“Rinascono” a Gubbio biblioteca e archivio dei Canonici regolari lateranensi

La provincia italiana dell’ordine dei Canonici regolari lateranensi (Crl) investe nella conservazione e nella valorizzazione del suo vasto patrimonio librario e documentale. Per questo, ha realizzato una nuova e ampia struttura per salvaguardare tali beni culturali, dotata di un innovativo sistema di scaffalature su binari, capaci di moltiplicare gli spazi per accogliere la grande mole di libri della biblioteca “Agostino Steuco” di Gubbio in Umbria, che così si è ampliata diventando la biblioteca provinciale dell’Ordine. 

L’archivio provinciale – sempre presso la canonica eugubina di San Secondo – ha poi accresciuto i suoi spazi con una nuova sala di studio, con postazioni adeguate per accogliere gli utenti e permettere un libero accesso a Internet. L’ordine ha pensato, in questa maniera, di puntare alla valorizzazione dei suoi beni documentali che riguardano anche la storia e i monumenti della città di Gubbio. Nella città umbra, infatti, i canonici regolari lateranensi risiedevano non solo nell’abbazia di San Secondo ma anche presso l’eremo di Sant’Ambrogio e nella basilica di Sant’Ubaldo dove oggi sono tornati, senza dimenticare il ramo femminile che ha fondato l’importante complesso eugubino di Santo Spirito. 

Sabato 28 agosto, dopo la conclusione del capitolo provinciale dei Canonici regolari lateranensi, proprio nel giorno in cui si festeggia sant’Agostino, patrono dell’ordine canonicale, saranno inaugurate queste nuove sale e strutture, realizzate grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e ai fondi dell’8xMille della Chiesa cattolica. Alle cerimonia inaugurale parteciperanno il vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, l’abate generale dei Crl, don Franco Bergamin, e il sindaco della città, Filippo Mario Stirati.

Gubbio e i Canonici regolari lateranensi

I Canonici regolari lateranensi hanno sempre avuto una vocazione allo studio,  testimoniata dai tanti autori e ricercatori di pregio che sono emersi dalle fila dell’ordine nel corso dei secoli. Parlando solo del ‘900 ricordiamo l’abate Giuseppe Ricciotti (1890-1964) che fu biblista, archeologo e studioso di storia del Cristianesimo. 

Il luogo preposto allo svolgersi degli studi all’interno di una canonica è sempre stato la biblioteca e poi, in seconda battuta, l’archivio. Fin dal medioevo le canoniche erano fornite di biblioteche. La Regola dei Chierici di Pietro Degli Onesti, datata 1114, descrivendo la struttura ideale di una canonica, al libro III capitolo XX, individua le sale funzionali alla vita dei confratelli. In particolare, egli pose l’accento sull’armarium e il sacrarium quali spazi specifici dedicati alla conservazione dei libri in generale, il primo, e alla cura dei libri necessari alle funzioni e al canto sacro, il secondo. 

Oggi la canonica di San Secondo a Gubbio possiede sia una biblioteca che un archivio di pregio, rispettivamente la biblioteca “Agostino Steuco” e l’archivio provinciale “Casa di San Secondo”

Il termine biblioteca deriva dal greco “βιβλιο- ϑήκη”, βιβλιο- è infatti il termine greco che indica “libro”, mentre ϑήκη indica “un luogo di deposito”. Con βιβλιοϑήκαι erano indicati i mobili in cui i libri venivano raccolti, equivalenti agli armaria delle canoniche. Nei secoli, questi spazi sono notevolmente cresciuti fino a diventare biblioteche nel senso moderno. Quindi, in ultima analisi, anche nelle canoniche regolari le biblioteche sono stati luoghi di conservazione di tomi e libri di tutti i generi, per una consultazione aperta a uso esclusivo dei confratelli, prima, e in età contemporanea a una fruizione più ampia. Certamente gli utenti delle biblioteche, dalla seconda metà del Novecento in avanti, si sono sempre più caratterizzati come pubblico di massa.

Dopo i burrascosi anni della Rivoluzione francese e dell’Impero napoleonico, in cui gli ordini religiosi furono soppressi anche in Italia, l’abate generale dei Crl Vincenzo Garofali rifondò nel 1823 la congregazione dei Canonici regolari del SS. Salvatore lateranense. In quel periodo la canonica eugubina fu riportata alla sua gloriosa funzione e così vennero probabilmente recuperati i libri e i documenti della biblioteca e dell’archivio antichi; una parte è oggi conservata presso la sezione di Archivio di Stato di Gubbio.

Quando la situazione si fu stabilizzata – a seguito degli ultimi scossoni subiti dai Crl, a causa della demanializzazione dopo l’Unità d’Italia – venne stilato un Indice Alfabetico dei libri esistenti in questa biblioteca di S. Secondo di Gubbio A.D. MDCCCLXXXVIII, opera di qualche canonico che, con estrema pazienza, elencò ben 1.313 libri con i loro titoli e autori e 515 periodici. Una biblioteca di tutto rispetto per un ordine religioso, arricchita da molti volumi antichi del ‘500 e del ‘600. Cosa incredibile, in quello stesso anno, lo storico eugubino Oderigi Lucarelli, pubblicò il suo Memorie e guida storica di Gubbio dove, nella scheda intitolata Chiesa e Canonica di S. Secondo, accenna all’“Archivio di San Secondo” e alla “Busta 1”, dove sarebbero conservate le memorie autentiche più antiche della struttura monastica, risalenti al XII secolo. Quell’anno quindi costituisce una data certa per ricostruire la storia degli istituti culturali canonicali a Gubbio.

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