Albania, terra amata

La testimonianza di una delle partecipanti al campo di lavoro organizzato - come ogni anno - in agosto dalla diocesi

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Anche quest’anno la nostra diocesi ha organizzato il campo di lavoro in Albania, nel nord del Paese, nella città di Fusche Arrez, dal 18 al 29 agosto. Ogni viaggio è un’esperienza che coinvolge i missionari a 360 gradi, facendoli sentire parte integrante di quel popolo ancora ferito da problematiche legate a regimi dittatoriali in auge fino a non molto tempo fa, ma nonostante tutto ricchi di una fede forte e di un amore verso Cristo che ha permesso loro di superare momenti difficili. L’interrogativo che viene posto pochi giorni prima della partenza o immediatamente dopo essere tornati è quale motivo ti spinga ad andare, e magari a tornare una, due’ o venti volte! I sorrisi, le strette di mano, gli abbracci delle persone di Fusche Arrez e dei villaggi limitrofi ci fanno sentire ‘uno di loro’: raramente ho trovato gente restia a salutarci o i bambini a giocare con noi. Ecco, giocare è una delle attività che cerchiamo di fare per avvicinarci ai più piccoli, con programmi di animazione legati a brevi lezioni di catechismo. Siamo soliti metterci in cerchio con loro e conoscere la vita di Cristo con attività manuali e creative. Quest’anno, in particolare, abbiamo cercato di far conoscere ai bambini dai 5 ai 13 anni la storia di san Paolo, con una breve drammatizzazione da loro interpretata, e preparata grazie all’aiuto dei giovani albanesi che collaborano con suor Grazia e suor Bernardette alla missione. Ogni mattina eravamo impegnati in un villaggio a pochi km da Fusche Arrez, dove, oltre alla catechesi per bambini e adulti, ci si divertiva organizzando giochi per tutte le fasce d’età. È stato un azzardo ben riuscito far giocare le donne adulte ed anziane con i palloncini ad acqua, non lo avremmo mai immaginato; la figura della donna è ancora legata a schemi dove l’uomo è superiore. A conclusione si celebrava la messa, seguita silenziosamente, ammirando con occhi lucidi ‘quella’ particola innalzata al cielo. Nel pomeriggio invece tutte le attività si svolgevano nella casa della missione concludendo con la celebrazione nella chiesa di San Giuseppe, la casa dei cristiani di Fusche Arrez, dove, in quei dieci giorni, sono stati battezzati 3 bambini, un giovane ha ricevuto il sacramento della prima comunione e una coppia quello del matrimonio. Quest’anno sono mi ha colpito in modo particolare la visita ad una famiglia in un villaggio a 5 ore di viaggio da Fusche Arrez: sei bambini dai 2 ai 12 anni, figli di un’anziana coppia di genitori, costretti a vivere in una casa senza tetto e dormire in una capanna di legno e pietre, in attesa della nuova casa che le suore della missione stanno facendo tempestivamente ricostruire. Nell’abbracciarli e lavarli sentivo le parole di Madre Teresa riecheggiarmi nella mente: ‘Ogni volta che lavo quei corpi sporchi e magari malati… è come accarezzare Cristo’. Forse basta questo per rispondere a tutti coloro che ci chiedono perché continuiamo ad andare in Albania, e perché tanti giovani ‘utilizzano’ le loro ferie per vivere questa esperienza.

AUTORE: Elena Marcucci