Gubbio: alla riscoperta di un vescovo monaco

Si è tenuto dal 22 al 24 settembre a Gubbio un convegno di studio ad alto livello su san Giovanni da Lodi, vescovo e seguace di san Pier Damiani

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A conclusione delle celebrazioni indette dalla diocesi di Gubbio per il IX centenario della morte di san Giovanni da Lodi, con la collaborazione della sezione eugubina del Centro culturale Leone XIII, si è tenuto dal 22 al 24 settembre un convegno di studio ad alto livello culturale. Il convegno si è aperto il 22 settembre scorso col saluto del sindaco Orfeo Goracci e del vescovo diocesano mons. Mario Ceccobelli, nella Sala trecentesca del Palazzo comunale.

La relazione introduttiva è stata tenuta dall’arcivescovo di Perugia, mons. Giuseppe Chiaretti, sul tema generale “La Chiesa e la storia”, qualificata come la storia di un popolo di battezzati, che vive nel tempo e nello spazio insieme ad altra gente ma che insieme è la storia di una realtà invisibile, la realtà della grazia che dà senso e connotazione a questo popolo che si è messo al seguito di Gesù di Nazaret.

Ciò che apporta una diversificazione nel concetto stesso di storia. L’autocoscienza singolare dinnanzi a questa vicenda composita, è quella espressa nel proemio della Lumen gentium: segno e strumento dell’unità con Dio e dell’unità di tutto il genere umano da cui nasce la pretesa di universalità, e d’altra parte la storia della Chiesa è storia di santità e anche di peccato, perché due ne sono i coattori, l’uomo con la sua libertà e lo Spirito santo con la sua sollecitazione. È storia di lotta fino allo spasimo contro il male, e fatica del credere e di rinnovare ogni giorno la fede e di annunziarla dinnanzi a tanti linguaggi e culture.

La storia di san Giovanni da Lodi è un frammento di tale storia, lotta contro il peccato nel secolo XI ma anche principio di rinnovamento mediante un manipolo di profeti quali furono i monaci e in particolare gli eremiti del Damiani. Nei giorni successivi, 23 e 24 settembre, le sedute del convegno sono continuate nell’Auditorium dell’hotel Beniamino Ubaldi, nell’approfondimento del tema specifico del convegno “Giovanni da Lodi, monaco e vescovo di Gubbio”. I due poli del percorso si riferiscono a Giovanni da Lodi e a Pier Damiani, il primo autodefinitosi compagno inseparabile di tanto padre e indicato dal secondo come “dilettissimo e uomo di lode cui esprime l’affetto del suo paterno amore”.

Di qui l’ordito programmatico del convegno che ha distribuito i temi e incentrato il dibattito sul duplice versante di Pier Damiani e di Giovanni da Lodi, sullo sfondo delle realtà monastiche e urbane in cui hanno scandito il loro impegno religioso e la loro testimonianza spirituale e culturale. Due essenziali nuclei tematici. Si individua anzitutto il contesto: l’XI secolo, tornante cronologico di assoluto significato nella storia della Chiesa e della stessa societas cristiana, non senza porre in risalto i due scenari in cui si collocano Giovanni e Pier Damiani; e dopo il contesto, i due protagonisti, che dentro quegli ambiti si muovono con grande autorevolezza, sviluppando le loro potenzialità e le loro pulsioni interiori sia nell’esercizio ascetico della vita monastica che nella loro gravosa responsabilità di governo, in un intreccio di luoghi e di funzioni di grande caratura spirituale e culturale.

Il contesto è stato ricreato con grande maestria e ampiezza di orizzonti da Nicolangelo D’Acunto (Università del Sacro Cuore di Milano) in “Giovanni da Lodi fra tensioni riformatrici e vita monastica”, da mons. Ugo Facchini di Faenza in “Giovanni da Lodi organizzatore dello scriptorium avellanita e le opere di Pier Damiani”, da Sandro Tiberini (Perugia) in “Gubbio tra XI e XII secolo”, da Stefania Zucchini (Università di Perugia) che ha ricostruito la cronotassi in “I Vescovi di Gubbio nell’età della Riforma”. Umberto Longo (Università di Pisa) in “La dialettica santo-agiografo in Giovanni da Lodi” tocca vari e interessanti aspetti, la diffusione della Vita Petri Damiani, la scarsa circolazione del testo, il recupero degli umanisti in senso laico, il problema della Regola che, mentre forgia gli ideali degli avellaniti, nello stesso tempo diventa occasione di decadenza perché troppo alto era il picco.

Strettamente legata alla relazione di Longo quella di Barbara Minelli (Lumsa) “Appunti per una biografia di Giovanni da Lodi’ nella rilettura del manoscritto eugubino Vita Sancti Joannis Confessoris. Qui si inseriscono una serie di relazioni relative più direttamente al Damiani”: la relazione di Maria Grazia Fulvi Cittadini (Università di Perugia) “Il ritratto di Damiani nella Vita di Giovanni da Lodi”. La lettura ermeneutica-teologica di Marco Moschini (Università di Perugia) che apre una serie di spiragli a porre il discorso sul piano dichiaratamente filosofico: si rimanda alla linea di Anselmo d’Aosta. La Vita B. Petri Damiani diventa un saggio di ermeneutica di vita cristiana. Edoardo Mirri (Università di Perugia) in “Ascetica e mistica della spiritualità damianea” ha presentato il graduale ingresso ai gradi della paideia, rinuncia ed esercizio delle virtù da esercitarsi nel monastero, fino al monaco in solitudine che nella contemplazione realizza l’uomo nuovo e la pienezza dell’umanità nell’unione con Dio.

Il vescovo emerito mons. Pietro Bottaccioli, nella relazione finale su “San Giovanni da Lodi, discepolo di san Pier Damiani e Vescovo di Gubbio”, ha tracciato con una forte partecipazione personale una sorta di filo rosso che ha determinato un po’ il Convegno con un’accentuazione conclusiva. Al termine la rilettura completa del convegno in ordine alle conclusioni è stata magistralmente fatta da par suo da mons. Cosimo Damiano Fonseca (Accademia nazionale dei Lincei). Hanno presieduto le sedute di studio delle tre giornate Giancarlo Antenna (Università cattolica del Sacro Cuore Milano) che ha pure premesso al convegno una breve ma interessante prolusione, Attilio Bartoli Langeli (presidente della Deputazione di storia patria per l’Umbria), Romano Ugolini (preside della facoltà di Scienze della formazione Università di Perugia), Edoardo Mirri (Università di Perugia).

AUTORE: Pietro Bottaccioli