Vacanze. L’Umbria offre anche case gestite da organizzazioni religiose, relax e spiritualità

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D’estate l’Umbria è una meta molto ambita per turisti, e non solo. La nostra regione dispone infatti di un buon numero di case per l’ospitalità religiosa, in cui i vari gruppi delle parrocchie o degli oratori possono svolgere le loro attività estive come i campi scuola per ragazzi. Una di queste è l’ostello San Donato a Moiano , Città della Pieve, gestito dal parroco mons. Augusto Panzanelli.

Ostello San Donato a Moiano

Questa struttura, dotata anche di campo sportivo e piscina, è molto richiesta soprattutto da gruppi di tedeschi luterani che, attraverso un’agenzia con cui l’ostello è in contatto, frequentano da anni San Donato. Non solo dall’estero, però: la parrocchia di Moiano infatti organizza un Grest diverso dagli altri, nella formula “residenziale”. Il che vuol dire che i bambini e gli animatori rimangono lì anche a dormire. “La casa ha una quarantina di posti letto.

Quest’anno i ragazzi del Grest erano circa 60, quindi ho dovuto far montare delle tende perché ci stessero tutti” racconta don Augusto , che questo progetto di ospitalità per giovani lo ha fortemente voluto fin dalle sue origini. “La casa – aggiunge fino agli anni ’60 era la sede della parrocchia di Moiano, fuori dal paese. In seguito all’interno del paese è sorto il nuovo complesso parrocchiale. Ho chiesto che i locali vecchi mi fossero lasciati perché avevo proprio l’intenzione di adibirli all’ospitalità. La struttura è molto antica, risale al 1100.

Verso la fine degli anni ’90 e fino ai primi 2000 l’ho fatta restaurare, così è nato l’ostello”. San Donato è attivo tutto l’anno: “Finora abbiamo ospitato già tre gruppi, più quello parrocchiale. Durante l’inverno, in particolare nel periodo natalizio, ospitiamo almeno altri tre gruppi. Poi – conclude don Augusto – in primavera, soprattutto se c’è qualche ‘ponte’, arrivano per i ritiri di cresime e comunioni”.

Vacanze a costi ridotti e in luoghi spirituali? Ecco dove trovare le strutture religiose. E per chi una vacanza non può permettersela c’è una soluzione.

Il Casale di Massa Martana

Nella diocesi di Orvieto-Todi si trova invece il casale di Massa Martana , la cui storia è, anche in questo caso, segno di cura per il bene comune. Il casale è gestito da una cooperativa denominata “Ta Stigmata Collaboratori bertoniani”, e si trova precisamente in località Colpetrazzo.

“Era il marzo 1987 quando, con alcuni giovani della mia parrocchia, realizzammo il desiderio di trovare una casa dove poter esercitare l’attenzione agli altri – racconta Angelo , uno dei soci della cooperativa. – Abbiamo trovato questo vecchio casale diroccato e lo abbiamo acquistato mettendo insieme i nostri fondi.

Dopo l’acquisto, esaurite ormai le nostre risorse, abbiamo chiesto aiuto a chiunque potesse darci una mano, e siamo riusciti a ristrutturare. Ospitiamo circa una decina di gruppi l’anno continua Angelo – , prevalentemente durante l’estate. I gruppi vengono per la maggior parte dal Lazio e da Roma ma anche da Venezia, dalla Puglia e dall’Abruzzo”.

Casa Castello di Porziano ad Assisi

Per gruppi di giovani che cercano invece una struttura che fornisca anche un progetto educativo, in diocesi di Assisi esiste dal 2003 la casa Castello di Porziano. La casa è di proprietà della diocesi ma gestita dalla Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi.

Normalmente a Castello di Porziano arrivano ragazzi della fondazione per momenti di riflessione o di verifica. La casa però è aperta anche a qualsiasi tipo di gruppo giovani: “Non lavoriamo solo con ragazzi che hanno un disagio specifico sottolinea la responsabile Barbara Invernizzi – , ma la scelta è quella di annullare la linea di separazione tra disagio e normalità.

In questi anni abbiamo scoperto che i giovani sono tutti uguali, sia che vengano dalla strada che dalla parrocchia, perciò lavoriamo con tutti indistintamente”. Il progetto educativo viene redatto insieme dalla responsabile della struttura e dagli educatori del gruppo ospite, a seconda delle esigenze. Le attività consistono in testimonianze, laboratori creativi ed emozionali, esperienze di volontariato o esperienze lavoro nei campi – la cosiddetta “terrapia”.

Valentina Russo

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