Da giornalista a volontario Caritas: la storia di Luigi Palazzoni

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Nella mia lunga attività di giornalista mi sono trovato a volte faccia a faccia con il mondo del volontariato. Confesso che per me è stata come un’evoluzione elaborata nel corso degli anni, che ha conosciuto varie tappe: prima come fortemente scettico, poi come quasi disinteressato osservatore, a seguire la perplessità unita alle prime domande che mi ponevo (perché lo fanno?), ed ancora, il nascere della consapevolezza che qualcosa di forte sfuggiva alla mia riflessione.

A sfuggirmi, poi lo capii, era il sentimento dell’altruismo, la voglia di aiutare chi ne aveva bisogno, chi era stato meno fortunato di me, chi era passato o si trovava ancora in mezzo al guado di una vita impossibile da vivere per le condizioni che imponeva ad uno o più di uno dei livelli della nostra esistenza: sociale, familiare, economico, psicologico, morale.

La rivelazione finale

E poi, ecco la “rivelazione” finale, la consapevolezza, verificata nelle persone e nei fatti, che effettivamente donare un po’ del proprio tempo a qualcuno gratifica tanto chi lo riceve quanto chi lo dona. Occorre provarlo per capirlo. La mia attività di giornalista, prima come semplice cronista e poi via via fino alla direzione di giornali importanti, mi ha regalato un osservatorio privilegiato sul mondo che ci circonda. Sulla nostra società, sul bene ed il male, sulle gioie e i dolori che la gente vive giornalmente.

Scetticismo iniziale

Quando all’inizio della mia carriera giornalistica da semplice cronista ricevevo l’incarico di un servizio su qualche fatto inerente il volontariato, ammetto che mi muovevo in maniera abbastanza scettica, con la domanda ricorrente: ma chi glielo fa fare di “perdere” il proprio tempo, per giunta gratuitamente, in favore di persone che neppure conoscono? Perché? Come mai?

Energie e motivazioni

Ecco, quei “perché”, quei “come mai” hanno cominciato a ronzarmi nel cervello, ma senza una risposta immediata. Il tarlo però ormai era innescato, e con il passare del tempo quando al giornale c’era da seguire qualche fatto riguardante il mondo del volontariato, mi facevo avanti io chiedendo di poter coprire quel servizio.

Non ero ancora cosciente di ciò che muoveva quella fetta di società umana, ma proprio per questo ero deciso a capire quali erano le energie e le motivazioni che riuscivano a convincere, spostare, far immedesimare tante persone che dopo essere salite sul rimorchio per prova o per curiosità facendosi timidamente trainare da altri, acquisivano forza ed entusiasmo propri fino a marciare convinti in gruppo e convincendo senza nulla dire, ma solo con l’esempio, tante altre persone a seguire la stessa strada.

Scoprire il volontariato

È così che scoprii il significato sempre più profondo di cosa significa dare una mano a qualcuno che si trova in difficoltà più o meno gravi. Ma lo capii per interposta persona, cioè parlando e stando a contatto con organizzazioni di volontariato, perché l’impegno professionale di giornalista non mi concedeva spazi liberi di tempo da dedicare personalmente agli altri.

Ma ogni volta che c’erano fatti e cronache riguardanti il mondo del volontariato in uno dei suoi tanti aspetti, non perdevo occasione, quale responsabile della direzione regionale del Messaggero, per organizzare un servizio giornalistico, chiedendo e spiegando al collega che di volta in volta incaricavo, quale taglio dargli e gli aspetti da cogliere. E al momento di decidere l’impaginazione, il servizio sul volontariato aveva quasi sempre un rilievo tutt’altro che secondario.

Stima e ammirazione

La mia stima e ammirazione per coloro che dedicavano una parte del loro tempo agli altri, cresceva, fino a maturare la decisione che al momento di lasciare l’attività giornalistica per motivi pensionistici. Avrei dedicato anch’io una buona parte delle mie energie al volontariato. E così è stato.

Prima ero osservatore/ammiratore di chi si prodigava per il benessere altrui in maniera disinteressata e con forte abnegazione. Ora sono dall’altra parte della barricata. Da qualche anno vivo finalmente in prima persona le soddisfazioni morali ed il benessere psicologico per una attività di volontariato che porto avanti anche con spirito di sacrificio. Con convinzione, determinazione e soprattutto la gioia intima e profonda della consapevolezza di fare qualcosa di utile per tante persone.

Centro di ascolto, mensa, accoglienza immigrati

Il mio primo approccio con il mondo del volontariato fu fin dall’inizio con la Caritas. Un iniziale periodo di ambientamento presso la sede di Porta Sole, dove si trovava il Centro di ascolto diocesano, più da “osservatore” che da attivo partecipante per la giusta necessità di farmi capire i meccanismi ed il contesto in cui sarei forse entrato.

In seguito fui dirottato alla mensa della Caritas di via Imbriani. Una istituzione caritatevole di lunga data, collocata nel centro storico di Pertugia, nata da una collaborazione con il Comune. Poi chiesi ed ottenni di prestare la mia attività di volontariato in esterno. Fu così che feci un periodo di attività presso una struttura nella zona di Colle Umberto. All’interno della canonica locale la Caritas ospitava alcune decine di immigrati in attesa di riconoscimenti e sistemazioni normative e logistiche diverse dalla provvisorietà.

Emporio della Solidarietà

Alla fine approdai alla nuova sede della Caritas, il “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza”, dove mi fu proposto di dare una mano nell’Emporio della Solidarietà “Tabgha” presso il quale le famiglie in gravi difficoltà vengono a fare spesa gratuitamente, dopo aver verificato il loro reale stato di bisogno.

Feci “pratica” anche in questo settore dedicando all’Emporio tempo e lavoro costante. Collaborando in maniera costruttiva nella struttura, soprattutto nella gestione delle donazioni di generi alimentari. Nel frattempo, grazie alle iniziative a tutto campo della direzione Caritas, le donazioni di alimentari, ma anche di oggettistica e generi vari di consumo casalingo, sono diventate sempre più consistenti.

Una strategia indispensabile perché l’Emporio non può pensare di sopravvivere soltanto con le donazioni economiche, dal momento che è ben difficile trovare donatori generosi come la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha contribuito in maniera determinante sia alle spese per l’apertura dell’Emporio, che a quelle per l’acquisto dei generi alimentari nei primi anni di vita.

Moltiplicate le donazioni

Ora le donazioni materiali di enti, aziende e singoli cittadini si sono moltiplicate ed il settore è in continuo sviluppo. Il volume di merce che ci giunge è molto importante e determinante. Un esempio per tutti viene dal Gruppo GMF Fioroni che collabora pienamente in questo senso con la Caritas garantendo un importante afflusso di merci donate.

Responsabile del “Daidò”

Alla luce di quanto sopra, la Caritas ha deciso di creare una nuova struttura dedicata esclusivamente alla gestione delle donazioni. Il direttore della Caritas, Giancarlo Pecetti, ha ritenuto opportuno affidarmi la responsabilità di tale struttura. Mi ha disposizione un gruppo di volontari per svolgere le varie mansioni relative alla gestione delle donazioni stesse.

Per inciso, non a caso il nuovo settore si chiama, su iniziativa della condirettrice Luisa Pecetti, “Daidò”, a significare anche simbolicamente un’attività che consiste in sostanza nel ricevere qualcosa che viene poi dato ad altri: tu DAI a me qualcosa e io come Caritas DO’ ai poveri.

Luigi Palazzoni

1 COMMENT

  1. Ci sono persone che meritano di essere premiate per il tempo impegnato nel Volontariato. Persone che con devozione aiutano a noi più deboli .Sempre gentili sempre col sorriso malgrado i loro problemi .E per questo io Rosaria a nome di tutti gli ospiti del Villaggio vi diciamo GRAZIE A TUTTI VOI

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