Canaletto a Perugia

È prossima la mostra alla Galleria nazionale dell’Umbria

Tempo di lettura: 229 secondi

Canaletto, “Il Ponte di Rialto”, una delle due opere che saranno esposte in Galleria
Canaletto, “Il Ponte di Rialto”, una delle due opere che saranno esposte in Galleria

Le due opere del Canaletto dovevano essere presentate giovedì 25 settembre alla Galleria nazionale dell’Umbria, ma imprevisti dell’ultimo momento (uno sciopero selvaggio dell’Air France a Parigi proprio mercoledì sera) hanno rimandato tutto. Dovevano giungere a Perugia proprio mercoledì per essere esposte eccezionalmente nel percorso della Galleria nazionale fino al 19 gennaio, invece nel momento in cui scriviamo sono ancora bloccate all’aereoporto “ma si sta lavorando – spiega il soprintendente ai Beni storici e artistici ed etnoantropologici dell’Umbria Fabio De Chirico – perché possano arrivare presto per essere esposte entro la prossima settimana”. Le due tele provenienti dal museo Jacquemart André di Parigi faranno parte nella sala 39 del percorso della Galleria nazionale dell’Umbria.

Il prestito delle opere, due vedute veneziane del Canal Grande e di piazza San Marco, rientra in un progetto di scambio con il museo francese dove attualmente si sta svolgendo la mostra “Perugino maestro di Raffaello” – spiega il soprintendente – Per questa mostra la nostra Galleria ha dato in prestito ben sei opere, in più l’Annunciazione Ranieri, un corpus importantissimo che tra l’altro presenta l’attività del Perugino dai suoi esordi nel 1473 fino alla piena maturità. Un prestito che nelle mie intenzioni – prosegue – voleva far conoscere sia la ricchezza del nostro patrimonio culturale che invogliare i francesi a venire in Umbria a scoprire i nostri paesaggi. Nello stesso tempo ho chiesto in prestito al museo due opere che fossero di un artista italiano e che ci consentissero di arricchire il percorso della Galleria con esempi di un periodo un po’ carente nel nostro percorso espositivo”.

I due quadri rappresentano due vedute tipiche della maturità di Canaletto – spiega il soprintendente – che risalgono alla metà del ’700. “Rappresentano soprattutto quell’idea di vedutismo tipico delle opere dell’artista e che avevano fatto la sua fortuna soprattutto in Europa, perché siamo nel periodo del Gran Tour. Attraverso la tecnica della ‘camera ottica’ – prosegue – e una visione quasi lenticolare dei personaggi, riesce a rappresentare quel brulichio della vita veneziana di quegli anni fatto anche di gente comune, per dare il senso vero della città e di quel grande dinamismo che Venezia stava vivendo in quegli anni. In questo modo lo abbiamo potuto mettere a confronto con alcune vedute che abbiamo in Galleria della Rocca Paolina e di Perugia di Giuseppe Rossi (1820 – 1899)”.

Il museo Jacquemart André di Parigi possiede la collezione più importante d’arte italiana dopo il Louvre. Vi sono raccolte opere di Donatello, Perugino, Botticelli, Mantegna, derivanti da acquisti fatti dai due coniugi Edouard André (un famoso banchiere e deputato) e Nèlie Jacquemert in tutta Europa”. “Mostre di questo tipo – sottolinea ancora De Chirico – credo siano molto intelligenti, perché da un lato permettono di far vedere opere che molti non avrebbero l’occasione di vedere, dall’altra di promuovere e valorizzare il patrimonio della nostra regione. Pensare in momenti di crisi di realizzare grandi eventi è difficile, per cui credo che avere un artista che non ha nessun tipo di raccordo con il contesto umbro, se non di tipo cronologico, sia comunque un’interessante opportunità”.

Intanto sul fronte dei beni culturali la Riforma Franceschini prevede delle novità per quanto riguarda la gestione dei musei e la riorganizzazione delle amministrazioni dei beni culturali. Quali ripercussioni avrà nella nostra regione?

“Cosa succederà realmente ancora non lo sappiamo. In linea di massima tutte le soprintendenze in ogni regione verranno accorpate e scompariranno le Direzioni generali, che verranno sostituite dai segretariati generali. Alla Soprintendenza, come organo periferico del Ministero, verrà affidato il compito della tutela. Contemporaneamente in ogni regione verrà costituito un Polo museale regionale che si occuperà della gestione dei musei statali, ma anche della valorizzazione e del coordinamento di tutti i musei, anche quelli civici e diocesani. Non sappiamo se anche la Galleria nazionale dipenderà dal Polo museale regionale. Purtroppo non è rientrata nel numero dei 20 musei che avranno gestione autonoma. Forse se ci fosse stata una pressione maggiore da parte del nostro territorio, come è avvenuto a Mantova con il Palazzo ducale, saremmo potuti rientrare in quella lista. Comunque non è l’unico caso, pensiamo alla Galleria nazionale delle Marche, di Parma. Ovviamente il decreto dice anche che questa lista si potrà ampliare nel futuro, quindi non è escluso che anche dopo la partenza della riforma alcuni aspetti verranno aggiustati in corso d’opera. L’obiettivo è quello di portare avanti una politica di valorizzazione integrata di tutto il territorio. Bisognerà vedere come verrà attuata, alcune voci dicono che tra gennaio e febbraio tutto dovrebbe partire”.

AUTORE: Manuela Acito