Belfiore (Foligno). L’esperienza del gruppo giovani dell’Unità pastorale “San Domenico”

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La parrocchia di Belfiore, nella diocesi di Foligno, fa parte dell’Unità pastorale “San Domenico” che comprende anche le parrocchie di Valtopina, Capodacqua, Pieve Fanonica, Vescia e San Giovanni Profiamma.

Al di là dei campanilismi

Nello spirito di unità è nato il gruppo giovani “Gaspare Bertoni” che riunisce i ragazzi delle sei parrocchie nei locali parrocchiali di Vescia, sotto la guida di padre Andrea Martinelli, dell’ordine degli Stimmatini. “I giovani stanno facendo una piccola e bella rivoluzione ritrovandosi insieme senza far differenze tra un paese e un altro. Non fanno campanilismi ma creano relazioni” sottolinea padre Andrea. Proprio per creare e mantenere le relazioni, il gruppo ha un appuntamento fisso settimanale: “Ci ritroviamo la domenica sera dalle 18 alle 20. A volte però ci fermiamo anche a mangiare insieme e dopo cena, perché la bellezza è stare insieme”.

Le attività

Gli incontri vedono alternarsi momenti di riflessione e di preghiera ad altri di gioco e svago. “ A volte celebriamo l’eucaristia che facciamo animare dai ragazzi, per fargli vivere e personalizzare i momenti essenziali della celebrazione, in modo che li sentano parte della propria vita. Inoltre viviamo anche l’ascolto di testimoni, persone che hanno fatto delle scelte, per aiutare i giovani a scoprire che fare delle scelte è un qualcosa che dona libertà e realizzazione”.

Altra attività che spesso viene fatta al gruppo giovani è la visione di un film, cui segue un dibattito. “Riflettiamo sul significato di alcune e scene e sul senso che vuole comunicare il regista. Spesso scaturiscono riflessioni molto belle e profonde da parte dei ragazzi” racconta padre Andrea.

Il tema dell’anno

Tutte le attività seguono un filo conduttore che quest’anno è il tema della ricchezza della diversità. “Stiamo affrontando questa tematica attraverso varie sfaccettature – ha precisato padre Andrea – . Guidiamo la riflessione sulla diversità fra ricchi e poveri, fra uomo e donna, nelle culture, in ciò che siamo, con le persone portatrici di handicap.

L’obiettivo è quello di sottolineare che veramente la diversità è ricchezza. Il Vangelo ci porta a scoprire come nella fragilità delle nostre diversità c’è una ricchezza enorme, poiché non c’è diversità che declassa, ma anzi l’essere diverso valorizza”. Un’altra diversità da superare per crescere e coltivare le relazioni è quella della divergenza di opinioni e di pensiero. “Gli adolescenti spesso dicono ‘questo non mi piace, non mi interessa’. Bisogna superare anche questo tipo di diversità che esclude e chiude”.

Formazione educatori

Durante i momenti di riflessione i ragazzi vengono divisi per fasce d’età e ogni gruppetto è seguito da due animatori.

Per altre attività invece i ragazzi rimangono tutti insieme in modo tale che le diverse generazioni (ci sono alcuni anni di differenza fra i più grandi e i più piccoli) possano aiutarsi. La formazione degli educatori è curata da padre Andrea ed ha come obiettivo non solo la cura dei ragazzi, ma anche l’approfondimento per accrescere la fede degli animatori stessi.

“Un educatore, per essere tale, deve riscoprire la bellezza della fede e della vita nella Chiesa, dei sacramenti e dell’ascolto del Vangelo, la parola di Dio che guida la nostra vita. Investire sulla formazione vuol dire investire sul proprio futuro e su quello dei ragazzi che ci sono stati affidati” afferma padre Andrea.

“E investire sui giovani, specialmente sui più grandi che sono anche educatori, è altrettanto importante – aggiunge – , perché hanno bisogno di sentire che un sacerdote li segue e si prende cura di loro. È fondamentale trasmettergli la passione, far sentire loro che i più piccoli che gli vengono affidati sono come dei figli. Questo li aiuta a crescere nella loro paternità e maternità e nel donare questo tempo gratuito. Educare significa stare accanto ai ragazzi tutti i giorni, consigliarli e telefonargli per mantenere le relazioni”.

L’oratorio dell’Up

Sempre al fine di coltivare le relazioni da qualche anno si sta sviluppando anche l’oratorio, concepito a livello di Unità pastorale. “Un oratorio non si limita agli incontri settimanali o alle attività estive. Così ho spronato i giovani a frequentare più assiduamente gli accoglienti locali della parrocchia di San Martino a Vescia. Questo per fargli prendere coscienza che il luogo è loro e da loro va gestito. Possono andarci quando vogliono – i più grandi hanno le chiavi – , ma devono anche custodirlo nel riscaldamento, nella luce e nelle pulizie.

Per i ragazzi è diventato un luogo di ritrovo, per aiutarsi nei compiti, ma anche per giocare”. Gli ampi spazi parrocchiali sono stati ripensati proprio a misura di ragazzo e provvisti di campo da calcio, biliardini e tavoli da ping pong. “Se l’oratorio sta crescendo – ricorda padre Andrea – è anche perché si sta creando una rete di genitori che aiutano nella manutenzione della struttura, nell’organizzazione delle feste e nel sostenere i ragazzi a venire in oratorio”.

Valentina Russo

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