Carcere, urgono soluzioni

TERNI. L’emergenza nazionale riguarda anche la casa circondariale di vocabolo Sabbione

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La casa circondariale di vocabolo Sabbione a Terni
La casa circondariale di vocabolo Sabbione a Terni

Carceri, emergenza italiana: da lungo tempo se ne parla continuamente, ed oggi con più forza ed insistenza. Emergenza che deve essere affrontata e superata, ma non è facile; si dovrebbero trovare soluzioni rapide ed efficaci, ma le risorse sono scarsissime ed i metodi assai incerti, malgrado l’impegno dell’attuale ministro della Giustizia Cancellieri e del predecessore Severino.

E Terni, con il carcere sito a vocabolo Sabbione, non è esente da questa emergenza; il recente episodio di un detenuto che ha aggredito e ferito tre agenti di polizia penitenziaria ne rivela il grado di drammaticità. L’emergenza carceraria ha un “punto” di partenza dato dal numero di detenuti di molto superiore alla ricettività degli edifici e, di converso, dalla esiguità del numero degli agenti di custodia ed educativi rispetto alle necessità. Emergenza aggravata ove gli edifici sono vecchi ed al limite delle condizioni minime di vivibilità nel rispetto della dignità di ogni detenuto.

La casa circondariale di Terni è stata costruita circa trent’anni fa, è moderna e ben attrezzata per una convivenza accettabile seppur coatta, con spazi interni ed esterni per attività sportive, lavorative, formative e culturali. Ha un personale addetto di sorveglianza e per la rieducazione dei detenuti e di direzione di ottimo livello, con iniziative spesso all’avanguardia. Molto attenta l’assistenza medica e di grande sensibilità ed amore l’assistenza spirituale da parte del cappellano, padre Rino Morelli, dell’Ordine dei francescani.

Ma il nodo dell’emergenza negativa rimane quello della sovrabbondanza di detenuti, spesso di una certa pericolosità, e della scarsità del personale necessario. Il carcere non è “estraneo” alla città, anzi la cittadinanza dimostra premura ed attenzione. Gruppi di volontari operano all’interno ed all’esterno per alleviare e migliorare le condizioni dei detenuti e rispondere a vari bisogni e richieste, quali la Caritas, la San Vincenzo, l’Arci ed altri. Bisogna non dichiararsi mai soddisfatti, occorre operare sempre più e meglio.

Detenute e detenuti sono nostre sorelle e fratelli: hanno violato la legge e stanno scontando la pena, noi speriamo e dovremmo operare per il ritorno nel consesso sociale in modo positivo. Dalle condizioni delle carceri si misura il grado di civiltà di un popolo.

AUTORE: Nicola Molè