Scuola della Parola: segue

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Lia Trancanelli e don Andrea Rossi, assistente spirituale diocesano dell’Ac
Lia Trancanelli e don Andrea Rossi, assistente spirituale diocesano dell’Ac

Sabato scorso si è concluso il ciclo della Scuola della Parola 2014-2015. Su questa iniziativa annuale abbiamo intervistato il presidente diocesano dell’Azione cattolica (organizzatrice della Scuola), Emanuele Bagnoli.

 

La Scuola della Parola è aperta a tutti: ragazzi, giovani, adulti, per un’opera di evangelizzazione e di promozione umana. Un’esperienza da continuare?

“La Scuola della Parola è un appuntamento cardine nel cammino dell’Azione cattolica della nostra diocesi, ed essendo aperta a tutti, è importante anche per tutti coloro che vogliono crescere nella preghiera e formazione laicale. Credo sia auspicabile continuare a poter vivere questi momenti, in quanto permettono ai laici di mettersi in relazione e di vivere insieme momenti di crescita umana e spirituale, così da ritornare nelle proprie parrocchie arricchiti dall’esperienza degli altri. La formula adottata in questi ultimi anni, quella di vivere il cammino anche come scuola di comunità, mettendo in relazione generazioni diverse, bambini, giovani e adulti, per quanto faticoso, è una soluzione che aiuta la trasmissione della fede e ci aiuta a conoscersi reciprocamente”.

Perché l’iniziativa sia più partecipata quali innovazioni bisognerebbe apportare, a suo parere?

“Il nostro impegno è sempre quello di migliorarci affinché, pur con i nostri limiti, possiamo testimoniare la fede nel quotidiano. Sicuramente intercettare i bisogni degli uomini e giovani d’oggi nel nostro territorio non è semplice; per poterlo fare c’è necessità di un discernimento collegiale tra tutti coloro che sono impegnati a organizzare questo cammino. La Scuola della Parola può e deve essere migliorata, per essere più attuale utilizzando per i giovani un linguaggio più moderno, capace di suscitare la curiosità verso Gesù e permettendo loro di innamorarsi di Lui. Agli adulti vanno offerti maggiori spunti per poter ‘dare ragione della propria fede’ in una società sempre meno cristiana”.

Sono state gradite le testimonianze rese da cristiani particolarmente impegnati nella vita della Chiesa?

“Le testimonianze sono, insieme all’autoformazione, uno dei cardini degli ultimi anni della Scuola della Parola. Le testimonianze ci aiutano a comprendere che si può vivere anche oggi il Vangelo, e che per farlo non servono doti da ‘supereroi’. L’ultimo testimone incontrato è stata la signora Lia Trancanelli, che con semplicità, ma con grande passione e amore, ci ha presentato la figura di suo marito, il servo di Dio Vittorio Trancanelli deceduto nel 1998. Ci ha illuminato facendoci comprendere che tutte le azioni manifestatrici del regno di Dio, piccole o grandi che siano, mettono radice in una vita di preghiera e di comunione con gli altri”.

Scuola della Parola: origini e sviluppi

La Scuola della Parola è un’esperienza nata agli inizi degli anni ’90 come scuola associativa dell’Azione cattolica, poi diventata appuntamento diocesano per tutti i giovani e adulti. Negli anni ha avuto varie sedi in cui si è svolta, passando dalla casa diocesana di Spagliagrano al santuario di Collevalenza. Per alcuni anni si è tenuta in modo itinerante nelle parrocchie: nella penultima edizione, nella parrocchia del Crocifisso di Todi, e quest’anno nelle parrocchie di Orvieto Scalo e Ciconia. Negli anni la Scuola ha avuto come comune denominatore tre momenti fondamentali: la preghiera o adorazione eucaristica, l’agape fraterna e la formazione spirituale laicale. Nel susseguirsi degli anni, diversi testimoni sono stati chiamati a raccontare la loro esperienza di vita cristiana. Tra loro, Giovanni Bachelet, sacerdoti maroniti e armeni, Luigi Alici e Franco Miano ex presidenti nazionali dell’Ac, e la scrittrice Susanna Tamaro; quest’anno è stata la volta di Lia Trancanelli.

 

AUTORE: Antonio Colasanto

1 COMMENT

  1. Mi piacerebbe una “Scuola della Parola” settimanale in ogni parrocchia.

    A san Marco, anni addietro, ci incontravamo una volta ogni settimana per approfondire argomenti di Teologia. L’iniziativa si interruppe perché l’iniziatrice si ammalò gravemente.

    E’ vero che c’è il catechismo e che la Messa domenicale rappresenta il “catechismo per tutti” (che lo ricevono in devoto silenzio).

    Non mi pare, però, la stessa cosa. E vedo anche che c’è un diffuso desiderio di incontro e di scambio, o, se vogliamo, di “esternazione” personale.

    Nella mia parrocchia di orgine, in Toscana, tanti, troppi, anni or sono, c’erano riunioni settimanali dell’Azione cattolica dedicate al caterchismo (per ragazzi, giovani e adulti).

    A Perugia, nelle parrocchie che conosco, non ho mai sentito parlare di Azione cattolica, ma non sono le “etichette” che contano!

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