Una ‘prova di maturità’ su preghiera e ascolto

Sull'Agorà, impressioni a caldo di don Cruciani, responsabile regionale per la pastorale giovanile

Sono stati un migliaio i partecipanti dall’Umbria all’Agorà, senza ovviamente contare il fiume di giovani, da tutta Italia, dall’Europa e fuori Europa, che sono arrivati all’incontro con il Papa facendo dapprima tappa nelle varie diocesi della nostra regione. Per una valutazione a caldo dell’evento abbiamo sentito don Marcello Cruciani, delegato regionale per la Pastorale giovanile. Don Marcello, c’è ancora qualcuno che non apprezza questi raduni di giovani come strategia pastorale?’Beh, magari si sente ogni tanto qualche critica, nel senso che questo genere di iniziative sarebbero quasi un ostacolo, un’interruzione della pastorale ordinaria. Certo, il lavoro con i giovani non si può limitare a un ‘incontro speciale’ ogni tanto… Ritengo però che l’Agorà e gli altri raduni giovanili siano dei punti di partenza, da cui le attività ordinarie prendono forma, e da dove nasce un grande desiderio di rinnovamento. Comunque, al di là delle differenze di opinione che possono emergere nei dibattiti, la maggioranza degli operatori è concorde nell’affermare il valore positivo di simili esperienze’. L’Agorà è la prima iniziativa di questo genere in Italia? ‘Sì, è uno strumento voluto dai Vescovi italiani per coinvolgere meglio i giovani. Loreto non è la fine di un percorso ma un punto di partenza, all’interno di un cammino che durerà complessivamente tre anni, focalizzando l’attenzione sul mondo delle nuove generazioni. Loreto inoltre rappresenta una prova di maturità, un momento per incontrarsi in preghiera e scoprire il valore della testimonianza’. Anche se spesso i giovani sono descritti come incostanti… ‘Qui non è questione di giovani che usano il Pontefice come una specie di talismano. È vero che a dare impulso a questi raduni è stato Giovanni Paolo II, con il suo stile, ma i giovani vengono per incontrare il Papa in quanto porta in sé il mistero di Cristo, che va oltre la sua persona. I giovani desiderano fare esperienza di Cristo, trovare una risposta alle loro domande, alla loro ricerca di Dio. A Tor Vergata ascoltavano Papa Wojtyla, adesso si raccolgono intorno a Benedetto XVI chiedendogli ciò che lui può dare, per esempio una riflessione sul silenzio di Dio, o dei punti di riferimento per questa società che non ne ha più’. E d’ora in poi? ‘È stato un anno impegnativo, tra la venuta del Papa ad Assisi e la preparazione dell’Agorà. Riprenderemo presto gli incontri a livello regionale. Del resto, un po’ per tradizione – con gli incontri regionali promossi da don Paolo Giulietti, ora responsabile del servizio nazionale di pastorale giovanile – un po’ per necessità, l’Umbria ha sviluppato più di molte altre regioni il ricorso a sinergie pastorali più ampie di quelle a livello parrocchiale o diocesano. Nonostante qualche residuo campanilismo, ormai da noi la pastorale parla al plurale. Ci incontreremo per cominciare a guardare alla Gmg di Sydney 2008, e per sviluppare ulteriormente il cammino. Non è il momento per tirare i remi in barca!’.

AUTORE: M. R. V. - D. R.