Una rete radiofonica a diffusione nazionale

"E' nata inBlu, la radio con tante radio dentro". Abbinamento anche con Umbria radio

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“Nasce inBlu, la radio con tante radio dentro”. È lo slogan creato per lanciare il network nazionale delle radio di ispirazione cattolica. Si tratta senza dubbio di un evento di grande importanza nel campo della comunicazione sociale nel nostro paese e di un consistente impegno finanziario e organizzativo della Conferenza episcopale italiana, che negli ultimi anni ha tessuto le relazioni tra le varie radio e ne ha favorito l’aggregazione. Nella nostra regione hanno aderito al marchio inBlu Umbria radio di Perugia, Radio comunità cristiana di Umbertide, Radio Tna e Radio incontro di Terni. Quanta strada è stata fatta dalla fondazione del Corallo, nata alla fine degli anni Ottanta per assistere le emittenti in ambito legale, e dalla creazione dell’agenzia News press, per fornire alle radio rubriche informative! Dalle bobine spedite per posta, ora si viaggia con il satellite e i programmi arrivano in tempo reale! Da anni le emittenti sentivano l’esigenza di essere supportate a livello nazionale da un qualificato centro di produzione radiofonica per risolvere il problema dei programmi informativi e di intrattenimento, che da sole non sono mai riuscite a realizzare bene. Infatti, finita l’era del volontarismo, s’è capito che per confezionare buoni programmi occorre avere buoni giornalisti e bravi conduttori, non sempre facili da trovare e… da stipendiare. Per la verità, un circuito del genere in Italia c’era già, e c’è ancora: è il Circuito Marconi, che raggruppa alcune radio della Lombardia e del Nord Italia con a capo Nuova Radio A della diocesi di Milano, e che continua ad esistere con una vita autonoma. InBlu, che vorrebbe aggregare tutte le duecento radio aderenti al Corallo, conta a tutt’oggi sull’adesione effettiva di una settantina di emittenti, sparse sul territorio nazionale, soprattutto nel Centro-Nord, purtroppo senza riuscire a coprire le grandi aree metropolitane. La denominazione di inBlu come “radio” è un po’ ambigua, negli accordi di adesione si è sempre parlato di “circuito”, che non prevede la creazione di un’unica entità radiofonica nazionale, ma un semplice accordo di trasmissione “in contemporanea” tra le varie radio. L’emittente che entra far parte del network, infatti, conserva intatta la propria identità anche se in alcune ore della giornata è collegata con altre radio d’Italia. Il circuito, di fatto, è attivo dal 2000 con il nome di Blu Sat, ma l’accordo giuridico tra le varie emittenti è iniziato a partire dal gennaio 2001. Esso impegna le singole radio a diffondere in contemporanea le varie edizioni dei radio giornali e il programma del pomeriggio “2000+2” musica e notizie. Inoltre, il circuito offre la possibilità di mandare in onda programmi musicali o di informazione: al momento, non ci sono rubriche religiose o di catechesi. Un grande impegno è senza dubbio dedicato alla produzione delle numerose edizioni quotidiane dei radio giornali; si nota infatti lo sforzo di coprire l’ampia cronaca nazionale, con inserimento di servizi dalle radio locali; pochissimo spazio invece viene riservato alla politica, mai un’intervista ad un uomo di potere. Indice, questo, non si capisce bene se di “timore” o di “neutralità” verso la politica. Per le radio che se ne avvalgono, si tratta comunque di un considerevole arricchimento del proprio palinsesto, anche se non tutto è facilmente adattabile alla realtà delle radio cattoliche italiane, caratterizzate per lo più da un tipo di programmazione religioso-culturale. Anche per Umbria radio l’abbinamento con inBlu non è stato facile. Il contenitore pomeridiano di musica e notizie, piatto forte del circuito, rappresenta un tentativo di approccio alla musica giovanile con l’inserimento di notizie e approfondimenti su temi di attualità; l’idea è buona, ma il ritmo e le proposte musicali non convincono. In generale, esso è confezionato sullo stile delle radio commerciali e contrasta con i contenuti seriosi delle piccole emittenti. È l’ennesima dimostrazione della difficoltà che i media cattolici hanno di rapportarsi con la musica contemporanea, difficoltà che il circuito, per il modo in cui l’affronta, non aiuta a risolvere. Servirebbe un po’ più di originalità, uno scatto di fantasia, per andare oltre la solita programmazione di stampo “Rai” o “commerciale”. Ci sono degli ottimi professionisti, anche in ambito cattolico, che potrebbero consigliare una programmazione musicale diversa. Si veda il caso di One-o-five, il contenitore della Radio Vaticana che investe anche l’ambito della musica leggera, ma con un taglio particolare, più consono alle emittenti che si richiamano ai valori cristiani. Le cose poi si complicano quando la diretta radiofonica di inBlu è affidata alle radio locali. Si assiste allora ad una corsa all’emulazione delle radio commerciali e dei deejay più in voga, con il risultato di scadere sovente nel risibile e di perdere di vista i valori di fondo del network. È l’esempio di come, in tutti questi anni di presenza dei cattolici nel campo della comunicazione radiofonica, non si sia ancora riusciti a trovare un modello originale di fare radio senza scadere da una parte nel “devozionalismo” e dall’altra nel “discotecaro”. Diverso invece è il discorso per la serie di programmi dedicati alla musica “specialistica” (jazz, pop, classica, etnica): benché un po’ troppo specialistiche per farsi apprezzare dal grande pubblico, alcune rubriche musicali proposte sono state un serio tentativo di presentare, e bene, da parte di esperti del settore, i vari generi musicali, con le dovute analisi critiche e avvertenze introduttive: spiace che siano state soppresse. Una cosa con certezza si può affermare: un circuito radiofonico “patrocinato” dalla Conferenza episcopale deve sapersi distinguere nel mondo della radiofonia, deve “trasmettere” un messaggio! E in questo senso, non va ignorata la grande realtà radiofonica del nostro paese rappresentata da Radio Maria. Anche se non ne si vuole seguire lo stile di radio di preghiera, non si può eludere il confronto: non possono i vescovi propagandare la musica rock e Radio Maria i rosari, sarebbe un paradosso assurdo! La nascita del network, ufficializzata nei giorni scorsi a Roma, verrà ora lanciata con un’intensa campagna pubblicitaria su scala nazionale. L’intento è quello di attirare l’attenzione dei pubblicitari e cominciare a trovare sponsorizzazioni. Il pericolo però è che se, oltre al circuito, non si pubblicizzano e non si qualificano le emittenti che lo compongono, l’ascolto non aumenta.

AUTORE: Amilcare Conti