Amare il Signore

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“Questa parola è molto vicina a te”, afferma Mosè a conclusione del suo terzo ed ultimo discorso.

Prima lettura

Il brano della I lettura di questa quindicesima domenica del TO è tratta dal libro del Deuteronomio nel passaggio in cui Mosè sta consegnando in eredità agli israeliti il ‘sapere’ consistente nell’insieme dei comandi (‘parole’) del Signore. Se la sapienza per se stessa è concepita come inaccessibile all’uomo (Gb 28,13; Qo 7,23-24; Sir 1,6), in realtà Mosè sta dicendo agli israeliti che il Signore l’ha resa ‘fruibile’ attraverso il linguaggio della Legge.

Nelle popolazioni del Vicino Oriente Antico la sapienza era frutto dell’attività speculativa dell’uomo, invece all’interno del popolo biblico la sapienza aveva origine dal Signore. Come potevano quindi gli israeliti accedervi? Ecco pertanto che Mosè introduce la novità proponendo la Legge come realtà “molto vicina” che non va solo professata a voce (“bocca”), ma va anche interiorizzata e riflettuta (“cuore”, e il cuore è considerato la sede non solo dei sentimenti ma anche dei pensieri) e “messa in pratica”.

Salmo

Al messaggio della I lettura rispondiamo con la parte del Salmo 18 che si riferisce proprio alla Legge che è presentata come “perfetta” e come motivo di gioia e di saggezza del “semplice”. Per renderne esplicito il valore teologico e il beneficio che ne traggono quanti la perseguono, la Legge del Signore è paragonata a “molto oro fino” e all’insieme delle celle esagonali delle api dalle quali gronda il miele, come a indicarne anche il senso di abbondanza e di intenso gusto (“favo stillante”).

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal Libro del Deuteronomio 30,10-14

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 18

SECONDA LETTURA
Lettera di Paolo ai colossesi 1,15-20

VANGELO
Vangelo di Luca 10,25-37

 

Seconda lettura

Nella II lettura, ascoltiamo un brano tratto dalla Lettera ai Colossesi che ci accompagnerà per altre tre domeniche.

L’apostolo Paolo scrive ai credenti di Colossi,convertiti dal paganesimo, per difenderli da sedicenti maestri che vorrebbero istigarli a ritornarealle ritualità del passato. Nel caso specifico, c’è la tendenza ad attribuire un’eccessiva importanza alle potenze celesti e cosmiche quasi da essereritenute divinità.

Paolo con il suo scritto fa presente che non si mette in discussione l’importanza delle funzioni di queste ‘entità’, anzi, vengono equiparate agli angeli, ma occorre considerare il giusto ruolo che ricoprono: gli angeli sono infatti intermediari, non divinità. Solo Cristo è al di sopra di ogni potenza cosmica, solo Lui è “immagine del Dio invisibile” e, accennando alla gerarchia angelica veterotestamentaria, l’Apostolo insegna che in Gesù Cristo sono state create “tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze”.

Vangelo

La pagina del Vangelo secondo Luca ci propone l’amore per il Signore e per il prossimo come via esclusiva per ottenere una vita terrena ed eterna felice. Benché l’amore per il Signore evidenzi un grado di coinvolgimento maggiore perché devono esservi impiegate tutte le facoltà umane (cuore, anima, mente e forze), relativamente all’amore per il prossimo Gesù dona un insegnamento per renderne esplicita l’applicazione nell’ordinarietà della vita. Si tratta della parabola così detta del buon samaritano.

In essa vi sono diversi personaggi (un uomo, dei briganti, un sacerdote, un levita ed un samaritano) ed un luogo strategico (strada Gerusalemme-Gerico) perché caratterizzato dalla presenza di numerose spaccature delle rocce dove i briganti potevano nascondersi. Saltano subito agli occhi i beni di cui era provvisto il samaritano (garze, olio e vino), beni necessari per affrontare viaggi lunghi e in zone impervie ed isolate dove poteva accadere di tutto, ma qui non si tratta solo di occorrente per l’evenienza quanto piuttosto di un cuore generoso e premuroso che si fa carico fisicamente e a proprie spese del prossimo incappato nei briganti.

È infatti riportato il verbo (splanxnizomai) che è lo stesso attribuito a Gesù e al padre del figlio prodigo, e che in questo caso descrive i sentimenti del samaritano, uno dal quale il dottore della Legge non si sarebbe aspettato mai nulla di buono: amore fino alla ‘spremitura delle viscere’. Questo tipo di amore, “viscerale”, è anche il parametro con cui stabilire chi ha agito rettamente nei riguardi del ‘prossimo’.

Tenendo conto della religiosità del tempo di Gesù, questa parabola è scandalosa! L’amore è universale e chiunque ne fa il proprio stile di vita cambia le sorti dell’esistenza altrui e propria ed ha il primato sulla Legge.

Imitiamo, dunque, il samaritano, come Gesù ci invita a fare (“Va’ e anche tu fa’ lo stesso”), ma allo stesso tempo accorgiamoci anche delle nostre ferite (paure, rancori, insoddisfazioni, …) e della necessità che abbiamo di Colui il cui amore viscerale è stato crocifisso.

“Di queste ferite l’unico medico è Gesù, che elimina le passioni alla radice, non come la Legge, che ne eliminava solo gli effetti come frutti nati da piante cattive, ma avvicina la scure alle radici della malizia. Egli ha portato l’olio che sgorga dalle viscere misericordiose del Padre e, in abbondanza, lo ha donato gratuitamente” (Clemente di Alessandria).

Giuseppina Bruscolotti

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