E’ possibile ancora credere?

Presentato a Terni il libro di mons. Paglia

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C’era attesa a Terni per la presentazione del libro del Vescovo Mons. Vincenzo Paglia. Lo ha evidenziato l’alto numero di persone , circa 200, che lunedì 17, all’hotel Michelangelo si sono recate ad ascoltare i relatori che hanno presentato Lettera ad un amico che non crede, scritto da Vincenzo Paglia per la Rizzoli, nel novembre 1998. Tra le tante persone non mancavano onorevoli, sindaci, presidenti, autorità militari, insomma “i notabili”. L’Istes non poteva cominciare il nuovo anno di attività culturali in maniera più centrata. E’ stata questa l’occasione per porsi l’interrogativo : ” E’ possibile ancora credere?” Quell’ancora ha catturato tutta l’attenzione dei tre relatori che rispondono ai nomi di Pietro Scoppola, professore universitario e storico, Dario Antiseri, anche lui professore universitario e filosofo, Walter Veltroni, sindaco di Roma e dello stesso autore del libro, Vincenzo Paglia. Pietro Scoppola ha dapprima esposto come è nato il libro, che è una risposta ad un precedente libro di Arrigo Levi il quale appunto aveva trattato delle due fedi, quella laica e quella religiosa, mostrando come tutte e due potessero incontrarsi in una comune passione per l’uomo tanto da giungere a dire: “non sono sicuro che vi sia una grande differenza tra fede laica e fede religiosa, tra fede in Dio e fede nell’uomo”. L’importante è che le fedi, è sempre il pensiero di Levi, frutto della storia dell’uomo, trovino la forza di collaborare e dialogare oppure contribuiranno ad approfondire i contrasti e a favorire i conflitti. Come non porsi allora, ed è stato il tema conduttore dell’argomentare di Scoppola, l’interrogativo se oggi, dopo l’abbattimento terroristico delle torri gemelle a New Jork, le fedi, in particolare quella islamica, non costituiscano il più grave impedimento alla pace per il loro dogmatismo che non ammette il dubbio cioè la possibilità stessa della diversità? All’interrogativo Scoppola ha dato la risposta che anche se nelle diverse fedi ci sono gli integristi, l’integrismo non appartiene alla natura delle fedi ed è per questo che l’occidente, che oggi si sente minacciato, non deve incorrere nella tentazione di una guerra contro la fede islamica distinguendo la lotta contro il terrorismo dalla guerra contro l’islam. Dell’intervento di Antiseri, come sempre documentato e preciso, ci piace ricordare quanto ha detto a proposito della supponenza della ragione cosiddetta laica e come essa stessa possa diventare fonte di fanatismo, come la storia abbondantemente dimostra, allorchè si pone come detentrice di verità. Molto sociologico e saggio l’argomentare di Veltroni che ha messo in luce soprattutto la necessità del dialogo tra le culture. Tema, quest’ultimo, ripreso da mons. Paglia che ha evidenziato come già le diverse religioni si incontrano, stanno insieme e si confrontano in tante circostanze, come è avvenuto all’inizio di questo mese nelle giornate di Lisbona. E’ possibile questo quando le diverse esperienze religiose sono capaci di porsi sul piano del confronto delle specifiche soggettività, del come cioè ciascuno riesce a vivere la propria fede, di quali difficoltà trova e di quali gioie è portatore, di quali effetti può essere promotore, evitando di porsi come giudici della verità dell’altro. Il bisogno di dialogo è stato riaffermato alla fine con la proposta di un grande incontro tra le diverse componenti cittadine per riflettere tutti insieme sul momento presente gravido di tante incognite. L’incontro è stato sicuramente un momento sociologicamente importante per la città in cui è stata alimentata la fiammella della comunione tra le diverse esperienze umane. Merita però che l’interrogativo: “E’ possibile credere?” venga ripreso nel suo valore teoretico al di là delle pressioni emotive, pur giuste, del momento. Siamo convinti che la risposta data sul piano teoretico possa essere essa il più grande contributo alla comprensione delle varie scelte culturali che possiamo fare.

AUTORE: Gianni Colasanti