Bassetti: “L’importanza di aver cura dell’immenso presepe che è la terra”

Tempo di lettura: 203 secondi

Si è svolta nel pomeriggio del primo dicembre, prima domenica di Avvento, l’inaugurazione della Mostra internazionale d’arte presepiale di Città di Castello (1 dicembre – 6 gennaio) tenutasi alla presenza del cardinale arcivescovo di Perugia e presidente della Cei Gualtiero Bassetti. Si tratta di un suggestivo percorso espositivo di presepi  – oltre 200 provenienti da tutta l’Italia collocati in 3 sedi e in 15 location – e a tema: anche uno in discarica e un altro dedicato alla Valnerina colpita dal sisma del 2016, simbolo della rinascita e della speranza di una terra messa a dura prova.

Proprio di «rinascita» e di «speranza» ha parlato il cardinale Bassetti rivolgendosi agli organizzatori della mostra, ai rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose e ai numerosi visitatori.

«Plaudo a questa iniziativa che si ripete ormai da anni – ha detto il presidente della Cei –, sempre con arricchimenti ulteriori e allusioni suggestive e significative ai temi più attuali. L’anno scorso, alla XIX edizione, veniva portata alla nostra attenzione, in modo artistico ma carico di pathos, la tematica delle migrazioni, delle quali ognuno di noi viene ancora chiamato a rendersi partecipe, coinvolto in prima persona, proiettato a compiere ogni possibile sforzo di comprensione e di carità».

«Quest’anno cambiano gli scenari – ha proseguito il cardinale –, ma non muta l’appello di fondo al nostro coinvolgimento: si visualizza il tema delle discariche, sia come riferimento concreto, sia come valore simbolico, metafora di quelle periferie umane su cui Papa Francesco non si stanca di mettere l’accento.

Un accento e un’attenzione più che mai urgente, verso la nostra comune umanità e verso la nostra vita in questo pianeta, amato e sofferente, alla cui salute ognuno di noi è chiamato a contribuire con i propri comportamenti. «La nostra oppressa e devastata terra, che “geme e soffre le doglie del parto”(Rm 8,22)», come ci ricordava Papa Francesco nella Laudato si’ .

Questa mostra, un presepe di presepi, da visitare uno ad uno e coralmente, sia come singoli oggetti d’arte sia nella loro narrazione complessiva, rappresenta benissimo l’importanza di aver cura dell’immenso presepe che è la terra, dove ogni istante si consumano delitti e ingiustizie, ma ad ogni angolo, anche in mezzo al mare, anche nei barconi dei derelitti, si assiste al miracolo della nascita di bambini e al rifiorire di segni di speranza, di impegno e di vitalità.

Bisogna saperli vedere e coltivare, come fecero i Magi, che, pur ammantati di sapienza antica, all’occorrenza seppero servirsene per spogliarsi dell’”uomo vecchio”, per mettersi al servizio di Chi incarnava la Vita vera, l’autentica novità».

«Quale miglior giorno per inaugurare un evento di questo genere, oggi che inizia l’Avvento – ha evidenziato il porporato avviandosi alla conclusione –, ossia il cammino di ogni cristiano in preparazione al ripetersi di quel miracolo e mistero che è la Natività, l’incarnazione del Salvatore e Redentore di tutti, il quale assume carne ed esistenza umana per portare l’umanità tutta alla sua vita eterna e trasfigurata.

Si tratta appunto di un percorso, e possiamo incamminarci meglio se sorretti da strumenti come questo che abbiamo davanti agli occhi, dove ci viene insegnato che il miracolo della bellezza, della redenzione, può compiersi anche in luoghi e scenari apparentemente sordidi, purché carichi di verità e di umanità, purché partecipi di gesti anche minimi di carità e di amore.

Esprimo dunque gratitudine a chi ha ideato l’evento e a chi ci si impegna fattivamente, sia i singoli sia l’intera comunità di questa bellissima e storica Città di Castello, di cui la mostra valorizza una volta di più ogni angolo.

«Saluto tutti gli organizzatori e gli espositori, che hanno contribuito non solo a fare più bella questa iniziativa e questa città, ma anche, idealmente, l’Italia e il mondo, scegliendo questa terra e questa regione, che nei secoli ha visto transitare tanti santi, per ripiantare, con le proprie opere, nuovi semi di speranza e di significato. Il mio augurio natalizio si rivolge a tutti, inclusi i visitatori, perché si possa ripartire da questo Natale per imparare a vedere e rinvigorire tutti i segni di bene e di vita sparsi nel mondo».

LASCIA UN COMMENTO