La “giustizia” non basta

Commento alla liturgia della Domenica “FIRMATO” Famiglia XXV Domenica del tempo ordinario - anno A

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Dalla lettura del Vangelo, l’elemento forse più significativo è il rimprovero fatto dal padrone della vigna da parte di chi aveva lavorato per l’intera giornata. È un comportamento umanamente logico. Anche in altre circostanze, nella Bibbia, la generosità verso i meno meritevoli ha comportato un rimprovero; si ricordi il lamento del figlio retto verso la generosità del padre (Lc 15,29-30); anche nell’Antico Testamento, Giona si indigna con Dio per il perdono di Ninive (Gio 4,2). È un comportamento largamente condiviso nella nostra società, dove la meritocrazia viene fortemente reclamata.

In realtà, il padrone delle vigna non fa un torto a chi lo rimprovera; da parte dell’operaio “della prima ora” emerge invece l’invidia, che sostanzialmente è un anteporre sé agli altri, un fondare la propria autostima sull’essere superiore agli altri. Anche in questo caso, emerge la “logica di Dio”, che va al di là di quella umana. La giustizia di Dio sovrasta quella umana; il concetto di giusta retribuzione, pur accettato, viene superato per diventare la giustizia di Dio, la quale è misericordia che è attenta, anzi predilige i più poveri, gli ultimi.

È questo un dono gratuito, senza misura, espressione del Suo amore per noi, che prescinde dalle nostre condizioni obiettive. Ci troviamo di fronte a un comportamento che stupisce, e per certi aspetti sconcerta fino alla protesta, interroga. È una reazione che ha delle analogie con quelle di fronte alla Croce, ricordate la scorsa domenica.

Ma in che misura è giusto, possibile accettare un tale atteggiamento, cercare di farlo nostro? Si propongono alcune considerazioni:

– Un atteggiamento di misericordia è desiderabile da ciascuno perché condizioni o momenti di inadeguatezza alla logica di una giustizia umana sono una realtà pressoché universale.

– È sperimentata da molti la possibilità di superare la logica della pura giustizia “umana”, e ciò contribuisce a strutturare relazioni interpersonali più soddisfacienti.

– È discutibile che, già nella dimensione sociale, la sola logica della meritocrazia sia sufficiente allo sviluppo della società nel suo insieme.

– La logica della giustizia umana può contenere motivazioni non sempre nobili e valide. Già nella parabola si parla di invidia; è anche da considerare che tale giustizia è utile ai “più forti”, i quali risultano avvantaggiati rispetto ai più deboli.

Anche da un punto di vista prettamente umano, la cosiddetta giustizia umana non presenta in sostanza elementi sufficienti per la costruzione di un vero umanesimo, per lo sviluppo armonioso della società. Come spesso appare evidente, ancora la dimensione proposta dal Vangelo è intrinsecamente collegata alla realizzazione dell’uomo.

Dobbiamo peraltro costantemente tenere presente che, come dice Isaia (55,5-9, seconda lettura), “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Ciò significa che da soli non riusciremo a superare la nostra dimensione umana; per uscirne è indispensabile che siamo sollevati da Colui che, solo, è in grado di farlo. In questa logica stanno un atteggiamento di umiltà e disponibilità a essere aiutati.

AUTORE: Sergio Biagini Ambretta Berioli