Cristo stesso ci educa a capire la Bibbia

Diocesi. Assemblea diocesana sul tema “Il Risorto spiega le Scritture”. Gli interventi di mons. Gianfranco Ravasi e mons. Sorrentino

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Presso la Domus Pacis, in Santa Maria degli Angeli, il 9 e 10 settembre 500 persone – rappresentanti dell’intera diocesi – si sono ritrovate per celebrare l’annuale Assemblea diocesana. Tema di quest’anno “Il Risorto spiega le Scritture” che ha così introdotto al prossimo Quadriennio della Parola (2010 – 2014): un tempo teso a far sì che la Bibbia, da testo posseduto, diventi testo vissuto. Il primo giorno, mons. Ravasi ha calamitato l’attenzione dei presenti con una relazione dal titolo “Educare alla Parola di Dio”. Partendo dal primato della Parola e dell’azione di Dio e dalla consapevolezza che la Parola ci precede (“Sto alla porta e busso”, Ap 3,20), il relatore ha trattato dei luoghi ove Dio si rivela. Innanzitutto la storia, il tempo: “La Parola carne divenne” (Gv 1,14). Dopo il tempo, lo spazio; dopo il tempo, il tempio: la tenda dell’incontro. Il terzo luogo dell’epifania divina: la Parola, prima detta e poi scritta (Sacra Scrittura). AT e NT iniziano con la Parola che entra nel mondo (Gen 1,3 e Gv 1,14). Dal Sinai escono le 10 parole. In Dt 4,12: “E dal fuoco il Signore vi parlò; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste nessuna figura; non udiste che una voce”. Mons. Ravasi, quindi, ha “assegnato i compiti a casa”: partendo dal libro di Neemia 8, sottolineare 7 elementi che costituiscono un metodo per accostarsi alla Scrittura: lettura a brani distinti; con spiegazioni di senso (interpretazione); comprendere e far comprendere; porgere l’orecchio ad ascoltare (obbedienza alla Parola); il pianto nell’ascolto della Parola (la Parola svela la vita interiore); invio di porzioni di cibo ai poveri (la carità nata dall’autentico ascolto della Parola); la festa (liturgia come luogo privilegiato per la proclamazione della Parola). Il giorno successivo è stato mons. Sorrentino a trattare il tema “Il cammino della Parola”. Partendo dall’icona biblica dei discepoli di Emmaus, ha mostrato come il Risorto si affianchi ai due discepoli spenti e, gradualmente, attraverso le parole che racchiudono ed esprimono la Parola, li introduca alla luce sfolgorante del mistero. È Gesù, infatti, risuscitato da morte che spiega il senso delle Scritture; è Lui che rompe i sigilli del Libro e svela il senso delle parole: è la chiave della Scrittura, codice del Risorto. Il presule, quindi, ha indicato anche alcune condizioni per una corretta lettura della Bibbia: un minimo di introduzione esegetica; una fede motivata che non parcellizzi il cammino “globale” della Parola; una lettura nella Chiesa e con la Chiesa. Inoltre ha esortato i presenti a cogliere la necessità che la Scrittura animi sempre più la catechesi (il primo e fondamentale testo); sia l’anima della liturgia e della carità. Perché tutto ciò si realizzi, la diocesi offre e offrirà varie opportunità. Oltre all’Istituto teologico, a quello di superiore di Scienze religiose e alla Scuola interdiocesana di teologia, attiverà delle Scuole della Parola, e mediante il Laboratorio della Parola presenterà opportune iniziative e sussidi. La comunità diocesana si ritroverà il 19 settembre (ore 16.30), in cattedrale, per la consegna del Piano pastorale. Padre Giovanni Raia Nasceranno anche da noi i gruppi della ParolaIncontri di lectio divina si svolgono normalmente in varie parrocchie della diocesi, dove risultano anche attivi Centri di ascolto. Dall’Assemblea diocesana è scaturita la necessità di approfondire le Scritture attraverso uno strumento aggiuntivo: i gruppi biblici e della Parola. In merito, ecco le indicazioni fornite dal rettore del Seminario regionale don Nazzareno Marconi, guida esperta di gruppi biblici e della Parola.Quale differenza tra le due iniziative? “Entrambe indicano l’esperienza di cristiani che si ritrovano per leggere brani biblici e commentarli; di solito i gruppi della Parola tendono ad avere un approccio più esistenziale con il testo”. Come nasce un gruppo? “In genere dalla proposta di un parroco che invita i fedeli a ritrovarsi insieme per conoscere meglio la Bibbia oppure per leggere e commentare i testi biblici della domenica successiva: è questa seconda esperienza che solitamente viene seguita dai gruppi della Parola”. Ogni quanto tempo si consiglia la riunione di un gruppo? “Se si tratta di testi liturgici domenicali, è normale un incontro settimanale”. Recepire la Parola non è talvolta molto arduo? “Conoscere la Bibbia non è facile né immediato. È come imparare a suonare uno strumento, e comunque chi comincia da una lettura dei Vangeli può in pochissimo tempo provare la gioia di comprendere la ricchezza spirituale delle Scritture”. Da quante persone dovrebbe essere composto un gruppo? “Preferibilmente da almeno 6 e non più di 12. Se le persone sono molte, si possono suddividere in gruppi stabili guidati da più animatori”. E quanti volessero conoscere la Parola attraverso internet? “Un sito il cui responsabile non indichi appartenenza religiosa e formazione potrebbe indurre al sospetto. Chi vuole iniziare a navigare in internet può trovare un sussidio alla comprensione della Bibbia partendo dai siti ufficiali della Cei, del Vaticano, delle grandi diocesi italiane”. Francesco Frascarelli Le Scuole che fanno conoscere e approfondire la Parola di DioAi nostri cristiani che escono dalla scuola pubblica con discreto bagaglio di nozioni profane, ma analfabeti della fede, la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino offre, anche se non esclusivamente, due strumenti di formazione teologica: L’Istituto teologico (Ita – Issra) e la Scuola della Parola, con varie sedi nel territorio della diocesi. L’Istituto teologico di Assisi, fondato nel 1972, aveva come scopo la formazione teologica dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa. Presto fu aperto ai laici che desideravano un’istruzione più consapevole per approfondire la propria fede. Nel 1987 nacque l’Istituto superiore di scienze religiose per la formazione degli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche. Ambedue rilasciano un grado accademico riconosciuto dallo Stato e sono aperti a tutti coloro che hanno un titolo valido per l’iscrizione universitaria. Altrimenti è possibile iscriversi come uditori. L’insegnamento è di carattere superiore: i corsi sono svolti in maniera scientifica e non sono accessibili a chi abbia solo una cultura elementare. L’esegesi tiene conto della più moderna ricerca scientifica in campo storico e letterario, come la critica storica e letteraria, l’analisi narrativa, quella retorica, l’antropologia culturale, la lettura ebraica antica e moderna, la ricerca patristica. L’ermeneutica (l’interpretazione-applicazione) tiene conto della ricerca filosofica e teologica, del senso letterale, del senso spirituale, del senso pieno, della tradizione patristica che ha letto i testi in maniera pratico-pastorale, della tradizione della Chiesa che ha sviluppato di più il loro significato teologico. La Scuola della Parola ha più carattere divulgativo e cerca di rispondere alle esigenze di formazione dei singoli cristiani che vogliono superare la soglia dell’ignoranza religiosa in campo biblico. Chiunque può constatare quanto sia diffuso il bisogno profondo di conoscere la Parola di Dio. Il profeta Amos annunciava: “Verranno giorni in cui io manderò fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola del Signore” (8,11). Che sia giunto finalmente questo tempo? Sembrerebbe di sì. Il Concilio ha aperto la porta a tutti: “È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura. La Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo” (DV 22).Oscar Battaglia La lettura ecclesiale della sacra ScritturaProfezia a beneficio della comunitàUna delle condizioni per accostarsi alla sacra Scrittura, più volte emersa durante l’Assemblea diocesana, è stata quella relativa alla lettura ecclesiale del testo sacro. Condizione, questa, che se da un lato esclude la possibilità di una “lettura privata”, non elimina la responsabilità di una “lettura personale”. Nel primo caso si rischierebbe di assoggettare la Parola ai propri interessi; nel secondo si esercita una responsabilità, ponendosi in rapporto vivo con la comunità. Si tratta di entrare nel testo sacro nello stesso Spirito nel quale la Parola di Dio è stata espressa in parole umane: nella comunità, partner di Dio, prima oralmente e poi nella scrittura. Il popolo ode la voce di Dio nell’Antico Testamento; al nuovo popolo si rivolge Gesù. Nella solidarietà con la Chiesa è possibile cogliere la Verità che è Cristo. Verità che viene condivisa e trasmessa dall’intero popolo dei credenti, sotto l’azione dello Spirito e la guida dei Pastori. In questo dinamismo, un ruolo particolare svolge il “profeta”: servo della Parola per la comunità e servo della comunità nel rendere sempre più intelligibile la Parola. Pietro scrive che ai profeti “fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito santo” (1Pt 1,12). Tutto ciò porta all’affermazione che “nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché… mossi da Spirito santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio” (2Pt 1,20-21). Gli scrittori sacri sono testimoni di un messaggio che li trascende. Nel Nuovo Testamento il loro servizio è intimamente legato a quello degli apostoli, inviati come autorevoli testimoni della risurrezione di Cristo. I vescovi succedono a loro nel ruolo del discernimento e della guida autorevole della comunità. Ecco perché Scrittura e Tradizione non possono essere separate. La scrittura, sottratta alla realtà vivente della Tradizione, sarebbe incomprensibile.

AUTORE: † Domenico Sorrentino