Creare un “fondo” per le mamme in difficoltà. La proposta del MPV

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“Perché non istituire un fondo appositamente dedicato alle donne che si trovano ad affrontare una gravidanza difficile?”. La proposta, calata nel pieno delle polemiche sulla decisione della Giunta regionale relativa alla RU486, chiudeva il commento della presidente regionale del Movimento per la Vita, Assuntina Morresi, su La Voce del 10 luglio, in prima pagina. Un commento che invitava a “voltare pagina” nel dibattito sull’aborto, al di là del mezzo utilizzato, chimico o chirurgico che fosse.

Assuntina Morresi

Presidente Morresi, come immagina questo fondo regionale?

“Dovrebbe trattarsi di un fondo destinato direttamente alle donne, senza intoppi burocratici, a prescindere dalla loro condizione personale, ovvero se siano coniugate o meno. Donne in stato di gravidanza che hanno difficoltà a portarla avanti per motivi economici o anche sociali o di salute, per i quali un aiuto economico può essere decisivo. Lo immagino come un percorso protetto per chi ha gravidanze vulnerabili, per esempio per le extracomunitarie o per chi ha un lavoro in nero”.

Il Movimento per la Vita con i Centri di aiuto alla vita non si limita a dare soldi ma offre un accompagnamento umano e personale. Nel momento in cui si dovesse istituire il fondo si dovranno attivare anche percorsi con figure che accompagnino le donne in difficoltà? O solo con i volontari Mpv?

“Lo immagino integrato con le istituzioni. Per esempio nella fase di un eventuale colloquio ci potrebbero essere sia volontari del Mpv sia operatori del Consultorio o l’assistente sociale, secondo le problematiche della madre. Sicuramente la presenza del volontariato, che ha maturato trent’anni di esperienza in questo particolare accompagnamento, può essere un valore aggiunto. Sarebbe in una integrazione con un volontariato che non chiede soldi per sé perché i soldi devono andare alle mamme, alle donne”.

Integrazione tra istituzioni e volontariato

Nel momento in cui si dovesse discutere della istituzione del fondo si dovrebbe anche intervenire sui compiti dei consultori e dei servizi sociali?

“Sì, ma la 194 già prevede la collaborazione con le associazioni di volontariato. Si può declinare in una fase di sperimentazione, che so, due anni, in cui si pensa insieme un percorso che abbia al centro l’approccio con la persona, perché il problema di queste iniziative non è la cattiva volontà delle istituzioni ma è una burocrazia che non aiuta le donne. Questa fase “burocratica” con il volontariato non c’è perché ci sono dei colloqui, ci sono degli incontri, c’è un percorso in cui vengono ascoltate le donne. Chiaramente tutto parte da una loro richiesta, ma le donne devono sapere che c’è un posto in cui questo è possibile. Non vorrei entrare nel dettaglio perché penso che questo sia da costruire insieme”.

Lei nel suo commento su La Voce parla di “fallimento dello Stato” quando offre l’aborto come unico percorso per una gravidanza difficile…

“Quando si parla di fallimento voglio essere esplicita. Parlo del fatto che molte volte il Mpv ha chiesto semplicemente uno spazio fisico all’interno degli ospedali o dei consultori, per consentire alle donne di chiedere aiuto nel rispetto della loro libertà. Ma il fatto stesso di offrire una possibile alternativa all’aborto viene vista purtroppo in maniera ideologica come un voler ostacolare la possibilità di abortire delle donne. Invece non è così. Se si parla di libera scelta la donna dovrebbe poter avere diverse opzioni.

La posizione del Movimento per la vita sulla 194 è nota, però questa legge ha delle parti che prevedono la possibilità di eliminare le cause che portano all’aborto e noi ci offriamo di collaborare per quella parte. Una donna che chiede l’interruzione di gravidanza è una donna che dice ‘io non ce la faccio’, e bisogna capire perché, poiché molto spesso ce la potrebbe fare.

La 194 da applicare

C’è una parte della legge sull’aborto sulla quale il Movimento per la vita chiede un impegno comune per la sua applicazione. È l’articolo 5 della legge 194 approvata nel 1978 che detta le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

Eccone un passaggio.

«Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto».

La nostra esperienza ci dice che quando la donna, opportunamente supportata, ha trovato in sé le risorse per diventare mamma, è fiorita, e nessuna in tanti anni è tornata indietro da noi per dire di essersi pentita di aver fatto nascere il bambino”.

Con questa proposta si mette sul tavolo della discussione politica il sostegno a tutte le donne che vorrebbero essere madri?

“Se io vedo che lo Stato mi aiuta quando io voglio avere un figlio, perché non è solo una questione privata questo figlio che arriverà, allora anche coloro che hanno una paura diversa, che non hanno figli non per questioni economiche ma per un timore generale, potranno vedere con meno paura la maternità. Iniziare da un sostegno economico e da un accompagnamento sociale e lavorativo quando queste sono le cause, contribuisce a creare una mentalità a favore della maternità”.

Vita e natalità: tema non solo cattolico

Ii dati Istat sul calo della popolazione portano il tema sul piano oggettivo di interesse di tutta la società e in Umbria il dato è drammatico. Non teme che possa ripresentarsi la barriera ideologica che fa del tema una battaglia cattolica?

“Questa preoccupazione c’é, ma è talmente evidente che stiamo morendo come nazione, come regione, che chi pensa che sia una battaglia solo cattolica deve fare uno sforzo di onestà intellettuale perché un paese che si spegne, un Paese fatto di Rsa è un paese destinato a finire”.

Ha descritto un paese di Rsa e l’Umbria non ne ha poche. Possiamo concludere dicendo che vorreste vedere una regione di asili nido?

“Asili nido e famiglie con nonni e bambini. La Rsa è necessaria quando la famiglia che è povera e fragile non può tenere gli anziani in casa. Quindi vorrei vedere un paese con asili nido, con meno Rsa e più famiglie nel territorio con anziani che non vengono istituzionalizzati ma che sono una risorsa per il territorio”.

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