Elezioni europee. “Popolari” non è “populisti”

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Su iniziativa del Gruppo del discernimento dell’Ac diocesana, si è tenuto presso i locali della parrocchia di San Francesco a Terni un incontro sui temi principali posti dalle prossime elezioni europee. Il filo degli argomenti è stato proposto da Giorgio Armillei, vice presidente diocesano di Ac, che ha sottolineato l’importanza dell’attività di discernimento come azione rivolta al futuro, come prassi che affronta i problemi più urgenti posti dalla storia, e come strumento necessario per attualizzare l’invito paolino a “vagliare ogni cosa e tenere ciò che è buono”.

L’esigenza di una visione e di istituzioni che traguardino e amplino l’orizzonte statale è stata ricordata citando sia Papa Francesco nel suo invito a che il bene comune diventi mondiale, nonché l’insegnamento di Paolo VI circa il rischio di isolamento implicito in un nazionalismo che neghi l’esigenza di messa in comune degli sforzi delle conoscenze e dei mezzi finanziari per realizzare programmi di sviluppo.

Le caratteristiche dei movimenti populisti

Armillei ha citato l’ampia sintesi dottrinaria relativa alle caratteristiche dei movimenti populisti e cioè: fastidio per la democrazia rappresentativa, ostilità verso la divisione dei poteri, chiusura identitaria e assenza di vincoli esterni alle politiche macro-economiche statali.

Ha ricordato come, nella realtà politica, gli atteggiamenti sono (anche) frutto delle proposte politiche; e la tendenza attuale a privilegiare leadership che raccolgono sentimenti invece di crearli.

Le cause

Non è mancato nell’analisi un approfondimento delle cause, specie quelle riferite alla percezione della globalizzazione come minaccia alla cultura religiosa, alla famiglia, alla nazione o aspetti relativiall’età, livello di istruzione e di urbanizzazione.

Al fine di meglio delimitare l’utilizzo del termine “popolare”, Armillei ha ricordato come tale attributo stia a indicare i metodi della partecipazione alla vita politica. Ha rimarcato che, nella visione di don Sturzo, per “popolo” si intendeva una forza sociale di controllo, quindi una articolazione di partiti, sindacati, mass media, società civile: cioè un insieme di soggetti che limitano e vigilano sugli organismi istituzionali.

L’importanza di uno spazio anche geografico sovranazionale è stato sottolineato citando la storia della Ue e ricordando l’affermazione dello scrittore Paul Lendvai secondo cui “pace significa anche non dover mostrare il tuo passaporto”.

A. M.

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