Fede vigile e operosa

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“Beata la nazione che ha il Signore come Dio” proclama il Salmista a nome del popolo che ha riconosciuto negli eventi liberatori la presenza del Signore.

Salmo

Si tratta di uno dei brani scelti del Salmo responsoriale (32) della Liturgia della XIX domenica del TO, Salmo che è composto da 22 versetti quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico. Questo per dire che con la totalità delle lettere è espressa la lode al Signore per il creato, ma anche e soprattutto il ringraziamento per gli interventi concreti realizzati a favore della comunità.

Leggendo tuttavia l’intero Salmo si nota come la capacità di saper individuare gli aiuti divini sia prerogativa di chi “teme”, “attende”, “spera” dall’amore del Signore, insomma ripone la piena “fiducia” in Lui.

Prima lettura

Così la I lettura tratta dal libro della Sapienza rimanda alle vicende storiche del popolo biblico, nello specifico alla “notte della liberazione” quando gli israeliti si decisero per assecondare il piano divino sulla base dell’esempio dei loro padri che “avevano prestato fedeltà” alla Parola del Signore riscontrandone la salvezza per se stessi e la garanzia della benedizione perenne per i loro discendenti.

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza 18, 6-9

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 32

SECONDA LETTURA
Lettera agli ebrei 11, 1-2.8

VANGELO
Dal Vangelo di Luca 12,32-48

Seconda lettura

Ecco allora la proposta della II lettura tratta dal cap. 11 della Lettera agli Ebrei, capitolo che fa una vera e propria esaltazione della fede dei ‘padri’. La fede è presentata come fondamento e prova, cioè letteralmente (elenchos) ‘argomento dimostrativo’ per cui quanto “non si vede” si realizzerà. Questa è la fede che hanno dimostrato i ‘padri’ ed è la stessa che ha permesso loro di essere stati “approvati da Dio”. Il brano inizia così una lista di “antenati”, dei quali quello cui è dedicato il maggior spazio narrativo è Abramo, il padre nella fede.

Interessante notare l’interpretazione che la Lettera agli Ebrei fa anche della fede di Sara. Generalmente è Abramo ad essere additato come uomo di fede che ha ottenuto un figlio dal Signore, invece l’Autore parla anche del protagonismo di Sara che “per fede, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre”. In seguito ritorna sulla figura di Abramo rincarando la ‘dose’ di elogi perché ha superato pure un ostacolo proprio dell’osservante della Torah: la fede nella risurrezione dei morti.

Vangelo

La pagina del Vangelo secondo Luca ci presenta l’insegnamento di Gesù sulla fede vigile ed operosa, insegnamento che Egli avvia a partire da quello del giusto rapporto da tenere nei riguardi dei beni terreni (“fatevi un tesoro sicuro nei cieli”).

Con due immagini (“fianchi cinti, lucerne accese”) Gesù anticipa le due parabole la prima delle quali riguarda il ritorno del padrone dalla festa nuziale e termina con l’elogio dei servi che si sono manifestati desti e pronti all’arrivo del padrone pur non sapendo l’orario notturno (“notte, alba”) del suo rientro.

La seconda parabola, del padrone di casa ignaro dell’arrivo del ladro, si conclude con l’invito ad essere vigili per discernere l’arrivo improvviso del “Figlio dell’uomo”. Il discorso di Gesù viene interrotto dall’interrogativo di Pietro che desidera conoscere i destinatari di tale insegnamento e Gesù risponde riferendo una terza parabola.

La prima parte di questa terza parabola addita la figura del servo che, pur non essendo sorvegliato dal padrone, esegue fedelmente e puntualmente i suoi compiti ed è poi ricompensato generosamente. La seconda parte, più ampia, descrive il servo che, approfittando dell’assenza del padrone, devia in dissolutezza e ipocrisia e viene perciò punito al ritorno improvviso del padrone.

A conclusione, Gesù evolve il Suo discorso -presentato ancora mediante due sentenze- sull’idea di conoscenza o meno della “volontà del padrone”. C’è quindi una prima situazione in cui il servo, pur essendo a conoscenza della “volontà del padrone”, non la esegue e quindi viene punito con “molte percosse”; e il caso del servo che, non essendo a conoscenza della “volontà del padrone”, esegue altro rispetto ad essa e viene punito con “poche” percosse.

La sentenza finale dell’intero discorso parabolico, riassume il messaggio globale e risponde all’interrogativo di Pietro: “a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.

Questo insegnamento sulla vigilanza Gesù lo indirizza a tutti, ma in realtà i discepoli, appartenenti alla categoria di coloro ai quali “fu affidato molto”, sono invitati a assumersi una maggiore responsabilità nei riguardi delle esigenze missionarie. Notiamo che Gesù ha abbinato il Suo insegnamento ad esempi legati al ‘fare’ domestico.

L’utilizzo abbondante del verbo greco ‘fare’ (poieo) ci evidenzia il carattere ‘concreto’ della fede: essa non è un’idea astratta, ma un mettere in atto ‘domesticamente’ cioè nell’ordinarieta della vita la “volontà” del Signore.

La pagina del Vangelo di questa domenica trasmette perciò un messaggio tra i più esigenti perché ci provoca a scrutarci e ad identificarci o meno con “coloro cui fu affidato molto” sulla base di quanto sappiamo comprometterci per fede. ”La fede è credere a ciò che non vediamo; e la ricompensa per questa fede è il vedere ciò che crediamo” (S. Agostino).

Giuseppina Bruscolotti

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