Visita di amicizia e di condivisione

Dal 19 al 23 novembre il Vescovo andrà in Kosovo, terra in cui la Caritas diocesana sta fornendo da anni un attivo sostegno alle famiglie disagiate

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Una visita che ha il sapore della condivisione, dell’incoraggiamento e della gratitudine; un’occasione per verificare, su un terreno concreto, il significato di condivisione e di vicinanza con i meno fortunati, di quanto in fondo sia gratificante il coinvolgimento personale sul piano del ‘donare’ agli altri non come destinatari del ‘di più’, ma come ‘fratelli’ in temporanea difficoltà. È questo il significato del viaggio in Kosovo del vescovo mons. Mario Ceccobelli, dal 19 al 23 novembre. Ce ne parla uno dei componenti più attivi della Caritas eugubina, Luca Uccellani, che utilizza la circostanza per riepilogare il cammino compiuto e i progetti. Nel campo abitano stabilmente e gratuitamente alcuni giovani volontari italiani, insieme a 30 bambini kosovari che non hanno una famiglia in grado di tenerli e a tre persone con problemi mentali. I responsabili sono una coppia di sposi, Massimo e Cristina Mazzali, in Kosovo dal giugno del 1999. Nel campo sono passati in questi anni centinaia di volontari italiani (tra questi una cinquantina della diocesi di Gubbio), che hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza molto arricchente, dal punto di vista umano e cristiano, nel contesto di una realtà sociale e culturale molto diversa da quella italiana. Opera su vari versanti: la ricostruzione (in particolare portata avanti nei primi tre anni), l’emergenza sanitaria, il sostegno alle famiglie più povere, l’animazione dei bambini. I progetti di aiuto non sono mai stati calati dall’alto, ma sono nati strada facendo, mettendosi in ascolto delle persone e cercando di condividere i loro bisogni e le loro sofferenze. I rapporti della nostra Caritas diocesana con il Campo di Radulac sono stati molto stretti sin dall’inizio. Oltre ad un aiuto economico annuale per le spese ordinarie, sono stati finanziati progetti di ricostruzione di case distrutte dalla guerra, di aiuto a famiglie povere (sia cattoliche che musulmane) e sono state ospitate persone venute in Italia per le cure mediche. Nel 2003, su iniziativa del dott. Piero Giglio, pediatra, che si era recato in Kosovo nell’estate precedente, è stato istituito anche un fondo per poter rispondere tempestivamente alle richieste di tipo sanitario. Tre anni fa, su iniziativa del campo, ha preso il via anche una cooperativa agricola, che ha coinvolto alcuni giovani kosovari (sono stati presi in affitto circa 250 ettari di terreno di proprietà dello Stato); la nostra Caritas ha contribuito mandando un trattore. Lo scorso anno è stata aperta una stalla per l’allevamento di vitelli da carne. Dal 2002 il nostro aiuto si è concretizzato anche attraverso un progetto di adozioni a distanza di bambini con situazioni personali e familiari particolarmente difficili. I soldi inviati (sono stati superati i 100.000 euro) servono per il cibo, i vestiti, il materiale scolastico e per l’assistenza sanitaria.