La finanza italiana depreda la Nigeria

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di Tonio Dell’Olio

Colpevole o distratta, l’informazione mancata su un processo che si sta celebrando a Milano, e che vede alla sbarra 13 imputati dell’alta finanza italiana, è un caso di scuola. L’accusa recita: “Sottrazione di oltre un miliardo di dollari dalle casse del Governo nigeriano”. Il caso riguarda Nigeria, Paesi Bassi, Italia, Regno Unito e Usa, e viene definito il più grande caso di corruzione internazionale dell’industria petrolifera mondiale.

Si tratta del pagamento di una concessione petrolifera denominata Opl 245 al largo del Delta del Niger, i cui soldi non sono mai arrivati a destinazione e, a quanto pare, hanno preso strade diverse. Eni e Shell si erano aggiudicati un affare che gli esperti dell’industria estrattiva definiscono come il più grande giacimento petrolifero d’Africa. Qui ci manca lo spazio per dettagliare il caso, ma almeno due informazioni sono d’obbligo.

Il processo è in corso e non vogliamo anticipare condanne, solo ci preme dar conto di due imputati che hanno scelto il rito abbreviato, ammettendo quindi le proprie colpe. La seconda considerazione è che la somma di un miliardo e 92 milioni di dollari, che sembra sparita nel nulla, corrisponde esattamente al bilancio dell’Istruzione 2018 della Nigeria. Non è questo che si intende quando si dice di “aiutarli a casa loro”?

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