A Gubbio un Corso di laurea promosso dalla Comunità di Capodarco per lavorare in un settore in espansione

Impegno sociale: una laurea per farlo con professionalità

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Anche a Gubbio si può prendere una laurea. E’ un Corso piuttosto originale,nato da un’esperienza di lunga data, quella della Comunità di San Girolamo,oggi comunità di Capodarco.A promuovere il Corso è stato don Angelo Fanucci, presidente della Comunitàdi Capodarco dell’Umbria, e sul numero scorso de La Voce, nella sua rubricasettimanale “Abat Jour”, ha spiegato quando è nata l’idea e perché.

Riprendiamo il discorso con don Angelo.Ci spiega cosa c’è dietro la sigla del”Duep”, che significa Diploma universitario per educatoriprofessionali e che ha preso il via a Gubbio, nell’anno accademico 1999/2000. Dall’anno successivo, con la Riforma Zecchino, è diventato Corso di laurea diPrimo Livello.

Don Angelo, quale è la peculiarità del Duep?

“Il corso nasce sulla scia di uno degli auspici finali del Convegno Ecclesiale di Palermo 1995: che in ogni parrocchia, accanto agli edifici destinati al culto e alla catechesi, sorga un gruppo di accoglienza stabile al servizio dei meno fortunati. Il Corso intende formare persone che siano all’altezza di questo auspicio. Ne è nata una sinergia con la Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) di Roma, che cura il piano di studi e conferisce il titolo accademico, con l’Amministrazione comunale di Gubbio, che offre il suo determinante supporto logistico ed economico e la Comunità di Capodarco dell’Umbria che si fa carico del tirocinio e dell’organizzazione generale”.

Ma diocesi e parrocchie sono già impegnate nella solidarietà.

“La Chiesa è un unico prisma a tre facce: annuncio, celebrazione, testimonianza della carità, ma, mentre annuncio e celebrazione sono saldamente strutturate nella pastorale parrocchiale, la testimonianza della carità non di rado si riduce alla raccolta di fondi per i poveri e ad iniziative magarilodevoli ma episodiche, non determinanti nella compagine della parrocchia”.

E il vostro Corso cosa c’entra con questo progetto?

“Grazie al sostegno delle tre massime imprese operanti nell’Eugubino (Cementerie Barbetti, Colacem e Sirio Ecologica), abbiamo spedito alle 7.000parrocchie che in Italia superano i 3.000 abitanti tre numeri speciali de Il lato umano (la rivista della Comunità di Capodarco n.d.r.), dicendo: mandateci il meglio dei vostri ragazzi, ve li rimanderemo professionalmente preparati e motivati ad accogliere i poveri nella propria vita, prima ancora che nella propria professionalità, capaci di gestire iniziative stabili inserite nella pastorale parrocchiale senza scaricarne il peso sulla parrocchia”.

Si potrà lavorare solo in parrocchia?

“No. Il corso di Gubbio conferisce un titolo valido a tutti glieffetti. L’alunno, una volta conseguita la laurea di primo livello (3 anni), potrà continuare per la laurea in Scienze della Formazione (5 anni) e per la specializzazione (7 anni); o potrà impiegarsi altrove: centri di pronta ospitalità, istituti per minori in difficoltà, comunità alloggio, case-famiglia, convitti, centri di igiene mentale, pensionati per anziani, centri diurni per anziani, handicappati, tossicodipendenti, case protette, comunità terapeutiche, case per ragazze madri, istituti di previdenza e pena per adulti e per minori, servizi in collaborazione con l’attività giudiziaria (tutela, affidamento familiare, libertà assistita), centri ricreativi e attivitàdi tempo libero, centri sociali, biblioteche decentrate, consultori familiari. Le prospettive occupazionali sono ottime: l’impegno nel sociale in Italia s’aggira intorno ad un 4% circa, contro l’8% della Francia o dell’Inghilterra”.

Si tratta comunque di lavori impegnativi, molto lontani dal modellodell’impiegato che timbrato il cartellino è libero da responsabilità. Comepensate di motivare gli alunni?

“Recuperando come orizzonte vitale per la formazione degli alunni “quel sapere sull’uomo che nasce dalla fede”; valorizzando come preliminare a tutti gli altri l’insegnamento della Teologia, vista dal versante dell’antropologia teologica, dando ampio campo di espansione agli insegnamenti Lumsa, che sempre vogliono rendere gli allievi sensibili ai grandi problemi umani e agli interrogativi di senso del vivere, attenti al valore assoluto diciascuna persona, specialisti nella relazione”.

Questa la teoria. E in pratica?

“Sul piano dell’esperienza è previsto un tirocinio fortemente impegnativo. Oltre le varie forme di sostegno ai poveri presenti nella Usl Umbria1 e in altre significative esperienze, referente essenziale è il contatto continuo e stimolante con la Comunità di Capodarco dell’Umbria, con la sua gamma di esperienze (gruppi residenziali, centri sociali, cooperative sociali, ecc.), ma soprattutto con l’alto tasso di problematicità, insito in una realtà che accoglie soggetti in difficoltà così come sono, e nel momento in cui li accoglie si ripromette di diventare insieme come tutti dovremmo essere”.

Tutto qui?

“Questo sul piano della motivazione. Sul piano della professionalizzazione gli alunni verranno resi capaci di padroneggiare, teoricamente e praticamente, le indispensabili conoscenze di base, le opportune metodologie di intervento e gli strumenti operativi più adeguati ai settori in cui è prevedibile la loro collocazione professionale dell’educatore. Giovani capaci di analizzare i fattori del disagio sociosanitario, di individuarne leterapie, di partecipare da protagonisti alla progettazione, all’allestimento e alla gestione di “stabili iniziative di accoglienza ai menofortunati”.

Lei ha iniziato ricordando il Convegno di Palermo. Che rapporto c’è tra ilCorso e la Chiesa italiana?

“Nel mese di giugno il Presidente card. Ruini per ben due volte harinnovato il suo caloroso consenso. La generosità della Presidenza della Cei ci ha permesso di far fronte alle ingenti spese della “partenza”. Un contributo iniziale, ha scritto mons. Antonelli, “di incoraggiamento per l’encomiabile iniziativa, che si auspica trovi in futuro il consenso e il sostegno anche economico dell’intera collettività nazionale”.

C’è spazio per un progetto del genere nel nostro traballante Stato Sociale?

“Cesare Mirabelli, presidente della Corte costituzionale, non haavuto dubbi in proposito intervenendo il 13 maggio scorso alla chiusura del primo anno di corso. Oggi lo Stato sociale intelligente chiede sinergie a quel Privato Sociale avanzato che si dimostra in grado di personalizzare gli interventi, socializzare i bisogni, entrare nelle loro pieghe, elaborare risposte sempre più articolate a forme di emarginazione sempre più sottili. La Chiesa ha da dire la sua come mai nel suo recente passato. Nel moderno Stato sociale lo spazio per tutti diventa soprattutto spazio per chi è motivato”.

E in Umbria quali prospettive ci sono?

“Col pensiero rivolto a quanto successe al tempo della Fondazione contro l’usura, abbiamo chiesto un preciso atto politico alla Giunta regionalesu questo nostro progetto. Questo, fra l’altro, ci permetterà di accedere ai fondi dell’Unione Europea”.

AUTORE: D.A.