I “cessate il fuoco” per coronavirus

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Per chi volesse esercitarsi a cercare un effetto positivo e concreto – terra terra – di questa maledetta pandemia, guardi agli scenari di guerra.

“La furia del coronavirus mostra la follia della guerra” aveva detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e per questo aveva rivolto un appello a sospendere ogni conflitto armato. Invito sostenuto in maniera determinata e determinante da Papa Francesco nell’Angelus di domenica scorsa, con voce interrotta dalla commozione.

Si calcola (International Institute of Strategic Studies) che i conflitti attualmente in corso nel mondo siano 33. Ebbene, nei giorni scorsi gli eserciti irregolari filippini hanno dichiarato un “cessate il fuoco” fino al 15 aprile.

Le Forze di difesa del Camerun meridionale (Socadef), milizia separatista del Paese africano, ha annunciato di sospendere le operazioni per quattordici giorni per consentire alle autorità di effettuare nell’area i test sul Covid-19. In Colombia i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) hanno informato di aver deciso un “cessate il fuoco” unilaterale per un mese. In altri casi il conflitto si è arrestato senza dichiarazioni o patti bilaterali.

Non è un risultato di poco conto!

Tonio Dell’Olio

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