“Gettate la rete”

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“Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” risponde “Pietro insieme agli apostoli” al sommo sacerdote che li ha interrogati di fronte a tutto il sinedrio.

Prima lettura

È quanto ascoltiamo dalla I Lettura della III domenica di Pasqua tratta dal capitolo 5 degli Atti degli Apostoli. Questo il contesto. In seguito alla Pentecoste e intorno alla predicazione apostolica si verificano segni, prodigi, conversioni, guarigioni e liberazioni in numero così considerevole che ciò scatena la gelosia del sommo sacerdote e dei sadducei che fanno arrestare gli apostoli.

Nel corso della notte, essi vengono liberati da un angelo del Signore che li invita a recarsi al tempio per annunciare la Parola. È nel momento in cui essi predicano al popolo che vengono di nuovo presi e condotti innanzi al sinedrio per dare ragione della loro iniziativa.

Pietro approfitta così di annunciare e testimoniare Cristo, crocifisso, risorto e innalzato alla destra di Dio. L’episodio termina con la flagellazione cui vengono sottoposti gli apostoli che, anziché segnare una sconfitta, per essi è un onore perché “se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù”.

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Atti degli apostoli 5,27b-32.40b-41

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 29

SECONDA LETTURA
Dall’Apocalisse 5,11-14

VANGELO
Vangelo di Giovanni 21,1-19

Salmo

La liturgia ci propone per cui di rispondere a questo ‘gioioso’ martirio con le parole del Salmo 29 intitolato a Davide, il re che esalta il Signore per averlo scampato dalla furia omicida dei suoi rivali. Ringrazia infatti il Signore che non ha permesso ai suoi nemici di prevalere su di lui, lo ha preservato dalla discesa nella tomba, gli ha cambiato il lamento in danza e afferma che la Sua bontà è “per tutta la vita”.

Seconda lettura

La II Lettura tratta dal libro dell’Apocalisse ci presenta una parte dell’inno di lode rivolto all’Agnello.

L’Apocalisse si apre con le lettere destinate alle sette chiese d’Asia e continua con la suggestiva visione della maestà di Dio che consegna all’Agnello il libro che solo Lui può aprire. In questo contesto “i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani … cantavano un canto nuovo” (Ez 1,5) la cui parte conclusiva è quella che ci riguarda.

L’autore Giovanni fa notare che gli angeli attorno al trono di Dio sono “miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”, dicitura questa con cui si definivano i comparti militari (la miriade coincideva con 10.000 unità), come a voler dire che tutto l’esercito del Signore era lì al Suo cospetto. Ebbene, tutta questa schiera incalcolabile canta all’Agnello immolato.

L’Agnello ha impressi in sé i segni del supplizio, ma sta in piedi, in atteggiamento trionfante e vincitore. Il Suo sacrificio è stato offerto a favore dell’intera umanità e l’Autore per esprimere la totalità assoluta dei credenti che inneggiano all’Agnello usa un’immagine onnicomprensiva: “tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano”, insomma tutti i viventi tributano all’Agnello “lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli”.

Vangelo

La pagina del Vangelo secondo Giovanni presenta un aspetto in sintonia con la I lettura: il ruolo del tutto particolare che riveste Pietro. Dopo le due apparizioni ai discepoli “in casa”, l’evangelista riferisce l’incontro che si svolge presso il lago di Tiberiade tra Gesù e sette dei Suoi discepoli.

Anche in questo caso, a prendere l’iniziativa è Pietro che dice di dirigersi a pescare e così lo seguono gli altri, “ma quella notte non presero nulla”. Pur non riconoscendo Gesù, i discepoli accolgono l’invito a gettare la rete dalla parte destra della barca e “non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci”.

Gesù ha chiesto di mettere in atto una tecnica che sconvolge la metodologia lavorativa fin lì attuata, ma questa metodologia risulta assolutamente efficace e feconda. È interessante notare come a riconoscere Gesù sia Giovanni (“È il Signore!”), ma a cingersi la veste (notare la delicatezza di Pietro!) e a gettarsi in mare sia Pietro.

D’improvviso la scena si sposta sulla riva dove c’è già il fuoco, il pesce e il pane ma Gesù chiede del pesce anche al gruppo e pure qui è Pietro a recarsi a tirare da solo la rete piena di 153 grossi pesci (numero delle specie di pesci allora conosciute) e l’incontro si completa con le parole dell’Ultima Cena: “prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce”. Pietro ha dato il meglio di sé eppure non basta. Gesù gli chiede per due volte se Lo preferisce, cioè se il suo amore per Lui è superiore a quello che provano gli altri (gr. agapao).

Pietro ognuna delle due volte, forse per umiltà, risponde di voler bene a Gesù (gr. fileo).

Allora una terza volta Gesù interroga Pietro, ma questa volta con le sue stesse parole, e Pietro: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”.

È la triplice dichiarazione d’amore e di fedeltà che riabilita Pietro e che, come è nella dialettica ebraica per cui la ripetizione esprime il superlativo assoluto, così Pietro definitivamente si compromette per Cristo anticipando la disponibilità a donare la vita per Lui e per la Chiesa … così come fa ancora oggi!

Giuseppina Bruscolotti

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