Che c’entra il calcio col Qatar?

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I nostri lettori, immagino, sanno poco o nulla del Qatar e dei motivi per cui se ne parla. È un piccolo Paese arabo, di circa mezzo milione di abitanti, poco più grande dell’Umbria come superficie, ma tutto una piatta distesa desertica affacciata sul Golfo Persico. Il territorio praticamente non produce nulla, ma è zeppo di petrolio e quindi le banche locali sono zeppe di dollari. Perché se ne parla? Perché fra otto anni dovrebbe ospitare i Campionati mondiali di calcio. Che ragioni ci sono per fare i Mondiali in Qatar? Assolutamente nessuna.

Calcisticamente vale zero; gli stadi e tutto il resto li stanno costruendo apposta dal nulla, con metodi schiavistici (già 400 morti sul lavoro). Inoltre è uno dei posti più caldi e aridi del pianeta; il solo modo per evitare che i calciatori crepino sul campo sarà di farli giocare d’inverno in notturna. Chi ha deciso di fare i mondiali in Qatar? L’assemblea generale della Federazione calcistica mondiale, una specie di Onu dove ciascun Paese ha un voto e il livello di moralità è quello tipico del mondo del calcio. I dirigenti del Qatar si sono comprati i voti uno per uno, investendo milioni di dollari. Ben investiti. Questi eventi sportivi di risonanza mondiale generano un giro di denaro pazzesco, e gli organizzatori si prendono la loro fetta. Le partite saranno viste in televisione da miliardi di persone; i grandi marchi commerciali che si fanno pubblicità in tv pagheranno somme sproporzionate alle reti televisive, che pagheranno a loro volta il Comitato organizzatore, e ce ne sarà per tutti.

Per lo sport sarà una catastrofe, ma questo agli organizzatori non interessa. Lo scandalo è scoppiato adesso, ma si sapeva già tutto. Perché ne parliamo qui? Per dimostrare che la corruzione dilaga nel mondo e cresce in proporzione alla quantità di denaro che circola. L’etica, la politica, la giustizia, possono resistere alla corruzione solo fino a un certo punto; quando i valori in gioco (quelli pecuniari, s’intende) raggiungono certi livelli, la corruzione non si ferma più. Pensateci, quando accendete la televisione.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani