Comunicazioni sociali

Essere informati: per i cittadini è un diritto ma anche un dovere

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La Chiesa ha messo in calendario una Giornata Mondiale per le Comunicazioni sociali che in Italia viene celebrata la seconda domenica di ottobre. Nel Magistero della Chiesa è ripetutamente richiamato il valore dei mezzi di comunicazione, i loro rischi e potenzialità, i doveri e responsabilità di chi vi opera, ed anche il dovere della comunità ecclesiale di farsi presente e vigile in questo campo. Eppure si può dire che dal Concilio Vaticano II ad oggi si è fatta poca strada, soprattutto nelle Chiese locali. Per questo prima di parlare del “dover essere” del cristiano di fronte ai mass media forse si dovrebbe rispondere alla domanda fondamentale: è proprio vero che l’annuncio del Vangelo oggi non può essere fatto ignorando i mass media? Se anche molti sono pronti a rispondere affermativamente subito si pone un’altra domanda: “Ed io, singolo o piccola comunità, che posso fare”? I suggerimenti non mancano, ma è necessario prima sottolineare il “come” muoversi in questo mondo della comunicazione secondo quanto insegna la Chiesa dal Concilio Vaticano II ad oggi. Si tratta di tener presenti le parole-chiave dell’annuncio, che sono: verità nel dialogo e nel rispetto della coscienza altrui, senza mai dimenticare chi siamo e quale è la nostra fede. Questo modo di affrontare le questioni e di porsi in relazione con gli altri è anche frutto dello sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale grazie ai quali si sono moltiplicate le fonti di informazione, sono entrate nuove culture e quindi nuove idee, nuovi “punti di vista” che nello spazio dei media tendono ad essere posti tutti sullo stesso piano. Cosa fare dunque? Oggi si discute molto di doveri e responsabilità degli operatori della comunicazione (giornalisti, conduttori tv, produttori di cinema e così via), vale però la pena sottolineare quanto affermato nel Decreto conciliare Inter Mirifica (del 1963) laddove accanto al diritto ad una informazione “verace, onesta, conveniente” si pone il dovere dei fedeli (n.9) ad “informarsi tempestivamente dei giudizi dati dalla competente autorità al fine di agire moralmente”. L’informazione è dunque anzitutto un dovere per un cristiano che voglia vivere fino in fondo la sua fede. Informazione sull’attualità delle questioni sociali, politiche, morali e religiose (interreligiose), oggi tutte intrecciate tra loro. A questo riguardo occorre dire chiaramente che l’informazione sui media laici (stampa radio e tv) è insufficiente, quando non distorta, su molte delle questioni di cui sopra. Dice Dino Boffo direttore di Avvenire: se una persona legge soltanto il giornale laico (che sia Repubblica o il Corriere della Sera) o segue solo il telegiornale Rai o Mediaset, finirà per assimilare quel “punto di vista” e comincerà a ragionare, anche sulle questioni ecclesiali, secondo quella mentalità. Spetta a ciascuno di noi decidere a quale fonte attingere le idee: nessuno può pensare di essere impermeabile ad una prolungata esposizione alla mentalità secolarizzata. E’ importante, ed oggi indispensabile, attingere a fonti di informazione cattoliche (di proprietà della Chiesa) che sole garantiscono una informazione completa da un “punto di vista” che tiene conto della Fede. Non è un’opinione tra le tante. Il pluralismo nel mondo dell’informazione è in realtà un oligopolio, un mercato in cui le merci sono offerte da pochi produttori che possono, e spesso lo fanno, mettersi d’accordo non solo sul prezzo ma sulla qualità offerta. Anche i giornalisti laici soffrono della “omologazione” dell’informazione dominata da grandi gruppi economici sia a livello nazionale che internazionale. Basti dire che le informazioni da tutto il mondo sono gestite da due o tre grandi agenzie internazionali. Ma come orientarsi nel grande mare della stampa cattolica che fa dire a troppi “riceviamo troppi giornaletti”?. Può sembrare ‘cicero pro domo sua’, tuttavia credo che un’informazione corretta sulla Chiesa e secondo il punto di vista della Chiesa, la si trovi in concreto su Avvenire, La Voce, il bollettino diocesano e quello parrocchiale. Questi strumenti li definirei indispensabili per chiunque voglia vivere con vigilanza il proprio impegno di cristiano, perché offrono una informazione in certo qual modo correlativa alla struttura della Chiesa, e rispondente ai diversi livelli della vita sociale e politica: internazionale, nazionale, regionale, diocesana e locale.

AUTORE: Maria Rita Valli