Festeggiata a Trevi la solennità del patrono Sant’Emiliano

TREVI- Trevi ha reso omaggio al suo patrono Sant’Emiliano. Nella mattina di giovedì 28 gennaio, l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo ha presieduto il solenne pontificale nel Duomo della Città intitolato proprio al martire originario dell’Armenia. Emiliano, ricordiamo, fu inviato Vescovo a Trevi per evangelizzare la popolazione. Il 28 gennaio 304, dopo varie torture, fu legato ad un pianta di olivo e decapitato perché non rinnegò la fede in Cristo.

Alla celebrazione, animata dalla corale delle parrocchie del trevano, hanno partecipato diversi fedeli, tutti distanziarti nel rispetto delle norme per evitare la diffusione del Coronavirus. Col Presule hanno concelebrato i parroci di Trevi don Jozef Gercàk e don Kamil Ragan, il vicario generale dell’Archidiocesi don Sem Fioretti, il vicario episcopale per una pastorale missionaria don Vito Stramaccia, altri sacerdoti diocesani. Presente il sindaco Bernardino Sperandio, che ha offerto l’olio per alimentare la fiaccola accesa tutto l’anno a ricordo della testimonianza di Sant’Emiliano.

Nell’omelia, monsignor Renato Boccardo ha ricordato la fedeltà di Sant’Emiliano al Vangelo fino a dare la vita.

“Anche a noi -ha detto il Presule- è chiesta la stessa fedeltà; forse non ci è chiesto di dare la vita, anche se ancora oggi molti cristiani vengono uccisi per la loro fede, ma di andare e predicare la Buona Novella sì. Come? Con lo stile della vita quotidiana: oggi -ha sottolineato l’Arcivescovo- siamo immersi in un mare di parole, sono tanti quelli predicano, ci sono tati messaggi che sono solo di facciata. E allora noi cristiani, senza fare grandi discorsi, possiamo essere dei testimoni credibili solo se non ci adeguiamo alla moda del momento, al pensiero della maggioranza pur di non perdere la nostra posizione. Altrimenti saremo dei cristiani all’acqua di rosa”.

Poi l’appello dell’Arcivescovo di Spoleto-Norcia alle famiglie, a quanti hanno responsabilità civili ed ecclesiali e a quanti lavorano nel mondo dell’informazione.

“Impegniamoci seriamente e senza riserve per trasmettere agli altri la passione di essere genitore, sindaco, vescovo o prete, deputato o giornalista. La nostra è una missione e non solo un mestiere. Siamo chiamati a metterci il cuore, dobbiamo essere di esempio per gli altri i quali, osservando la nostra passione, dovrebbero scendere dal balcone per vedere cosa succede in piazza e poi fare ognuno la propria parte.

Sant’Emiliano allora ci provoca: mettiamo testa e cuore nelle nostre giornate, consapevoli che a volte sperimenteremo il fallimento, ma l’importante è ricominciare sempre, come ci dice il Papa“.

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