Vocazioni. Chiamati a rendere fruttuoso il dono di Dio

Nel messaggio per questa 58a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (25 aprile), Papa Francesco ci invita a riflettere, guardando alla figura di san Giuseppe, sul sogno della vocazione. Tutti noi, in modi diversi, dobbiamo a un sogno iniziale quello che siamo oggi; un sogno non cercato, eppure trepidamente amato e voluto, anche se talvolta – purtroppo – non pienamente realizzato.

Tre “chiamate” per i battezzati

Inseriti con il battesimo nella storia della salvezza cristiana, la nostra stessa esistenza diventa una storia di salvezza, caratterizzata da almeno tre “chiamate”: quella alla santità perché, rivestiti di Gesù Cristo e abbeverati dal suo Spirito, i cristiani sono “santi” e, perciò, abilitati e impegnati a manifestare la santità del loro essere nella santità del loro operare.

Quella alla missione, perché la vocazione alla santità è intimamente connessa con la responsabilità di annunciare e testimoniare la vita buona e bella del Vangelo.

Quella alla comunione, perché il battesimo, che unisce Cristo con i battezzati, è la porta e il fondamento della comunione nella Chiesa.

In modi diversi

In modo particolare, nella chiamata al sacerdozio si rinnova il mistero della Chiesa, che è quello di essere un popolo di chiamati. Nei presbiteri e nei religiosi rifiorisce, nel suo valore sempre creativo, il gesto d’amore infinito con il quale Gesù interpella e sospinge alla sequela: “Vieni, seguimi” (Mc 10,21).

[“Le vocazioni in otto parole” – Il video della Commissione CEU con otto testimonianze di vocazioni]

Radice della “chiamata” è la scelta di Dio

Non possiamo, infatti, dimenticare che alla radice più profonda del nostro essere sacerdoti, come del nostro essere cristiani, vi è l’iniziativa divina carica di amore, vi è l’appello e la scelta di Dio, in Cristo Gesù. Non la nostra preparazione ce ne rende degni, e nemmeno le nostre qualità umane e la nostra bontà ci abilitano ad accogliere e assumere il progetto di Dio.

Solo la nostra trepidante e consapevole povertà può essere il terreno fecondo dell’abbraccio di Dio. Ed è solo nella misura in cui noi – vescovi, sacerdoti, persone consacrate, ogni credente – sapremo di continuo riscoprire la nostra piccolezza di fronte al dono grandissimo e gratuito di Dio che porteremo frutto.

Una Giornata di preghiera

La celebrazione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni ci ricorda che tocca al popolo cristiano, specialmente alle famiglie, preparare il terreno e il clima favorevole al dischiudersi dei giovani alle cose di Dio. È tutto il popolo cristiano che deve domandare umilmente ciò che Dio solo può dare, pregando, secondo il comandamento del Maestro, perché mandi operai nella sua messe (Mt 9,38).

Ammirazione e gratitudine per i sacerdoti

Questo giorno, poi, offre a tutti noi l’occasione per ripetere ai nostri sacerdoti, riconoscendo la consegna della loro vita al Vangelo e ai fratelli, l’ammirazione e la gratitudine per il peso che portano con serenità e discrezione:

per l’umiltà con cui accettano – nonostante l’esperienza accumulata – di rimettere quotidianamente in questione il loro modo di fare e di vedere;

per l’impegno costante di servire e non di essere serviti;

per la castità e il celibato vissuti senza drammi e senza rimpianti;

per la preghiera semplice e fedele, carica della presenza di tutti; per la loro fede vivificata dall’eucarestia e dalla Parola;

per il senso della Chiesa che richiede molti distacchi e continua conversione, fiducia e tenacia;

per la passione che li anima nel trasmettere a tutti, piccoli e grandi, la buona notizia di Gesù.

Il Signore che li ha scelti e li ha consacrati sia la loro eredità (cfr. Dt 18,2), e ricolmi il loro cuore e la loro vita della gioia e della pace che riserva per i suoi amici.

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