CSI UMBRIA. Valori sugli spalti e tra i genitori

Corso di formazione per i genitori dei giovani sportivi, perché anche il modo di fare il tifo può essere educativo o diseducativo

Tempo di lettura: 300 secondi

incontro-cmyk
Un momento del convegno. Al tavolo dei relatori da sinistra: Moretti, Albertini, Biagini, Giulietti

Il Centro sportivo italiano – comitato Umbria prosegue la sua campagna di sensibilizzazione nei confronti dei genitori ‘esageratamente tifosi’. Giovedì 29, in merito a questo tema, si è tenuto a Perugia il convegno promosso dal Csi in collaborazione con la Pastorale dello sport, del turismo e del tempo libero. L’incontro ha potuto contare sulla presenza di due ospiti d’eccezione: mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare, e don Alessio Albertini, consulente ecclesiastico Csi nazionale, due personalità sempre a stretto contatto con i giovani e le loro famiglie.

Molti gli spunti di riflessione offerti dai loro interventi. Mons. Giulietti ha iniziato dicendo che “oggi tutte le strutture preposte alla formazione, tra le quali la famiglia riveste un ruolo predominante, devono operare in sinergia, poiché è necessario educare tutti insieme”.

Il Vescovo si è poi soffermato sugli elementi fondamentali per una giusta educazione. “Deve esserci la consapevolezza che i figli fanno sport soprattutto per crescere in modo sano, sia dal punto di vista umano che da quello fisico. Solo quando un genitore comprende che ciò che conta è rafforzare alcuni comportamenti del figlio e condannarne altri, allora potrà diventerà un buon tifoso. Nessun adulto potrà mai essere un corretto sostenitore se non percepisce, lui per primo, che quello al quale sta assistendo è un processo educativo e non una semplice gara sportiva.

C’è questa consapevolezza? Credo di no, visto che, di fronte agli insuccessi, si cercano sempre alibi o terzi colpevoli, spesso gli arbitri o gli allenatori. Per le società sportive, una soluzione potrebbe essere mettere per iscritto il percorso formativo che intendono seguire presso le proprie strutture. Così facendo le famiglie, sin da subito, sanno a cosa vanno incontro e decidono se accettare o meno”.

Sulla stessa linea di pensiero, don Alessio Albertini ha parlato del “problema genitori”, utilizzando alcune citazioni, ribadendo l’importanza di come la pratica sportiva sia un’occasione per far maturare il proprio figlio e non per sottoporlo a pressioni troppo elevate che, talvolta, sfociano in umiliazioni.

Due esempi a sostegno: “Prendiamo l’ex campione di tennis americano Andre Agassi. Nella sua biografia troviamo scritto: ‘Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore. Eppure continuo a giocare tutto il giorno, perché non ho scelta… Mio padre dice che se colpisco 2.500 palle al giorno ne colpirò 17.500 a settimana e, quindi, quasi un milione in un anno. Lui crede che un bambino che colpisce tutte queste palle sarà imbattibile’. Agassi ce l’ha fatta, ma a che prezzo? Vuoi un figlio campione? Pretenderai dallo sport un determinato metodo e determinati risultati. È inevitabile. Questo, però, non è quello che vuole il Csi”.

Per il secondo esempio, il sacerdote ha preso come esempio le parole di una lettrice pubblicate sulla Gazzetta dello sport del 20 luglio 2007: “Mio padre si alza alle 4 del mattino da circa 40 anni, non ha mai infranto la legge e ha sostenuto sempre dignitosamente sua moglie e le sue tre figlie. Lo definirei un uomo vero. Acquistando il vostro quotidiano ho notato invece che, secondo voi, gli uomini veri sono i calciatori del Milan. Credo che dobbiate fare attenzione quando utilizzate certe etichette, perché i ragazzi vi leggono e non vorrei che, nel futuro, un giovane con un padre come il mio gli dicesse: ‘Papà, peccato tu non sia un uomo vero come i giocatori’”. “Pensate – ha detto – se un giorno vostro figlio scrivesse una lettera del genere. Credo che dovreste essere orgogliosi sia di lui che di voi stessi, perché significa che ha capito le cose importanti della vita, che ha dato una gerarchia ai valori, grazie a ciò che gli avete insegnato”.

Don Alessio ha poi aggiunto che “in un periodo dominato dalla frenesia in cui, secondo una statistica riportata da Repubblica, un padre dedica in media solo 38 minuti al giorno al proprio figlio, il giovane ha bisogno di adulti che sappiano valorizzare termini come sacrificio, rispetto, rinuncia: parole che si applicano bene allo sport, ma sembrano uscite dalla pedagogia di certe famiglie. Un figlio non va trattato come se dovesse diventare per forza un campione, perché in questo modo vivrà solo di ansia e con il timore di deludere le aspettative. Un giovane va amato per quello che è, non per quello che noi immaginiamo o pretendiamo che diventi”.

 

FORMAZIONE. Il prossimo incontro sarà rivolto a un’altra categoria influente sui ragazzi: gli allenatori

Grande soddisfazione per l’esito del convegno “Alleniamo i genitori a essere ottimi tifosi” promosso dal Centro sportivo italiano – comitato umbro e dalla Pastorale dello sport, del turismo e del tempo libero. Il primo a essere soddisfatto del lavoro svolto è il presidente regionale del Csi, Carlo Moretti, che ha sottolineato: “C’è stata un’ampia partecipazione, che ha coinvolto numerose figure: dirigenti dei vari Comitati umbri del Csi, insegnanti, responsabili di società sportive, e ragazzi impegnati e coinvolti negli oratori. Mi ha fatto molto piacere anche che al convegno abbia partecipato anche il mondo ecclesiastico attraverso la presenza della Pastorale della scuola, della Pastorale giovanile, della Pastorale della famiglia, che peraltro hanno collaborato attivamente all’iniziativa. Inoltre siamo stati onorati dalla presenza di due personaggi del calibro di mons. Paolo Giulietti e don Alessio Albertini”. Oltre che per la buona risposta del mondo sportivo ed ecclesiastico, la soddisfazione proviene anche dal fatto che si è raggiunto in pieno l’obiettivo prefissato in partenza: offrire diversi spunti di riflessione a tutti i presenti. Sia Moretti che don Roberto Biagini, responsabile per la Pastorale dello sport, hanno tenuto a precisare che questo di giovedì 29 ottobre è stato solo il primo di una serie di incontri inerenti tale tematica. Nel prossimo appuntamento sarà coinvolto il “terzo anello” del processo educativo: gli allenatori. “Non ci rendiamo conto – sostiene Moretti – di quanto i tecnici influiscano nella crescita di un giovane. Sono loro che con il proprio comportamento e le proprie ‘testimonianze’ formano i ragazzi. Il filo che li rende educatori o diseducatori è davvero molto sottile, pertanto è doveroso riservare una particolare attenzione anche alla loro preparazione”.

AUTORE: Michele Mencaroni