La città di Perugia, infatti, non è solamente un insieme di strade, di monumenti, di palazzi e di servizi di pubblica utilità. È qualcosa di più. Che caratterizza fra l’altro ogni insediamento urbano con una storia di così lunga durata come quella perugina. La città è anche un luogo dell’anima, un moto interiore, un’identità collettiva e quindi un “noi condiviso”. E tutti questi fattori risiedono principalmente, anche se non esclusivamente, all’interno di quelle mura etrusche che tracciano un perimetro ideale, storico, condiviso che trae le sue radici in secoli lontani.

Per questo e per nessun altro motivo, forse, è opportuno ripartire da qui. Tentando di far tornare a battere il cuore di questa città e riportando i cittadini a vivere nel centro storico della città. In fondo, la presenza quotidiana dei cittadini, le loro abitudini, le loro attività e i loro passatempi, potrebbe essere la cura più forte e anche più indolore per questa città. Che ha nelle sue viscere, nella sua intimità più profonda, una storia di accoglienza e di fortissimo orgoglio cittadino. Una cittadinanza attiva che va dunque risvegliata, stimolata, incoraggiata, in tutti i modi, a riprendersi ogni angolo della città, ogni viuzza del centro storico e ogni palmo di Corso Vannucci, ma anche corso Garibaldi, corso Cavour, corso Bersaglieri, via dei Priori….

Sia ben chiaro, riqualificare il centro urbano e il territorio dell’acropoli è una sfida per tutti, non solo per le istituzioni pubbliche. È una sfida che va combattuta ogni giorno non solo attraverso la codificazione di alcuni eventi occasionali ma attraverso l’abituale quotidianità. Una quotidianità costituita, per l’appunto, dalla presenza costante di uomini e pratiche al centro della città per impedire quel processo di degrado e di declino che caratterizza tutte le maggiori città europee. Rimettere l’essere umano al centro dell’Urbis, dunque, attraverso la più antica ricetta del municipalismo italiano.

Cari amici, tutto il mondo ci guarda. Perché da queste contrade, da queste nostre amate città medievali è sorta nella storia una tradizione di civismo e di libertà politiche uniche nella storia dell’umanità. Forse siamo i soli che partendo proprio da queste antiche tradizioni possiamo elaborare il modello cittadino del futuro. Di sicuro, però, siamo gli unici che con coraggio, spirito di abnegazione e unità stanno cercando di pensare, non ad un’utopica città ideale o ad un nuovo mondo, ma stanno concretamente e realisticamente pensando ad una città più “serena” che riesca a prendere il meglio della tradizione laica e di quella cristiana. Nella migliore tradizione di Perugia.

 

 

 

 

 

 

 

AUTORE: † Gualtiero Bassetti