Chiesa viva e coraggiosa

CHIESA ITALIANA. Si conclude oggi - venerdì - il Convegno nazionale di Firenze

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Firenze, 10 novembre 2015, i lavori del Convegno Ecclesiale
Firenze, 10 novembre 2015, i lavori del Convegno Ecclesiale

“Fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio, e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo”: questo – ha riassunto mons. Cesare Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio – lo scopo del Convegno ecclesiale nazionale appena conclusosi a Firenze. Nel momento in cui scriviamo, l’evento è ancora nelle fasi iniziali; valutazioni più approfondite compariranno sul prossimo numero de La Voce. Al Convegno (9-13 novembre) erano presenti 2.200 delegati di tutte le componenti della Chiesa italiana, incluse varie personalità dalle diocesi umbre e dal nostro settimanale, a diverso titolo.

“Discernimento” e “amore per questo nostro Paese” erano le parole d’ordine risuonate all’inizio della prolusione di mons. Nosiglia.

Quello di Firenze intendeva essere “un umanesimo che è in ascolto; concreto; plurale e integrale; d’interiorità e trascendenza”, in continuità con i Convegni ecclesiali di Palermo e di Verona, anche se – ha sottolineato – quella del discernimento è rimasta un’indicazione “non ancora pienamente accolta nelle nostre comunità, che fanno fatica a incarnarsi nei loro territori per diventarne lievito di umanità redenta e riconciliata perché fondata sulla misericordia di Dio”.

In particolare, la prima area d’impegno indicata come priorità nella prolusione è “la famiglia, voluta da Dio come custode della vita e fonte dell’autentico amore, in cui i figli possano e debbano usufruire dell’apporto congiunto del padre e della madre”. È questa “l’architrave insostituibile di ogni società e garanzia del suo futuro, e per questo va salvaguardata, promossa e valorizzata anche sul piano legislativo ed economico, nelle sue potenzialità umane, spirituali e sociali”.

Riguardo al discorso iniziale di Papa Francesco (vedi articolo correlato), è stato “un vero e proprio discorso d’indirizzo”, ha commentato Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano. Il tema dell’uscita – aggiunge – ha attraversato “il lungo discorso (durato 50 minuti e interrotto per 24 volte dagli applausi) a tutta la Chiesa in Italia, una riflessione centrata su Gesù, ‘nostra luce’ e ‘giudice di misericordia’, unico metro dell’umanesimo cristiano. Declinando in questo modo il tema del convegno nazionale, Papa Francesco ha chiesto che, ‘in un esempio di sinodalità’, i cattolici italiani si confrontino con i tratti distintivi di questo umanesimo.

Nel chiedere alla Chiesa in Italia di avviare — ‘in modo sinodale’ nelle sue comunità, parrocchie, diocesi — una riflessione sulla Evangelii gaudium e nel raccomandarle inquietudine per essere vicina ad abbandonati, dimenticati, imperfetti, Papa Francesco consegna nel suo discorso un’immagine toccante e bellissima, tratta dalla storia della carità: quella della medaglia spezzata che madri disperate lasciavano insieme ai loro bimbi abbandonati per necessità, ma conservando l’altra metà e la speranza in futuro di riconoscerli. Come la Chiesa Madre, che desidera riconoscere e abbracciare ‘tutti i suoi figli abbandonati’”.

Mercoledì 11, a sorpresa, il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, ha annunciato 5 videoclip realizzate da Tv2000 sulle “5 vie” del Convegno: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Le clip – ha spiegato il segretario della Cei – “sono presentate in maniera provocatoria: si dice cosa non bisogna fare per uscire veramente, per annunciare in maniera efficace, per abitare, per educare, per trasfigurare. Tutto il negativo sta già lì. Nei gruppi bisogna andare oltre, indicare percorsi, strade, obiettivi concreti, veri, belli”.

Il sociologo Mauro Magatti, intervenuto mercoledì al Convegno, nella relazione introduttiva ai lavori dei gruppi ha auspicato “una Chiesa ardente, coraggiosa, povera; in cammino, che si sa popolo e vicina al popolo”, guarda con simpatia ogni uomo, soprattutto “chi è scartato”. Specificando: “Non si tratta di cominciare da zero. Le nostre comunità sono già al lavoro. Senza clamore”.

La Chiesa italiana – ha aggiunto – “ha, nei confronti dell’Italia, una grande responsabilità: essere custode audace e creativa di una storia e di una terra che hanno molto da dire al tempo che l’umanità sta vivendo. La società italiana ha bisogno di una Chiesa viva”.

AUTORE: D. R.