Bosone di Higgs. Mantovani: la ricerca oggi non potrebbe neppure iniziare

Intervista al docente dell'INFN di Perugia tra gli iniziatori del progetto di ricerca, 20 anni fa

Tempo di lettura: 191 secondi

Il prof. Giancarlo Mantovani professore emerito di Fisica sperimentale dell’Università di Perugia ha commentato per noi lo straordinario risultato appena ottenuto al Cern, che offre conferma sperimentale all’ipotesi del “bosone di Higgs”.

Che cosa aggiunge questa scoperta alla conoscenza delle leggi dell’universo?

“L’osservazione annunciata al Cern, di una nuova particella compatibile con il tanto atteso bosone di Higgs, se confermata dagli ulteriori dati sperimentali che saranno raccolti dagli esperimenti Cms e Atlas all’acceleratore Lhc, conferma il quadro teorico che i fisici da 30 anni considerano il Modello Standard dei costituenti elementari della materia. In questo modello integrato dalla teoria di Higgs, le particelle sarebbero senza massa, se non intervenisse l’interazione tra esse e un campo speciale, il cui mediatore sarebbe appunto il bosone di Higgs”.

Quali prospettive ulteriori di conoscenza può aprire?

“La conferma della teoria di Higgs è già un grande risultato, ma le ricerche all’Lhc continueranno, sia per approfondire le proprietà della nuova particella, sia per investigare la possibile esistenza di un ‘supermondo’ che va oltre il Modello Standard costituito da particelle ‘supersimmetriche’, come da tempo ipotizzato dai fisici teorici”.

Perché è stata chiamata “particella di Dio”?

“Questa proprietà di conferire massa alle particelle sembra quasi un potere taumaturgico. Per questo un famoso fisico americano (L. Lederman) ha avuto la brillante idea che ha fatto presa sul pubblico, ma che a mio parere si può considerare quasi una battuta”.

Come commenta la frase di Margherita Hack che “la particella è Dio”?

“Per un fisico ateo, tutta la Natura si spiega solo con le sue leggi e non c’è bisogno di atti di creazione. La Hack penso voglia dire che, se la massa viene conferita da una interazione fondamentale con il campo di Higgs, questa è come una divinità”.

La scoperta delle leggi della natura, secondo lei, favorisce una fede teistica oppure è indifferente?

“Capire sempre di più le leggi della natura vuol dire non solo soddisfare la nostra sete di conoscenza, ma anche poter approfittare di queste leggi per scopi pratici (tecnologia). A mio parere però non si spiegherà mai come e perché l’universo esista. Quindi considero fede e scienza come perfettamente compatibili”.

Che ruolo ha avuto lei personalmente, e la facoltà di Fisica dell’Università di Perugia, in questa scoperta?

“Il gruppo iniziato da me e da G. Bilei dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) di Perugia nel 1993, e del quale nel corso degli anni sono entrati a far parte altri docenti universitari (M. Biasini, P. Lariccia, A. Nappi, L. Fanò, M. Valdata) e dipendenti Infn (B. Checcucci, L. Servoli, M. Menichelli), oltre a un notevole stuolo di laureandi, dottorandi, borsisti ecc., ha contribuito a progettare, costruire e mettere in funzione una parte del Rivelatore centrale – il Tracciatore – dell’esperimento Cms, uno dei due più grandi esperimenti di Lhc”.

Come è iniziata questa avventura di ricerca scientifica a Perugia?

“La decisione, quasi 20 anni or sono, di inserirci su questa strada avvenne mentre era ancora in corso un’attività di ricerca del mio gruppo a Stanford. In quel periodo il gruppo, ormai abbastanza numeroso, si ripartì su due grandi progetti: astrofisica spaziale con l’esperimento Ams (prof. R. Battiston) e il gruppo Cms al Cern. Ci sono poi voluti quasi 20 anni per mettere in funzione l’acceleratore Lhc e gli esperimenti previsti, tra cui il nostro. Anche l’apparato Ams è stato inviato alla Stazione spaziale internazionale solo lo scorso anno. Inutile sottolineare che gli investimenti necessari nel corso di 20 anni per queste attività da parte di tutti i partecipanti, e in particolare del nostro Istituto nazionale di fisica nucleare, sono stati assai ingenti, e probabilmente in una situazione di drastica riduzione dei fondi per la ricerca, come quella annunciata di recente dal governo, non avremmo potuto partecipare a queste imprese, o avere quel ruolo primario che invece oggi ci viene universalmente riconosciuto”.

3 COMMENTS

  1. “Considero fede e scienza come perfettamente compatibili.” Come la storia di Adamo con la mela, o il processo ragionevole e giusto contro Galileo?

    • Sono compatibili perché la scienza spiega il come le cose funzionano, mentre la fede propone risposte, per chi le ritiene “degne di fede”, sul perché esistono, sul loro senso e valore.
      Le diatribe storiche nascono dal confondere proprio il come con il perchè (scientismo) e viceversa (fideismo e fondamentalismo).
      Galileo fu un grande cristiano che ha capito questo per primo e disse la famosa frase che la Bibbia e la religione non spiegano come sono fatti i cieli, ma come si vada in cielo: due vie di conoscenza o meglio ancora di sapienza.

  2. chiaro nell’esposizione mi e sembrato piu specifico di altri nel passaggio dove si spiega l’utilita di questa particella ovvero il suo ruolo di conferire la massa, cosa non sempre spiegata in modo chiaro.

Comments are closed.