Ast: troppi punti sono poco chiari

Fin dall’inizio, la cessione delle Acciaierie è avvenuta in modi poco trasparenti. Ora tutto rischia di precipitare

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Panorama degli stabilimenti delle acciaierie di Terni
Panorama degli stabilimenti delle acciaierie di Terni

La vicenda delle Acciaierie di Terni si sta facendo inquietante; serpeggia la paura che alla fine lo stabilimento possa essere chiuso o fortemente ridotto. Il timore è fondato, la situazione è di stallo, e ogni decisione viene rimandata di scadenza in scadenza. Intanto la produzione langue, così dicono i sindacati.

Quel che sta accadendo è incomprensibile. Tutti ricordano come la decisione della ThyssenKrupp di vendere l’Ast ad Outokumpu sia stata improvvisa e non ben motivata. La società acquirente, nella persona di uno dei massimi dirigenti venne a Terni e rassicurò tutti: l’Outokumpu ha in mente di mantenere e aumentare gradualmente la produzione, tanto che l’accoglienza da parte della città di Terni fu benevola. Dopo qualche tempo, all’improvviso, Outokumpu annunciò di dover vendere l’Ast su ordine della Commissione europea per la concorrenza, in quanto la posizione della multinazionale sarebbe diventata dominante in Europa.

Allora ci domandiamo: perché ha acquistato? Non sapeva di correre questo rischio? Non venne alcuna risposta, comunque siamo rimasti in attesa di un nuovo acquirente – entro termini non brevi, peraltro, e senza che fosse fissato alcun prezzo minimo di acquisto: la vendita era al migliore offerente. Prima della scadenza del termine giunsero tre offerte, di cui una, quella di Aperam, Arvedi, Marcegaglia è apparsa subito la migliore e, quindi, da preferirsi. Outokumpu chiese e ottenne un ulteriore lasso di tempo per rispondere; approssimandosi la seconda scadenza, chiese ulteriore termine e le fu accordato. Ed ora, come fulmine a ciel sereno, dichiara che nessuna delle offerte di acquisto è accettabile perché tutte di troppo inferiori al valore effettivo dell’Acciaieria di Terni.

A questo punto, io manifesto uno stupore improvviso, per non dire altro: se così stanno le cose, perché la Outokumpu non ha fissato un prezzo minimo fin dall’inizio? A che gioco stiamo giocando? Istituzioni e sindacati si sono rivolti alla Commissione europea, e questa fa sapere che poco può fare poiché trattasi di compravendita tra privati.

La situazione è critica, molte le manoifestazioni dei lavoratori sfociate anche in scontri con le Forze dell’ordine. I poliziotti hanno bloccato hanno bloccato il corteo di protesta dei lavoratori per impedire che i manifestanti occupassero i binari della stazione e sono entrati in azione con manganelli colpendo quelli in prima fila e ferendo anche il sindaco di terni Leopoldo Di Girolamo, a cui va tutta la solidairetà di tutta la comunità. Episodio incresciosissimo, da non ripetersi; i lavoratori, con il sindaco, difendevano i posti di lavoro e il futuro della città.

AUTORE: Nicola Molè