I numeri, anzi i volti dell’immigrazione

SOCIETÀ. I dati del “Dossier statistico immigrazione” 2012 di Caritas e Fondazione Migrantes

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Immigrati: i dati in Umbria

In Umbria, secondo il capitolo del Dossier dedicato alla nostra regione curato da Stella Cerasa, vice direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, la presenza degli immigrati è legata perlopiù al lavoro, quindi al contesto economico. Dei circa 101 mila cittadini immigrati regolari presenti in Umbria al 31 dicembre 2011, ne risultavano occupati 54.331, dei quali 42.320 nella provincia di Perugia e i restanti 12.011 in quella di Terni. Per quanto riguarda gli stranieri, nel 2011 a Perugia il saldo occupazionale è risultato negativo di 1.381 unità (una cifra pari al 21,4% del saldo complessivo provinciale), mentre a Terni il saldo immigrato negativo è stato più contenuto (200 unità, corrispondenti all’8,6% del dato globale provinciale). Molti cittadini stranieri scelgono la via del rimpatrio. Altro dato significativo la forte contrazione delle offerte di lavoro per la cura di anziani, malati e bambini: in molte famiglie italiane la presa in carico della persona da aiutare avviene all’interno dello stesso nucleo familiare. È impressionante l’aumento del fenomeno delle badanti che si ammalano o affrontano ricoveri ospedalieri venendo subito dopo licenziate. E poi c’è la difficoltà dei minori figli di immigrati che a causa delle difficoltà delle famiglie spesso vengono ritirati da scuola e rimpatriati. Per quanto riguarda i profughi giunti dal Nord Africa, accolti in Umbria dalla primavera 2011, ricordiamo che le persone ospitate dopo lo scoppio della guerra in Libia sono state 289, di cui 64 donne; 116 sono state accolte dalle otto Caritas umbre.

5 milioni, ma non sono “numeri”

L’Italia è un Paese di immigrati. Siamo a quota 5 milioni: uno su 12 residenti nella Penisola. È uno dei dati della 22a edizione del Dossier statistico immigrazione di Caritas e Migrantes, realizzato dalla cooperativa Idos, presentato martedì a Roma, in contemporanea con altri capoluoghi di regione, tra cui l’Umbria. Il messaggio che il Dossier ha scelto per il 2012 è “Non sono numeri”. Si è voluto così ridare centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone.

Il Dossier ha stimato che il numero complessivo degli immigrati regolari, inclusi i comunitari e quelli non ancora iscritti in Anagrafe, abbia di poco superato i 5 milioni di persone alla fine del 2011. Nel 2011 il ministero degli Affari esteri ha rilasciato 231.750 visti per inserimento stabile, in prevalenza per motivi di lavoro e di famiglia, mentre sono stati circa 263 mila i permessi di soggiorno validi alla fine del 2010 che, dopo essere scaduti, non sono risultati rinnovati alla fine del 2011. I permessi di soggiorno in vigore alla fine dell’anno, inclusi i minori iscritti sul titolo dei genitori e al netto dei casi di doppia registrazione (archivio del ministero dell’Interno revisionato dall’Istat), sono stati 3.637.724.

Da questa base si è partiti per elaborare la stima del Dossier e quantificare, anche con il supporto di altri archivi, la consistenza degli immigrati comunitari che non sono più inclusi nell’archivio dei permessi di soggiorno. Il numero stimato dei comunitari (1.373.000, per l’87% provenienti dai nuovi 12 Stati membri) è stato ottenuto applicando ai residenti a fine 2010 lo stesso tasso d’aumento riscontrato tra i soggiornanti non comunitari nel 2011. I principali Paesi di origine sono risultati: Romania 997.000, Polonia 112.000, Bulgaria 53.000, Germania 44.000, Francia 34.000, Gran Bretagna 30.000, Spagna 20.000 e Paesi Bassi 9.000. La ripartizione della stima totale per aree continentali vede prevalere l’Europa, tra comunitari (27,4%) e non comunitari (23,4%), seguita dall’Africa (22,1%), dall’Asia (18,8%) e dall’America (8,3%), mentre le poche migliaia di persone provenienti dall’Oceania e gli apolidi non raggiungono neppure lo 0,1%.

In Italia la grave crisi ancora in corso tra il 2007 e il 2011 ha provocato la perdita di un milione di posti di lavoro, in parte compensati da 750 mila assunzioni di stranieri in settori e mansioni non ambiti dagli italiani. Anche nel 2011 gli occupati nati all’estero sono aumentati di 170 mila. Attualmente gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni e rappresentano un decimo dell’occupazione totale. Nello stesso tempo tra gli stranieri è aumentato il numero dei disoccupati (310 mila, di cui 99 mila comunitari) e il tasso di disoccupazione (12,1%, quattro punti più in più rispetto alla media degli italiani), mentre il tasso di attività è sceso al 70,9% (9,5 punti più elevato che tra gli italiani). Gli immigrati sono concentrati nelle fasce più basse del mercato del lavoro e, ad esempio, mentre tra gli italiani gli operai sono il 40%, la quota sale all’83% tra gli immigrati comunitari e al 90% tra quelli non comunitari. Motivati dal bisogno di tutela, sono oltre 1 milione gli immigrati iscritti ai sindacati, con una incidenza dell’8% sul totale dei sindacalizzati e del 14,8% sulla sola componente attiva.

Anche il settore agricolo, scarsamente attrattivo nei confronti degli italiani, per molti immigrati costituisce una prospettiva di inserimento stabile (allevamenti e serre) o un’opportunità limitata a determinati periodi dell’anno (lavoro stagionale) o quanto meno al momento dell’ingresso, al punto che l’agricoltura è stato il solo settore ad aver registrato, per gli immigrati, un saldo occupazionale positivo.

Altri settori per i quali il contributo degli immigrati continua a risultare fondamentale sono l’edilizia, i trasporti e, in generale, i lavori a forte manovalanza. Dai dati messi a disposizione dalle organizzazioni delle cooperative, risulta che gli immigrati incidono per oltre un sesto nelle cooperative di pulizie e per oltre un terzo in quelle che si occupano della movimentazione merci.

I rifugiati

Nel 2011 nel modo sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri Paesi, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26,4 gli sfollati interni. Nello stesso anno sono state presentate 895 mila domande di asilo: di esse, 277 mila sono state presentate nell’Ue, con 51 mila casi in Francia (primo Paese) e 37.350 in Italia. Nel nostro Paese, dal 1950 al 1989 sono state 188 mila le domande d’asilo e dal 1990 (anno di abolizione della riserva geografica) fino al 2011 se ne sono aggiunte circa 326 mila (archivio del ministero dell’Interno) per un totale, dal dopoguerra ad oggi, di oltre mezzo milione. Nel 2011 le domande sono state presentate in prevalenza da persone provenienti dall’Europa dell’Est e dal martoriato Continente africano; quasi un terzo (30%) delle domande prese in esame (24.150) è stato definito positivamente. Gli sbarchi dal Nord Africa, confluiti per lo più nell’isola di Lampedusa, hanno coinvolto circa 60 mila persone, in partenza prima dalla Tunisia e poi dalla Libia (28 mila).