Giovanni Paolo II: un Papa vicino all’Umbria

Il beato Wojtyla visitò 12 volte la nostra regione, lasciando un segno profondo

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Quando Benedetto XVI, dopo la formula ufficiale di beatificazione di Giovanni Paolo II, ha gridato all’immensa folla di piazza San Pietro: “È beato!”, c’è stata una risposta entusiasta e commossa. Era la domenica della Divina Misericordia, e nelle chiese cattoliche di tutto il mondo si è pregato e ringraziato Dio per il dono di un uomo che ha arricchito la Chiesa e l’umanità con la testimonianza della vita e del suo coraggioso magistero. Per esperienza anche personale, avendo ricevuto Giovanni Paolo II nella chiesa dell’Università di Perugia – di cui ero e sono rettore – il 26 ottobre 1986, il giorno precedente della Giornata mondiale di preghiera per la pace svoltasi ad Assisi, posso dire che tutti quelli (e sono moltissimi nel mondo) che hanno avuto un contatto personale con lui, hanno sentito ancora più forte l’emozione di quel momento. In questo senso possiamo dire che gli umbri, oltre ai molti che si sono recati a Roma, si sono sentiti coinvolti nella vicenda di questo Papa che ha avuto per la nostra regione un’attenzione particolare, avendola visitata più di altre, ben 12 volte. Una pubblicazione che riporta testi e immagini di tutte le visite è Giovanni Paolo II in Umbria, un bellissimo e pregiato volume curato da Amilcare Conti.

Nelle pagine interne di questo numero de La Voce abbiamo voluto ripubblicare ciò che abbiamo già scritto in occasione della sua morte, avvenuta il 2 aprile 2005. In breve sintesi qui ricordiamo alcuni passaggi di Giovanni Paolo II tra noi. La riproposizione dei messaggi può concorrere a maturare la coscienza cristiana e l’apertura convinta ai valori della nostra cultura che anche in Umbria attendono di essere pienamente riconosciuti, senza peraltro voler riaprire la querelle regionale sui santi Francesco e Benedetto. Le visite fatte nei vari luoghi della regione e per occasioni diverse hanno avuto una rilevanza universale, ponendo l’Umbria al centro dell’attenzione mondiale. Questo è avvenuto con singolare risalto nelle visite dedicate alla pace. Assisi, per la scelta di Giovanni Paolo II, è divenuta la cittadella della pace, la capitale della preghiera mondiale delle religioni, del dialogo interreligioso, l’icona di una speranza nuova per l’umanità. Con tale iniziativa, trasmessa da tutti i media del mondo, ha debellato lo spettro dello scontro di civiltà, espungendo dallo scenario religioso la guerra dei popoli combattuta in nome di Dio. Ad Assisi Giovanni Paolo II è venuto subito, a meno di un mese dall’elezione papale. Essendo e sentendosi straniero, “venuto di lontano”, ha voluto iniziare la sua missione di vescovo di Roma facendo un bagno di italianità, una specie di battesimo, presso la tomba del patrono d’Italia, san Francesco, “il più santo degli italiani e il più italiano dei santi”.

Da quel momento possiamo Assisi è stata un centro di attrazione e di attenzione per Giovanni Paolo II, che l’ha considerata l’unico luogo al mondo adatto per annunciare la pace in modo efficace e credibile. L’incontro del 27 ottobre ’86 rimarrà negli annali della storia e nonostante le critiche, ha vinto ogni sfida e interna resistenza per la decisione di Benedetto XVI di ripetere, sia pure in forme nuove, l’evento nel 25° anniversario, il prossimo 27 ottobre. In questi 25 anni quella celebrazione ha avuto un seguito per opera della Comunità di Sant’Egidio, attraverso l’impegno del prof. Riccardi e del vescovo mons. Paglia, che ha riproposto in varie città del mondo l’incontro di preghiera delle religioni per la pace (è in fase di pubblicazione un libro che ricorda queste iniziative). Quella Giornata ha avuto un seguito con altri due incontri interreligiosi per la pace: nel gennaio 1993, a seguito della guerra in Bosnia Erzegovina, e nel gennaio 2002, dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Le altre visite importanti e suggestive svolte in Umbria si sono concentrate su temi specifici. Si pensi alla visita a Terni, alle Acciaierie, con il Papa tra gli operai, con il casco di lavoro in testa, dove ha affermato la dignità del lavoro, i diritti dei lavoratori, il rispetto della loro incolumità e dignità di persone, nel solco della dottrina sociale della Chiesa che in Umbria ha avuto la sua origine nel pensiero di Gioacchino Pecci / Leone XIII, per 33 anni vescovo di Perugia.

Vi sono poi le visite tra i terremotati a Norcia ed altre località; a Perugia con la sua secolare Università, dove ha svolto un insegnamento di alto valore teologico; ad Orvieto per celebrare l’eucaristia; a Todi e Collevalenza, appena dopo l’attentato; a Foligno per onorare la beata Angela, maestra dei mistici e dei teologi. A Collevalenza, il 22 settembre 1981, affermò: “Ritrovandomi in questa terra nell’anno centenario della nascita di san Francesco, desidero elevare anche a lui il mio pensiero devoto, nel ricordo del sublime insegnamento che egli ci ha lasciato proprio a riguardo della misericordia divina. Nel suo Cantico delle creature egli ha detto, fra l’altro: ‘Laudato sie, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore, et sostengono infirmitate et tribulatione… che da te, Altissimo, saranno incoronati’. Francesco, maestro dell’amore e del perdono, si appella alla misericordia generosa di Dio”. Agli umbri la consegna della memoria.

AUTORE: Elio Bromuri