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Città del Messico. Incontro mondiale delle famiglie: le impressioni di mons. Nicolli

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VI convegno mondiale della famiglie a Città del Messico: 25 milioni di abitanti, una distesa di luci e di case, estesa quanto la nostra Umbria. Irene, la guida, una giovane di Prato che da 13 anni vive lì, ci accompagna per tutto il periodo, e si respira con lei la tradizione, la storia, la cultura, le vicissitudini del popolo messicano. ‘La famiglia formatrice ai valori umani e cristiani’ è il titolo del VI Incontro mondiale, promosso dal Pontificio consiglio per la famiglia dal 13 al 18 gennaio. Presenti famiglie di 98 Paesi. Hanno dato voce alle attese della famiglia ed hanno mostrato come essa sia più che mai una risorsa della Chiesa e della società. Un evento ecclesiale, ma anche civile. La famiglia rivitalizzata dal Vangelo, protagonista nel viverlo e comunicarlo alle altre famiglie. La famiglia laboratorio sociale che educa le nuove generazioni a diventare quei cittadini che prenderanno in mano lo sviluppo e la crescita economica, ma anche morale e culturale della società. La nostra partecipazione è stata prima di tutto un’esperienza di condivisione dove, insieme alla forte ‘messicanità’, è emersa l’universalità della Chiesa sul tema della famiglia. Una sensazione profonda abbiamo vissuto nel santuario della Madonna di Guadalupe, verso cui l’intero popolo latinoamericano ha una profonda devozione e dove con intensità manifesta la propria fede. Una fede semplice, che ha mostrato una Chiesa accogliente, ospitale, calda, viva, innamorata della Madre di Dio, ma anche della famiglia. Si avverte ancora il grande amore che Giovanni Paolo II, grande difensore della famiglia, ha manifestato per il Messico, da lui visitato cinque volte. L’incontro mondiale delle famiglie per i coniugi Elio e Letizia Giannetti è stato degno suggello del lavoro di due anni in Umbria, che ha portato alla celebrazione del Convegno regionale delle famiglie nell’ottobre scorso. A Città del Messico sono andati con la delegazione italiana guidata da mons. Sergio Nicolli, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale familiare, che ha seguito di persona la preparazione e la celebrazione del convegno umbro. Ed ecco un’intervista fatta ‘a caldo’ a mons. Nicolli da padre Luciano Temperilli, responsabile della Pastorale familiare in Umbria. Come mai la Chiesa sentiva il bisogno di ripetere con forza una cosa che pare abbastanza ovvia: la famiglia trasmette i valori? ‘Perché non è più così ovvio, e nella trasmissione dei valori oggi le famiglie incidono pochissimo. I genitori hanno spesso poca fiducia in se stessi. Pensano che a tirar su i figli siano la scuola, la cultura, i mass media, le compagnie, la moda’ Ed è vero che queste realtà hanno una forte incidenza. Spesso però non ci si rende conto che i modelli di vita che lasciano il segno più forte sono quelli che passano attraverso la famiglia. Ricordare ai genitori che il loro stile di vita è quello che si trasmette ai figli è molto importante perché si rendano conto sia delle responsabilità ma anche delle grandi possibilità educative che hanno’. Quindi, diciamo che la forma fondamentale di educazione rimane la testimonianza personale e familiare dei valori. ‘Credo che l’ 80 per cento di quello che i figli imparano passi attraverso quello che i genitori fanno, quello che i genitori vivono nelle relazioni tra di loro e con i figli, come vivono la loro presenza nella storia e nella Chiesa. Però le parole sono quelle che danno senso ed un’interpretazione alla testimonianza. È importante quindi saper dire le parole giuste al momento giusto, senza tacere quando è necessario parlare’. Qual è l’abbinamento tra valori umani e cristiani? ‘Non sono due categorie di valori diversi o due apprendimenti che si possono fare in scuole diverse. Quello che è parte della vita umana, come dice la Gaudium et spes, interessa la Chiesa. Quindi i valori cristiani non sono qualcosa di diverso. Sono qualcosa di più, o qualcosa che fornisce delle motivazioni e dei fondamenti in più a dei valori universalmente validi. Sui valori sociali ha insistito il card. Bertone: sull’educazione alla solidarietà, alla giustizia e alla pace. Nel suo intervento all’Incontro il prof. Donati è stato molto illuminante su questo: come la famiglia possa aiutare ad apprendere quelle virtù che possono rimanere anche virtù personali, ma che possono non automaticamente divenire sociali. La famiglia deve fare in modo che queste virtù personali possano incidere sul vivere sociale. La solidarietà, ad esempio, si impara automaticamente in famiglia perché c’è una relazione affettiva che ti fa comprendere che tu stai bene quando anche gli altri stanno bene, e che ti fa soffrire quando anche gli altri soffrono: la tua libertà trova il limite nella libertà degli altri. Se non c’è educazione, c’è il rischio che tutto questo rimanga isolato in famiglia, e uno cresca con un disinteresse verso il mondo esterno, come se chi sta al di fuori della famiglia non avesse diritto a questo tipo di condivisione. Questo può essere una carenza nell’educazione cristiana e anche nella pastorale familiare. Giovanni Paolo II diceva che gli sposi cristiani vanno aiutati ad interessarsi della vita sociale e della politica; altrimenti – avverte – saranno le prime vittime di quei mali che si sono limitati ad osservare con indifferenza. Questa è ancora una lacuna molto grave. Nella pastorale familiare dobbiamo cominciare da subito a dire ai fidanzati che sposarsi in chiesa comporta assumere un ruolo importante all’interno della vita sociale’. Secondo te, è riuscito questo Convegno internazionale sulla famiglia? ‘Difficile dirlo a caldo. Anche perché del Convegno fanno parte tantissime componenti; noi ne abbiamo vissute soltanto alcune. Credo però che la grandissima partecipazione ed anche l’interesse manifestato intorno al Convegno porti un po’ di più la famiglia al centro dell’attenzione della Chiesa, della società ed anche della politica. Questo Convegno servirà a ricollocare la famiglia al centro dell’attenzione dei media e di tutti. I contenuti, poi, sono di grandissima attualità: se restano chiusi all’interno del Convegno, rischiano di essere un fuoco di paglia. Se però vengono ripresi nella pastorale ordinaria, nelle diocesi e nelle parrocchie, possono portare una grande novità, una grande ricchezza e nuova fiducia anche nelle nostre famiglie. A questo riguardo la Chiesa italiana si è mossa per tempo perché due anni fa, in un convegno a Pescasseroli, si è discusso su come educare da cristiani in famiglia’.

AUTORE: Padre Temperilli, coniugi Giannetti