194: un dibattito sempre acceso

Aborto. Un dramma tornato sotto i riflettori. Ma come lo percepiamo?

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Il fatto di cronaca che ha provocato un ritorno di abortisti incalliti in piazza con le solite menzogne di sempre, già usate prima dell’approvazione della legge 194 e durante il referendum del 1981, è l’intervento della polizia nella Clinica ostetrica di Napoli su chiamata (di chi?) per un presunto aborto volontario dopo il terzo mese. Da quanto ci è dato sapere, si trattava di un aborto volontario alla 21a settimana di gravidanza per una donna al cui figlio era stata diagnosticata in utero la Sindrome di Klinefelter. Aveva chiesto l’aborto in forza dell’art. 6 della legge 194, perché la notizia della malattia del figlio, come ha certificato uno psichiatra, determinava un grave pericolo per la sua salute psichica. Questo fatto – associato alla notizia della sopravvivenza a Bologna nello stesso periodo di un neonato di pari età gestazionale, ed alla vicenda del neonato di Firenze abortito alla 22a settimana per una presunta malformazione, che alla nascita non è stata riscontrata, e che è sopravvissuto per alcuni giorni – ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei direttori di 4 Cliniche ostetriche universitarie di Roma, che hanno stilato un documento per affermare la necessità di rianimare tutti i neonati prematuri nati vivi nel secondo semestre di gravidanza, indipendentemente dalla loro epoca gestazionale. Oggi, infatti, nei reparti di neonatologia dei nostri ospedali di III livello, sopravvive il 70% dei neonati partoriti fra la 25a e la 28a settimana, il 10% di quelli partoriti fra la 25a e la 23a settimana ed, eccezionalmente, qualche neonato venuto alla luce alla 22a settimana. Quanto fin qui esposto ci fa capire a quale stato di anestesia morale ci ha condotto la legge 194 in questi suoi primi trenta anni di vigenza: ognuno di noi, anche se si dichiara contrario all’aborto, convive tranquillamente con l’aborto volontario senza preoccuparsi minimamente della sua subdola diffusione sotto forme che non vengono neanche registrate come aborto volontario (nell’anno 2006 sono state vendute 356 mila confezioni di pillola del giorno dopo, di cui 195.800 a ragazze tra i 14 ed i 20 anni!) e senza spendere una parola o un gesto di solidarietà quando viene a sapere che una vicina di casa, un’amica, una conoscente, una collega di lavoro… è tentata di abortire. Ci siamo ancor più convinti che, se il bambino non ancora nato è malato, è meglio per lui non farlo nascere; siamo di fatto diventati razzisti come chi voleva una razza pura e forte. Che l’applicazione della legge 194 in questi primi trenta anni sia stata ‘ come chi l’ha voluta ‘ esclusivamente in senso abortista, lo dimostra il fatto che fino ai primi giorni di quest’anno amministratori, politici, medici, magistrati non hanno mai preso nella dovuta considerazione neanche il dettato dell’art. 7 della legge 194, che imporrebbe ‘ uso il condizionale perché nessuno fino ad oggi l’ha fatto – che ‘il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto’. Per cui, non solo bisognerebbe evitare di trovarsi in queste condizioni, impedendo l’aborto volontario dopo la 19a settimana e controllando attentamente le certificazioni, prevedendo l’istituzione di un Difensore del concepito con il compito di tutelare il Concepito, valutando la reale consistenza del pericolo per la salute fisica o psichica della donna; ma anche vigilare che tutti gli aborti volontari che ancora vengono fatti dopo la 21a settimana (nel 2006 ne sono stati fatti 910!) vengano eseguiti in reparti ostetrici di III livello, usando per l’induzione del parto abortivo farmaci che si usano normalmente per l’induzione del travaglio di parto e non quelli per l’aborto, che il più delle volte provocano la morte del feto prima della nascita. ‘e Ferrara propone la ‘moratoria’ per l’abortoIn questi primi giorni del 2008 si è aperto un dibattito sulla legge 194. A favorirlo è intervenuta la proposta di moratoria sull’aborto fatta da Giuliano Ferrara all’indomani dell’approvazione da parte dell’Onu della moratoria per la pena di morte, e portata avanti dallo stesso con perseverante tenacia e coraggio. Tale proposta, in effetti, rappresenterebbe il coerente e logico comportamento di quei legislatori che si sono fatti promotori della richiesta di moratoria della pena di morte in forza del rispetto della dignità di ogni essere umano. Giuliano Ferrara, nella lettera al Segretario generale dell’Onu, scrive: ‘Negli ultimi tre decenni sono stati effettuati più di un miliardo di aborti, con una media annua di circa cinquanta milioni di aborti. Secondo l’ultimo rapporto dello United Nations Population Fund, in Cina si corre il rischio di aborti, incentivati e anche coattivi, per decine di milioni di nascituri in nome di una pianificazione familiare e demografica di Stato. In India, per una selezione sessista, sono state eliminate prima della nascita milioni di bambine in 20 anni. In Asia l’equilibrio demografico è messo a rischio da un infanticidio di massa che sta assumendo proporzioni epocali. In Corea del Nord il ricorso all’aborto selettivo tende alla radicale eliminazione di ogni forma di disabilità. Anche in Occidente, l’aborto è diventato lo strumento di una nuova eugenetica che viola i diritti del nascituro e l’uguaglianza tra gli uomini, portando la diagnostica prenatale lontano dalla sua funzione di preparazione all’accoglienza e alla cura del nascituro e vicino al criterio del miglioramento della razza, distruggendo così gli ideali universalistici che sono all’origine della Dichiarazione universale del 1948’.

AUTORE: Angelo Francesco Filardo