I giovani snobbano l’artigianato

ECONOMIA. Nella nostra regione la scarsa “appetibilità” di questo settore professionale risulta ancora più grave che nel resto d’Italia

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Anche in Umbria i giovani non vogliono fare l’artigiano. Come in altre regioni italiane, non chiedono di diventare falegnami, meccanici d’automobili, parrucchieri per signora, estetisti, panettieri (questi, nell’ordine, i lavori meno gettonati). Un problema reale, secondo le cifre della Confartigianato nazionale. “Nell’anno 2009 – afferma il direttore delle Politiche sindacali di Confartigianato, Riccardo Giovani – all’Umbria sono mancati ben 650 artigiani. In questa regione, peraltro, la difficoltà di reperimento di giovani disposti a cimentarsi in un’attività artigiana, come dipendenti, è ben più alta della media nazionale: infatti se in Italia la difficoltà di trovare un apprendista artigiano è del 25,1 per cento, in Umbria sale al 31,3. Nel Paese, secondo le nostre ultime elaborazioni su dati forniti da Unioncamere e dal ministero del Lavoro, le imprese artigiane non hanno reperito 23.470 lavoratori. I cui posti sono rimasti vuoti, come i 650 dell’Umbria”. Confartigianato: riscoprire “l’intelligenza delle mani” Un’impresa su quattro non trova il suo apprendista artigiano. Perché? Il direttore Giovani parla di due fattori: il primo culturale, il secondo legato allo scarso dialogo fra la scuola e il mondo del lavoro. “Molte – spiega – sono state le critiche all’ultima proposta di legge governativa (lanciata dal parlamentare Pdl, Giuliano Cazzola, con l’appoggio del ministro Maurizio Sacconi; il centrosinistra accusa la maggioranza di fare carta straccia dell’obbligo scolastico, trasformando l’ultimo anno di corso in apprendistato. La legge 1441 è già passata alla Camera, ndr). C’è anche chi ha parlato di sfruttamento del lavoro minorile. Spesso tuttavia – nota – mi capita di guardare, sconsolato, i giovani laureati che lavorano per 500 euro al mese nei call center…”. Gli italiani, secondo il dirigente di Confartigianato, soffrirebbero di pregiudizi. “Sbagliano di grosso – continua Giovani – perché le soddisfazioni economiche e professionali che un artigiano può avere non sono da trascurare. Le famiglie non incoraggiano i figli a fare l’artigiano. Invece, in questo Paese, occorrerebbe riscoprire ‘l’intelligenza delle mani’”. Solo gli stranieriAd essere più intelligenti “con le mani” sono, invece, gli stranieri che riempiono gli spazi snobbati dagli italiani. “Extracomunitari e comunitari non badano se guadagnano con un lavoro manuale o uno intellettuale. A volte, hanno titoli di studio più importanti dei nostri – spiega Giovani – ma sono contenti di guadagnare facendo gli artigiani e aprono le loro imprese”. C’è poi il punto dolente del rapporto fra istituti professionali e il mondo del lavoro. “Per troppi anni abbiamo gestito male la formazione degli apprendisti. Va data più centralità ai bisogni dell’impresa, per sviluppare una formazione di qualità. Ma, per farlo, serve anche la collaborazione dei sindacati”.

AUTORE: Pa. Gio.