Storie di Passione e di Risurrezione

CARITAS. Vita vissuta in questi anni di crisi

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Volontari e operatori in un emporio solidale Caritas
Volontari e operatori in un emporio solidale Caritas

La Settimana santa che stiamo vivendo, con il Calvario di sofferenze, il buio della morte e poi la luce della Pasqua, non è soltanto la narrazione di un avvenimento passato o un dogma di fede; è anche il simbolo della vicenda umana, nostra e di coloro che ci vivono a fianco. Storie vere e forti di Passione ne vede ogni giorno, ad esempio, Stella Cerasa, responsabile del Centro di ascolto Caritas di Perugia. “Abbiamo affrontato e stiamo ancora affrontando – racconta – anni difficilissimi di una crisi economica che, come un terremoto, ha colpito tutti, sebbene con intensità differenti. Di storie di Passione qui ne passano tante. I momenti più difficili per noi, di vera sofferenza, sono quando esaminiamo le richieste di aiuto per il Fondo di solidarietà delle Chiese umbre e leggiamo le storie di chi le ha inviate: sono storie di disperazione, dove alla mancanza di lavoro si somma spesso la malattia, la disabilità, la solitudine. Perché, ovviamente, le difficoltà economiche incidono anche sulla salute, ti portano a curarti di meno, a posticipare o annullare quelle analisi o accertamenti che prima erano una routine. In questo senso – continua – le feste sono un momento particolarmente delicato, il più difficile dell’anno, perché diventa più forte il confronto tra quello che non si ha e quello che si vorrebbe avere, sia in termini economici che affettivi”. Ma la fede ci insegna che dopo ogni Passione c’è sempre una Risurrezione. “Così è anche nella vita – evidenzia Stella -. Accade che finalmente si riesce a trovare un lavoro, anche piccolo e precario, che dà la spinta giusta per ripartire. O che si riesce a ricostruire se stessi e la propria vita. Penso, ad esempio, alle donne vittime di abusi che dopo anni tornano a uscire, a lavorare, a guardare con fiducia al prossimo. Ultimamente, poi, percepiamo la sensazione che quacosa si sta muovendo, che alcuni spiragli di ripresa ci sono, che la tenacia delle persone è più forte di tutto”. A questo proposito – racconta ancora – è emblematica “la storia di un uomo originario del Camerun, arrivato in Italia da clandestino molti anni fa, che si è rivolto a noi. Nel tempo ha trovato un lavoro, lo abbiamo aiutato con i documenti per avere un permesso di soggiorno regolare, ha fatto venire in Italia moglie e figli. Poi è arrivata la crisi e si è trovato di nuovo senza lavoro. Cosa ha fatto? Ha preso la sua macchina, ha caricato tutte le sue cose e per la terza volta si è lanciato nella ricerca di una vita migliore. Ora lavora in Germania e la sua famiglia lo ha raggiunto. A noi della Caritas ha fatto la prima telefonata appena arrivato in territorio tedesco, per ringraziarci di ciò che avevamo fatto per lui negli anni trascorsi in Italia. Questa piccola cosa, questa storia di tenacia e risurrezione, ci ha scaldato il cuore e dà senso al nostro lavoro”. Cosa occorre per “risorgere”? “Oltre alla tenacia di cui parlavamo – risponde la responsabile Caritas -, la fede è sicuramente un grande strumento, un fortissimo alleato. Perché ti fa leggere la sofferenza in maniera diversa, come una prova in attesa di qualcosa di migliore, senza perdere la speranza”. Come una prova necessaria al cambiamento e al miglioramento di sé. Cambiamento che non coinvolge solo chi vive la prova direttamente. “Come ricordavo prima – conclude Stella – la crisi ha scosso tutti come un terremoto, economicamente, ma anche emotivamente. Di conseguenza, anche chi non ha subito gravi danni è naturalmente portato a girarsi verso il vicino e chiedergli: ‘Come stai? Tutto bene?’. Questo è il bello e il positivo che ha portato la crisi: una nuova attenzione al prossimo che, concretamente, si realizza in un aumento della solidarietà che noi abbiamo percepito. Una generosità gratuita, disinteressata, spontanea, spesso anonima. C’è tanta solidarietà non più solo tra i familiari, ma tra i vicini, gli amici. Forme di aiuto reciproco che non si realizzano soltanto nel dare soldi, ma nel sostenersi a vicenda, come la madre che va a prendere a scuola i figli del vicino insieme ai suoi e li tiene a casa propria per i compiti e la merenda, visto che la loro mamma deve lavorare e non può permettersi di pagare per lasciarli a qualcuno. Faccio l’esempio, a tale proposito, di un condominio di Perugia: da oltre due anni aiutavano anche economicamente una famiglia del palazzo in difficoltà. Si sono rivolti a noi solo quando veramente non ce l’hanno più fatta. E non si tratta di un caso isolato”.

AUTORE: Laura Lana

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