Dirigenti scolastici a lezione di… economia

Assemblea all'Ipsia 'Cavour - Marconi' di Piscille: 'si rischia una forte depressione della scuola pubblica'

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Tutti a Perugia! Tifosi scalmanati, manifestanti, esaltati? Ma no, sono i tranquillissimi dirigenti scolastici della Consulta dell’Umbria. Riunitisi a Perugia, in assemblea, mercoledì scorso, all’Ipsia ‘Cavour-Marconi’ di Piscille. Tranquilli ma preoccupati. Anzi, preoccupatissimi. Nel breve comunicato stampa, che stanno inviando alle redazioni in tutta fretta, scrivono di vivere ‘un momento particolare di tensione’. ‘Qui c’è un accumulo di situazioni conflittuali’, spiega il preside del liceo statale ‘Mazzatinti’ di Gubbio, Dario Missaglia ‘si rischia una forte depressione della scuola pubblica. Seguendo ancora certe logiche, solo chi ha i soldi potrà far studiare i propri figlioli”. Beh, ditelo al ministro, no? ‘Ma se ha accettato passivamente tutto ciò che gli è stato imposto da Tremonti (Finanze), i suoi tagli”. Parliamo di soldi, allora? ‘E sì’, continua Missaglia, ‘perché senza soldi non si fa nemmeno didattica’. Umbria, 500 supplenti a casaScuola disarmata, dunque. Come se all’esercito lo Stato non comperasse le divise o le armi? Condivide, preside? ‘In pieno. La situazione finanziaria delle scuole statali dell’Umbria’, afferma Missaglia ‘è disastrosa: c’è un grave scoperto riguardante il pagamento delle supplenze brevi e saltuarie. In pratica il Governo non ha stanziato le risorse indispensabili per garantire il normale funzionamento didattico e amministrativo dei nostri istituti. Quindi, per ora, le nostre scuole hanno approvato dei meri bilanci ‘virtuali’, sulla base di ciò che avevano investito in cultura l’anno precedente. Ma che succederà se non arriveranno le risorse?’. Per un dirigente scolastico non poter pagare le supplenze brevi o saltuarie – per sopperire ai docenti temporaneamente assenti – significa non poter assicurare lo svolgimento delle lezioni. ‘Potremmo trovare un modo per vigilare sugli studenti’, dichiara Missaglia, ‘ma la didattica’ quella no’. Già, perché senza supplenti, le classi verrebbero accorpate e ‘ ad esempio nella scuola elementare ‘ di fronte a bambini di prima, terza e quarta improvvisamente messi tutti insieme, il maestro ‘fortunato’ potrebbe fare solo ‘la guardia’. Intanto si lascerebbero i supplenti a casa. E il prossimo anno scolastico, se il Governo continuerà ‘barra a tutta dritta’ sulla scuola, nella sola Umbria rischiano di perdere il posto di lavoro circa 500 giovani insegnanti e altri 300 lavoratori, fra personale di segreteria e bidelli. Dai ‘residui attivi’ al conflitto sociale? Ci sono poi delle scuole che dovrebbero godere dei cosiddetti ‘residui attivi’, ossia dei compensi già approvati dal ministero dell’Istruzione, mai erogati e tuttora congelati. Si tratta di soldi relativi ancora alle supplenze brevi e ai compensi degli esami di Stato. Denaro che gli istituti scolastici hanno anticipato e che, adesso, non riescono a riprendere dal Governo. ‘Il ministro Tremonti’, conclude il direttore scolastico Missaglia, ‘aveva preso la decisione sui tagli alla scuola nell’estate scorsa, quando varò il decreto 133/08. Adesso, in piena crisi, la situazione è cambiata: c’è meno lavoro, sono aumentati i cassintegrati e nelle famiglie entra meno ricchezza. Se complichiamo eccessivamente la vita anche alla scuola, già in sofferenza, allora c’è il rischio di innescare un pericoloso conflitto sociale. Cosa che, sono certo, non è nella volontà di chi ci governa’.

AUTORE: Paolo Giovannelli